Linea d'ombra - anno XV - n. 123 - marzo 1997

La scuoto ancora, con un fazzoletto le pulisco la faccia imbrattata. "Non è successo niente, amore, siamo salvi, hai capito, salvi, non vedi, siamo salvi ... Aspettami qui un attimo, vado a vedere che è successo a quel ragazzo ..." Ludovica si accende in faccia, mi s'aggrappa alle spalle: "Dove vai?, no, non andare ..." Resto interdetto a guardarla. "Ma sta male ... Fammi vedere eh' è successo ..." "No, no, non andare!" "Aspettami solo un attimo, su, non fare così ..." Scendo dalla macchina, Ludovica mi viene dietro. Avanziamo circospetti, furtivi verso l'orlo del fossato. Dabbasso arrivano i gemiti del ragazzo frammisti a conati. "Dio, s'è spaccato la testa ..." Il ragazzo sta vomitando. È bocconi, di spalle, una ferita verticale gli incide la nuca. Ludovica mi afferra per le spalle e mi trascina indietro. "Non farti vedere. Andiamo via, andiamo via, ti prego ..." "Ma perché?" "Come perché? L'abbiamo investito, se ci denuncia ..." Mi lascio trascinare ine1te fino alla macchina e prendo posto dalla parte del passeggero. Ludovica sta per accendere il motore quando un camion passa lento sulla strada seguito da una coda d'una decina di macchine che non riescono a superarlo e suonano i clacson a tutto spiano. Ludovica si china per non farsi vedere: "Che fai? Abbassati, e abbassati accidenti ..." "Ma perché?" "Perché sì." Partiamo senza scambiarci parola per una decina di minuti. Ora sono io che guardo il mio profilo riflesso sul finestrino. Foto Graziano Bartolini Trattadal volume: Cubo Bianco y Negro. STORIE/CARRARO 71 Sembra quello di un altro. I conati e i gemiti del ragazzo mi rimbombano nella testa, non c'è verso di scacciarli via. "Doveva star male parecchio ..." Ludovica mi accarezza una gamba: "Non avevamo scelta. Se lo soccorrevamo, sai che succedeva?" Assento con la testa. Ricambio il suo gesto affettuoso. Dalla mia parte adesso scorrono casette abusive, scompagnate e I 'indicazione stradale tutta sto1ta per Maccarese. Sulla sinistra invece una sfilza di giostre e capannoni inghiottita dal buio di una pineta. "Avremo qualche segno davanti. Ci hai guardato?" mi fa, indicando il muso dell'auto. "No, io no." Accosta poco dopo al lato della strada, presso una viuzza sterrata che si ingolfa in un tunnel di canneti e alte sterpaglie per poi risalire su un poggio dominato da un grosso cascinale. Smontiamo tutti e due. Ci sono danni consistenti su tutta la parte anteriore della carrozzeria: ammaccature profonde sul cofano, sul paraurti, un faro rotto, un tergicristallo spezzato, incrinature sul vetro. Ma non è tutto. Stavolta sono io che rischio di svenire. Ludovica mi abbraccia. "Calmati, amore, calmati ... Puliamo subito tutto, non ti preoccupare." "Ma come, come?, hai visto che roba ..." "Dobbiamo farlo. Dai, forza ..." Mi sbarra addosso due occhi intrepidi, sovreccitati, che quasi mi fanno paura: "Hai fiducia in me?" "Sì, certo." Si avvia verso la macchina, prende le chiavi dal cruscotto, apre il portabagagli posteriore.

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