DALL'INDONESIA 67 TIMOREST, UNA GUERRADIMENTICATA LA LIBERTÀNEGATA COLONIALISMOEASSIMILAZIONE CULTURALE PiergiorgioPescali Indonesia: un immenso arcipelago di 14.000 isole sparse su un'area di 3.270.000 kmq.; rievocare nella mente il nome, rimanda l'immediata associazione di immagini idilliache: le spiagge di Bali, il Borobudur di Giava, i batik di Yogykarta, i Toraja di Sulawesi. Ma, mentre flotte di turisti si beano al sole tropicale o si addentrano, novelli Indiana Jones, tra i ampi sentieri che portano ai villaggi tribali, in altre isole della nazione si stanno consumando drammi umani che svelano un aspetto ben diverso di questa repubblica che, poche settimane fa, ha festeggiato con imponenti cerimonie, il 50° anniversario della propria indipendenza. Ma "chi ha avuto la grazia di ottenere la libertà, deve anche saper rispettare la libertà degli altri popoli", dice Carlos Ximenes Belo, vescovo di Timor Est, alludendo alla tremenda repressione in atto sul territorio da parte delle autorità indonesiane ai danni della popolazione timorese. È infatti qui, in questa piccola isola del Mar della Sonda occupata dal 1975 dall'esercito di Giacarta, che una sanguinosa guerra sta sconvolgendo la vita dei suoi 700.000 abitanti. L'odissea della nazione timorese è iniziata alla fine del 1974, quando iI Portogallo annunciò l'intenzione di rinunciare al proprio possedimento in Estremo Oriente. A rappresentare le diverse tendenze politiche dei timoresi, nacquero tre partiti: I' Asdt (Associazione Socia) Democratica Timorese), che successivamente cambiò nome in Fretilin (Fronte Timorese di Liberazione Nazionale), il quale, propugnando l'ideale di una nazione timorese di orientamento socialista, raggruppava la maggioranza della popolazione; l'Udt (Unione Democratica Timorese), favorevole ad uno Stato ad ispirazione capitalista, e l'Apodeti (Associazione Popolare Democratica dei Timoresi), la fazione pro-integrazione all'Indonesia, che riscuoteva ben pochi consensi. L' 11 agosto 1975 I'Udt assunse il comando del governo con un colpo di stato, immediatamente osteggiato dal Fretilin. Da qui ne sorse una guerra civile che, in un solo mese costò la vita a più di mille persone, e alla fine risoltasi con la vittoria del Fretilin, il quale, il 28 novembre 1975, proclamò l'indipendenza di Timor Est. Ma la nostra repubblica ebbe effimera vita: il 7 dicembre, solo dieci giorni dopo l'annuncio d'indipendenza, la marina miliFotoPiergiorgioPescali. tare indonesiana attaccò il porto di Diii, affrontando pressoché l'intera flotta timorese i cui resti, lasciati come monito a chiunque osi fronteggiare il "colosso" indonesiano, sono tuttora visibili sul lungomare. I carri armati di Giacarta occuparono le strade della capitale e dei maggiori centri della regione, mentre in tutta la nazione iniziò immediatamente una caccia ali 'uomo: chiunque fosse solo sospettato di avere collusioni con membri del Fretilin veniva ucciso o incarcerato, torturato, interrogato. Dopo aver espulso gli stranieri presenti, le frontiere vennero chiuse impedendo a chiunque di entrare ed uscire. Da questa immensa camera stagna nulla trapelava, se non qualche sporadica notizia pervenuta dai missionari ancora presenti o pubblicata su qualche giornale thailandese o australiano. Nelle Nazioni Unite, solo in Portogallo e la Repubblica Popolare Cinese protestarono energicamente nei confronti dell' In-
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