Linea d'ombra - anno XV - n. 123 - marzo 1997

Carlos Xime11es Belo UN'IDENTITA IN PERICOLO IncontroconPiergiorgioPescalieHiguchiYasuko 28 novembre 1975: dopo la decisione del Portogallo di rinunciare alla propria sovranità sulla colonia di Timor Est, un piccolo possedimento di 14.500 kmq, nel Mar della Sonda, il Fretilin (Fronte di Liberazione di Timor Est, il partito di maggioranza) dichiara l'indipendenza del territorio, che confina a ovest con l'Indonesia. Dieci giorni dopo, il 7 dicembre 1975, le forze navali e aerei di Jakarta, invadono la neonata repubblica occupandone l'intera superficie. A nulla valgono le proteste del Portogallo e della Repubblica Popolare Cinese al Palazzo di Vetro dell 'Onu: l'Indonesia giustifica l'invasione dicendo di essere stata invitata ad intervenire dagli stessi timoresi. Una giustificazione che ricalcava esattamente quella data dagli Usa per il loro impegno in Yiet Nam e che, da li a pochi anni, darà l'Urss per l'occupazione dell'Afghanistan. Mal 'Indonesia di Suharto va ben oltre: il 29 giugno 1976 dichiara, senza alcuna consultazione popolare, Timor Est la ventisettesima provincia della repubblica. Oggi, a vent'anni di distanza da quel fatidico 7 dicembre, la situazione nell'isola è drammaticamente peggiorata. Tra l'indifferenza del mondo, tra 100 e 200.000 timoresi (su una popolazione totale di 700.000 persone) sono morti a causa del conflitto che ancora imperversa sul territorio ed a causa delle malattie e delle torture inflitte da un governo militare tra i più crudeli della terra, che già alla metà degli anni Sessanta aveva massacrato 5-600.000 militanti comunisti, nonché migliaia di indipendentisti dell'Iran Jaya. Uno dei più tenaci difensori dei diritti del popolo timorese è il vescovo di Diii, Carlos Ximenes Belo, sicuramente la voce più ascoltata a livello internazionale e vera spina nel fianco del governo di Jakarta. Siamo andati ad intervistarlo nella sua residenza nel centro della capitale est-timorese. Come è mutata la situazione di Timor Est a vent'anni esatti dal 'invasione indonesiana nel 'isola? Siamo colonizzati sotto ogni aspetto. Le case assumono sempre più l'architettura giavanese; i ragazzi cantano e danzano usando termini, toni, gesti giavanesi. E più il tempo passa, più la situazione peggiora. Occorre, a questo punto, chiedersi cosa significhi mantenere l'identità culturale, storica e religiosa di un popolo Sulla questione politica timorese si fronteggiano il governo indonesiano che auspica l'annessione della regione, e le organizzazioni internazionali,favorevoli ad un referendum popolare sul futuro di Timor Est. Come si pone la Chiesa locale tra questi due estremi? Ci si deve domandare quale Chiesa. La Chiesa del popolo è divisa nel suo interno. Anche coloro che lottano per l'integrazione all'Indonesia sono membri della Chiesa. Ma la chiesa ufficiale, il Vescovo, è neutrale; noi continuiamo a ripetere da vent'anni che è il popolo che deve decidere il proprio futuro, e questa possibilità non gli è mai stata data. Ma nella vostra neutralità, Giacarta vi accusa di appoggiare il movimento indipendentista. DALL'INDONESIA/TIMOR EST 69 FotoPiergiorgioPescali. Certamente! Dal 1975 ad oggi siamo stati sempre accusati dal governo indonesiano di essere Chiesa comunista. Chiesa "rossa", Chiesa che appoggia l'antiintegrazione. Ma, dall'altra parte, siamo accusati dei timoresi stessi di esserci venduti agli indonesiani perché non parliamo apertamente dell'indipendenza. La cospicua presenza militare nel!' isola, è veramente giustijzcata con il pericolo di un'insurrezione armata da parte del Fretilin? Questo lo affermano i militari, che a Timor Est hanno eno1mi interessi economici. la guerriglia esiste tuttora, ma è dal 1983 che le stime ufficiali indicano in 200 il numero dei combattenti: sembra che non muoiano, non spariscano ...sempre 200. Ma, anche se fossero davvero 200, questo non giustifica la presenza di 16 Battaglioni ed un numero sconosciuto di agenti segreti. Penso piuttosto che la presenza militare sia dovuta anche alla paura che hanno del popolo timorese. La mentalità e l'identità dei giovani nati dopo il 1975 è differente da quella delle precedenti generazioni? Assolutamente no! Anche loro accettano l'assoggettamento ali 'Indonesia. A Diii abbiamo visto un gran numero di uffici pubblici. Chi ci lavora e chi ha i posti dirigenziali? I capi son tutti indonesiani. I timoresi che vogliono concorrere ai pochi posti a loro disponibili sono obbligati a sostenere test-interrogatorio sul loro passato politico, sulla loro eventuale partecipazione alla manifestazione del cimitero di Santa Cruz e il loro rapporto con Fretilin. Quale è, quindi, la via d'uscita per una soluzione pacifica a Timor Est? Una reazione internazionale! Se non si leva una protesta - ed in questo senso la Chiesa ufficiale ha una certa colpa perché tace - diventeremo indonesiani sotto ogni aspetto. Voi venite dall 'Italia: che ha fatto l'Italia per Timor Est? È vero, i timoresi sono solo 700.000 persone, ma questo piccolo popolo desidera preservare la propria identità culturale, religiosa e storica e che gli vengano garantiti i diritti umani ed il diritto all'autodeterminazione. Chiede troppo?

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