Linea d'ombra - anno XV - n. 123 - marzo 1997

56 TEATRO/BRIE César Brie IL LUOGO DELLACOMMOZIONE Incontro con VincenzoMaria Greggia Quasi al termine di una lunga tournée italiana, nella quale ha presentato una rassegna di quattro spettacoli dal titolo Lo scemo del villaggio, i/ Teatro de Los Andes si prepara a tornare in Bolivia, a Yota/a. Nel piccolo villaggio del 'altipiano andino, il gruppo fondato da César Brie lavora da 1991 in condizioni di assoluta autonomia grazie ali' organizzazione di un teatro~fattoria, che assicura le necessarie risorse alla ricerca artistica. Brie, dopo aver lasciato il Sudamerica per motivi politici e dopo unaformazione essenzialmente europea, nella quale ha avuto parte anche l'incontro con I' Odin Teatret, e particolarmente con la figura di !ben Nagel Rasmussen, ha fatto ritorno al continente di origine, scegliendo un paese per molti versi integro, dove la ormai ubiqua occidentalizzazione non ha leso le origini popolari della tradizione andina. A queste origini, matrici di un sapere vitale e di una memoria che si affida a riti e consuetudini autoctone nella necessità di una sopravvivenza, il Teatro de Los Andes unisce il portato della cultura europea. In questa prospettiva, il passaggio dalle strade dissestate e povere della Bolivia, dalle rappresentazioni preparate con pochi mezzi in piazze di paese, alla partecipazione al Festival di Santarcangelo, consueto appuntamento del teatro italiano di ricerca, è segno di una raraflessibilità e di una dijj,cile composizione tra opzioni eterogenee. Incuriosito da questa particolare idea di "teatro popolare" e dalla figura di César Brie, incontro quest'ultimo nelle stanze di un teatro milanese. Innanzitutto vorrei chiederle qualcosa sulla scelta della Bolivia, preferita al suo paese cl' origine, l'Argentina, che considera, in parte, "un'Europa impoverita e isterica". Il lavoro del Teatro de Los Andes in America Latina è iniziato nel 1991. Come mai un apparente isolamento dal contesto occidentale, pur essendo la sua una.formazione in prevalenza europea? Non è un isolamento. Sapevo che dovevo fare una nuova migrazione, non mi era più possibile tornare in un posto da cui ero stato da troppo tempo lontano, e ho scelto un paese che fosse ancora una volta diverso dal mio. In questo senso, la Bolivia mi offriva la possibilità di incontrare tutto l'altro lato del l'America Latina che conoscevo poco, il lato indigeno, una cultura meticcia, dove convivono diverse culture. Questa è stata una delle ragioni della scelta della Bolivia. Un'altra è che una parte della mia formazione reagisce al sociale e perciò sentivo che li aveva senso fare qualcosa. Mi attraeva la difficoltà. Nessuno faceva ciò che io cercavo di fare, per cui ero costretto a inventarlo. Non volevo continuare con il teatro che avevo fatto in precedenza, e in Bolivia potevo tentare di realizzare i miei progetti col denaro che avevo raccolto. Infine, determinante è stato scegliere un paese in cui credessi che per un po' di anni non ci sarebbe stata violenza di tipo politico. Teatrode LosAndes. /" / La interessava particolarmente, mi pare, un avvicinamento alle tradizioni popolari intese come autentica memoria di un luogo. Desideravo vedere una forma diversa di risolvere le cose, gli aspetti quotidiani della vita e gli aspetti culturali, per poterli confrontare. La Bolivia rimane comunque un paese in cui l'Occidente esiste. Gira spesso un idea mitizzata e irreale della Bolivia, dove invece è possibile vivere come un piccolo borghese occidentale in qualsiasi città di discrete dimensioni. Devi soltanto fare un grosso allenamento all'insensibilità. Quale crede sia la relazione tra povertà, ricchezza e tradi- . ? ztone. Un paese isolato, di poche risorse economiche, con pochi mezzi di comunicazione, tende a conservare meglio una cultura tradizionale, mentre un paese ricco tende a trasformarla. È il prezzo del progresso, che da un lato distrugge, dall'altro crea nuove forme. In Bolivia convivono ambedue gli aspetti, e io mi interesso di entrambi, riconoscendo ciò che è tradizionale e cercando comunque di andare avanti. Considero il mio un teatro di ricerca, non semplicemente popolare. Solitamente lei afferma con una felice espressione che "professionista è colui che professa le proprie motivazioni". Trovo in questo un richiamo ali' integrità e a un impegno etico del/' artista, che va al di là di riflessioni solamente estetiche. Può aggiungere qualcosa a tale proposito?

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