fiuto, per esempio, quello che parla del "nostro" in contrapposizione all'"altro", quando il folclore è usato a scopi nazionalistici. Béla Bart6k diceva che la musica più pura in Ungheria era la musica della giovane minoranza rumena, attaccata, all'epoca, da tutti i nazisti-nazionalisti. Fu costretto a scappare dall'Ungheria. C'era già l'idea della "razza pura"; lui la contestò. Da un lato occorre fare un processo affinché gli indigeni si approprino della loro musica, anche in termini di diritti d'autore; dal1'altro c'è da mettere in relazione (e questo lo fanno i grandi musicisti boliviani) tutta questa musica alla musica contemporanea, usando questa musica come modello, come fonte di ispirazione. C'è un'orchestra di musica contemporanea che suona con strumenti andini, precolombiani. Esperimenti molto interessanti. Da un altro lato ancora c'è da conoscere tutto, e creare nuova musica. Il nostro Canzoniere del mondo è un po' una parodia: il lavoro che sta alla base è stato quello di abbinare dei "timbri" diversi, per cui un timbro del Sud del Cile corrisponde a quello dello yodel. Quindi abbiamo trovato il trucco teatrale che fa vedere perché si fanno concorrenza, e poi anche l 'interscambio culturale, per cui allo yodel altoatesino risponde lo yodel boliviano. Tutti si stupiscono che un boliviano canti uno yodel, mentre nessuno si stupisce che un italiano canti una canzone andina, perché esiste un atteggiamento, in fondo, anche se non vogliamo, di razzismo culturale. Il ricorso alla musica in Ubu in Bolivia è totalmente differente dal suo utilizzo in/ sandali del tempo. In Ubu è tutto un uso onomatopeico e di leitmotiv. C'è quasi un commento sonoro a ogni azione: a un colpo a terra corrisponde un colpo di tamburo, un po' come all'Opera di Pechino. In/ sandali del tempo è molto diverso: la musica crea atmosfere. Un 'atmosfera provoca una musica e una musica si fonde con l'atmosfera, costantemente. "Lo scemo del villaggio è qualcuno di cui tutti ridono, ma di cui tutti hanno bisogno, che ogni tanto dona la parola rivelatrice": sono sue parole. Lei ha anche detto: "La scena è il luogo dove si interroga l'universo". È come se le risposte arrivassero quasi per sbaglio. Non volute, ti sorprendono come lo sghiribizzo di unfolle. L'imprevisto è la cosa più importante quando lavori. Di questo però devi accorgerti. Noi abbiamo un sistema di improvvisazione per lavorare sull'imprevisto, per recuperano sempre, per cercare di setacciare la sabbia perché ne resti ogni tanto qualche pepita. Il lavoro di ricerca non è orientato solamente alla ricerca in se stessa. L'imprevisto sulla scena è quello che ti da ciò che non hai voluto e che hai scoperto. El tonto del pueblo è anche il titolo della rivista cui prima hai accennato, pubblicata dal Teatro de Los Andes col supporto di un editore boliviano. Può dirci qualcosa a proposito? Ho trovato un editore che ha accettato di correre il rischio di perdere soldi. In realtà non li perde: il primo numero è esaurito, il secondo ha un buon volume di vendite. È una rivista specifica di arti sceniche. Ne editiamo 1200 copie ed esce ogni sei mesi. Voglio che sia una rivista non di attualità, ma che sia importante anche se qualcuno la leggerà tra un anno. Faccio una rassegna di quello che è stata la ricerca teatrale attraverso scritti anche non conosciuti in spagnolo. Provo anche a pubblicare le nuove ricerche. Vuole essere inoltre una rivista polemica, che recuperi la memoria, e dev'essere infine pedagogica, anche se questo è in contraddizione con la parte della ricerca, ma dobbiamo affrontare questa contraddizione. Pur riconoscendo di non avere un meTEATRO/BRIE 59 più inesperti, più incolti, possano prenderle e tradirle, usando gli articoli a modo loro. Cosa ha sentito in Europa? Un'enorme attenzione e una grande commozione da parte degli spettatori. Non mi aspettavo tanto calore e stupore. Avevo molta paura che non capissero. Sono molto contento. Abbiamo avuto, tranne pochissime eccezioni, sempre tutto pieno. Significa che dici qualcosa di necessario. Qui al Crt è stata molto forte la partecipazione dei giovani. todo, abbiamo idee, e dobbiamo esporle affinché altri giovani, Teatrode LosAndes "Ubu in Bolivia".CesarBrie.
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