Linea d'ombra - anno XV - n. 123 - marzo 1997

me dell'esperienza del mondo (e la mortificazione che ne consegue) è uno sforzo che è stato fatto ma che va fatto ancora più capillarmente. Più chiaramente: per una rivista che vuole fornire materiali, lavorare ai fianchi, aggiustare il fuoco è più importante studiare la figura di un giovane funzionario di partito (magari molto periferico, magari incontrato fuori dalla sede in cui esercita il suo ruolo) che trarre conseguenze sulla politica culturale del congresso del Partito democratico della sinistra, è più importante il ritratto "dal vivo" di un giovane che si riconosce nella "nuova destra" che sdottrinare sul fallimento della sinistra, è più importante sapere - direttamente da loro - di cosa parlano (e dove e se si frequentano) gli scrittori romani della nuova generazione piuttosto che aspettare la trasmissione televisiva che stolidamente li aggruppa. Non solo. "Linea d'ombra" ha coltivato l'amore se non la pratica del reportage: come spesso accade la parola si è consumata prima ancora di vedere diffondersi l'azione che ad essa corrisponde. Forse anche per un deluso investimento sulle dimensioni: o il reportage è "grande" o non vale la candela. Sono convinto che una rivista come questa può - e con profitto - esercitare l'arte del "piccolo reportage", la perlustrazione a segmenti della realtà sociale. Di questi e altri propositi si nutre il nuovo progetto della rivista. Per quanto concerne la critica letteraria in senso stretto una rivista come "Linea d'ombra" deve funzionare come la centrale elettrica di cui parlava Walter Benjamin ("Le correnti spirituali possono raggiungere una pendenza abbastanza ripida perché il critico possa installarvi la sua centrale elettrica."). Non è detto che i fenomeni culturali di cui siamo testimoni siano rilevanti, ma, a una certa distanza (non meramente temporale) da essi, possiamo cogliere - se ce l'hanno - una forza di scorrimento che, presi alla fonte, non sarebbe valutabile. È necessario rammentare che lo "stare a valle" non è meno significativo del ruolo di vedetta che certamente ci piace di più, ci stimola di pìù, ci impegna di meno. In tal senso hanno funzionato i nostri dossier, e in tal senso può funzionare anche la stessa pratica della recensione, una volta svincolata da quella sorta di esercizio di "protezione artistica" che, per molti aspetti, è venuto trasformando il rapporto fra le pagine culturali e lo scrittore in una relazione analoga se non simile a quella vigente nel mercato dell'arte dove artista, opera, gallerista e critico partecipano allo stesso businnes. L'inattualità salutare di una rivista letteraria è quella di non cedere, anche con un po' di cocciutaggine, al fascino del caos, alla indifferenza nei confronti della storia, alla conclusione, apparentemente ineluttabile, secondo la quale "la tecnologia regola l'esperienza". Siamo esposti alle "schegge di tutti i veri" di cui parla Eugenio De Signoribus in uno dei più importanti volumi di versi apparsi nell'ultimo decennio (Istmi e chiuse), sullo sfondo di "stazioni terminali del novecento". Ecco, si tratta di capire cosa vogliamo fare di quelle "schegge". Certamente non bearsi di fronte allo spettacolo di tanta pirotecnia. Né cercare un riparo. PremioRiccioneper il teatro 44ma edizione "per un teatro d'autore" Si apre il concorso alla 44 edizione del Premio Riccione 1997: il Premio Riccione per il Teatro viene attribuito ogni due anni ad un'opera originale di autore italiano mai rappresentata, come contributo allo sviluppo della drammaturgia contemporanea. Il premio è aperto a tutte le forme di prosa e non esclusivamenteal teatro di parola. Non sono ammesseopere tradotte da altre lingue. Si festeggia quest'anno il Cinquantenario del Premio e per l'occasione possono partecipare gli autori che abbiano già conseguito il primo premio in precedenti edizioni. Sono peraltro escluse dalla selezione le opere già inviate a precedenti edizioni del Premio o già premiate o anche soltanto segnalate in altri concorsi. La giuria per il 1997 è così composta: Franco Quadri (presidente), Giorgio Amitrano, Isa Danieli, Elena De Angeli, Piera Degli Esposti, Mario Fortunato, Cesare Garboli, Maria Grazia Gregori, Egisto Marcucci, Enzo Moscato, Luca Ronconi, Renzo Tian, Patrizia Zappa Mulas. Segretaria Maroly Lettoli. Un premio di produzione per concorso alle spese di allestimento sarà attribuito al progetto di messinscena dell'opera vincente. Sono inoltre previsti il PremioSpecialedellaGiuriaintitolato a PaoloBignami e il premio intitolato FondazioneCassadi Risparmiodi Rimini che sarà destinato a un'opera particolarmente significativa per i suoi valori di attualità e le prospettive di evoluzione drammaturgica. Verrà anche attribuito annualmente il Premio Speciale "AldoTrionfo", al di fuori del concorso, a quei teatranti, artisti della scena o della pagina, singoli o gruppi, studiosi o tecnici, che si siano distinti nel conciliare gli opposti, coniugando la tradizione con la ricerca. I copioni in dieci esemplari dovranno pervenire alla segreteria del Premio Riccione presso: Municipiodi Riccionev,ialeVittorioEmanuelIel, 2 - 47036 RiccioneR,Nentroil 15maggio1997. AssociazioneRicccioneTeatrovialeVittorioEmanueleIl, 2 - 47036 Riccione- tel./fax 0541/ 693384 - 692124 s

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