Linea d'ombra - anno XV - n. 124 - aprile 1997

•• Megliopulpchekitsch Nella cultura del nootro tempo, di uronte ai ritardi del midcult, bioogna rivendicare l'intelligenza e la varietà della "cultura di maooa", che da anni propone temi, otili, problemi di generazioni che non credono ai meooaggi della cultura uuuiciale ' IE utile ricordare una considerazione fatta più volte: non siamo contro la "cultura di massa" per principio, sappiamo e vogliamo distinguere all'interno della cultura di massa le cose che elevano il livello culturale delle masse, quello che lo lasciano dove l'hanno trovato, e quelle che lo abbassano e avviliscono. Semmai, ci ripugna il concetto di "massa", che ha origini e usi di sinistra come di destra, perché, come diceva un maestro, "si chiama massa ciò che in realtà è diminuzione". Non ci può invece ripugnare l'idea di una cultura diffusa ovunque per merito di nuovi mezzi e nuove comunicazioni: un esempio per tutti, quello di Chaplin che_grazieal cinema muto poté "parlare" ed esser capito da ricchi e poveri, colti e analfabeti, occidentali e orientali, adulti e bambini. Come potremmo essere contro questa possibilità, che mai prima del nostro secolo poté essere data all'arte e all'artista? Perfino nella cultura più "bassa", abbiamo saputo trovare ieri e ancora oggi, quando ben pochi vi si chinavano, non la "monnezza" che vi cercano gli esteti del brutto, ma perle di sensibilità e di invenzione, in grado di dialogare senza troppa fatica, diceva Virginia Woolf, con la cultura alta, mentre il nemico di entrambe è sempre stato ed è tuttora la cultura media, quel mid-cult o midd/ebrow che oggi è rappresentato, per esempio, dalla mistificazione tamariana, parodia di temi grandi e necessari affrontati con superficiale scaltrezza e di fronte al quale è certo preferibile il fenomeno "pulp", che cerca di rispondere a esigenze non solo provvisorie e non solo, anche se spesso sì, di mercato. Meglio il pulp che il kitsch!, anche quando si fa prodotto di consumo transitorio, sponsorizzato dai media nella loro, questa sì, bassa e bassissima smania di esserci e provocare. Il bello delle mode è che muoiono ormai molto presto, e che una nuova leva di "cannibali" fa fuori la precedente in tempi assai brevi. Ma sarà un caso se la collana einaudiana "Stile libero" dedicata alle culture e ai problemi dei giovani pubblichi dopo una mediocre antologia di giovani cannibali, presentata con enfasi aggressiva, una guida al volontariato per quei giovani che vogliono impegnarsi in qualcosa di utile non solo a sé, abbandonando le fantasie distruttive per le pratiche costruttive? I tallonatori di mode, gli insidiatori di giovani portafogli sanno quello che fanno, e seguono tutte le piste, tutte le possibilità. Quel che importa è il successo e il denaro, o meglio: il successo cioè il denaro. Ancora una volta la differenza, che è enorme, è tra una ricerca di espressione necessaria e una siliconata. E una ricerca necessaria è necessariamente quella di chi non accetta lo stato di cose presente e i limiti alla libertà dell'uomo; e cerca nell'espressione (e nelle pratiche) la possibilità di affermare quanto altrove gli è impossibile affermare: un disagio, una sofferenza, una comprensione, una ricerca, un bisogno di comunicazione di condivisione di scambio, un'utopia ... Quanto alle forme di codeste ricerche, esse sono guidate solo dalla capacità di esser libero dell'artista e dalla capacità di essere uguale e diverso tra altri uguali e diversi del "volontario", del militante per un ordine di giustizia. Nella cultura del nostro tempo, di fronte ai ritardi del mid-cult, pur quando ammantato di finezze da letterati e di piccole megalomanie, c'è da rivendicare ancora una volta l'intelligenza e la varietà della "cultura di massa" che da anni, da decenni, ha proposto quei temi stili problemi su cui oggi si affannano generazioni che non credono ai messaggi della cultura ufficiale del nostro paese e non solo di quello.

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