Linea d'ombra - anno XV - n. 123 - marzo 1997

"Lamortedi Cesare"(l 793-1799 ca ) di VincenzoCamuccini. globa in sé proprio per sfuggirgli. Anzi, per sfuggire al teatro, lo assume in sé due volte, lo ripete e lo supera, dichiarando e quindi raddoppiando la sua corruzione. Così, paradossalmente, se ne libera attraverso un procedimento omeopatico, visto che l'artificio del teatro viene incamerato e rigettato nello stesso tempo, viene sfruttato perché utile alla verità del discorso, e additato come finto, corrotto, nocivo. Ne nasce un discorso di verità, eseguito con perfetta e consapevole teatralità: per esempio, l'orazione di Antonio, che è il picco teatrale, il punto più efficace e più duro del Giulio Cesare. Forse proprio perché è, in sintesi, una buona messa in scena della retorica. TEATRO/RAFFAELLOSANZIO S3 Morte di Giulio Cesare: il teatro e il rito. L'idea che di solito si ha del Giulio Cesare è che sia un testo sul potere, ma non è così semplice. E forse non è affatto così, dato che Cesare più che uomo di potere è un uomo del potere: sta al centro del potere ma è anche il più sospeso, il più lontano dal potere. Leggendo il testo di Shakespeare si scopre che Cesare è più la vittima che il motore del potere; bisognerebbe parlare di testo sulla "microfisica del potere" poiché nel Giulio Cesare si coglie l'operazione buia, sotterranea, direi acefala del potere, dove tutto converge e tutto congiura verso una morte che è densa di tratti primitivi ritualistici. È il dramma dell'uccisione rituale del Re, così com'è descrit-

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