48 ECONOMIA CUBANA/ AIROLDI l'anno dei balseros che tentano di raggiungere la Florida su zattere più o meno di fortuna e dei disordini di agosto. Dopo aver evitato l'esplosione sociale, che mai negli ultimi 35 anni era parsa tanto vicina, il governo cubano adotta importanti misure. Si aprono il mercato agricolo e il mercato artigianale e industriale, nei quali i prezzi "liberi" rimarranno inchiodati a livelli proibitivi per molti cittadini, data la forte presenza d'intermediari e l'interesse dei contadini a mantenere scarsa l'offerta. li lavoro per conto proprio, rimasto marginale a partire dalla massiccia campagna di nazionalizzazioni del 1968, viene esteso a nuove professioni affinché offra beni e servizi che lo stato non può erogare, e perché rappresenti un'alternativa alla disoccupazione che coinvolgerà pare fino a 800.000 lavoratori. E così il cosiddetto merolico, il venditore ambulante clandestino, è diventato cuentapropista, con guadagni legali superiori a quelli di un chirurgo. Emerge così una struttura economica informale già consolidata. Dalle classiche attività di autista, falegname, calzolaio eccetera, si arriva al messaggero, il fotografo, e soprattutto al merendero. Sono in particolare i chioschi che vendono frullati, dolci, fritture e altri alimenti a cambiare rapidamente il volto delle città. In pochi mesi compaiono carretti agli angoli delle strade, vengono costruite piccole caffetterie, spesso all'interno delle stesse case di residenza. li decreto del giugno 1995, che legalizza i ristorantini privati (paladares) con non più di 12 posti, ha reso ancor più evidente il fenomeno. I nuovi esercizi sono colorati, molto visibili, ma i prezzi sono alti. Il lavoro per conto proprio crea nuove contraddizioni e spesso non possiede le basi economiche per assolvere il proprio compito. Non vi sono ancora le condizioni per la vendita di materie prime all'ingrosso, e così, non potendo affrontare i costi proibitivi delle tiendas, ci si rivolge al mercato nero, che si rifornisce rubando nei magazzini statali. Inoltre diventa sempre meno sostenibile una situazione descritta abitualmente con l'immagine della piramide rovesciata: chi vende all'angolo della strada guadagna molto di più di un qualsiasi operaio, che magari ha sempre sostenuto il sistema con lavoro volontario e militanza politica. Questo spiega il duro attacco sferrato dal parlamento cubano contro i nuovi ricchi e i continui interventi di regolamentazione, ispezione e imposizione fiscale che cercano di tenere sotto controllo una massa di circa 200.000 lavoratori autonomi, assai eterogenea, ma comunque classe sociale in embrione, insofferente alle continue limitazioni e controlli, instaurando una continua rincorsa tra norme e trasgressioni. In più di un 'occasione si è affermato di voler rivedere la clausola che vieta l'assunzione di lavoratori salariati al fine di sviluppare un sistema di piccole imprese private e statali, fatto auspicato da molti economisti. Inversione di tendenza e lento recupero dell'economia li 1994 è l'anno in cui si arresta la caduta dell'economia, e il Pii registra un lieve aumento dello 0,7 percento. Nel settembre 1995 viene approvata una nuova legge sugli investimenti stranieri, molto più permissiva. La risposta statunitense è rappresentata dall'approvazione della legge "Helms-Burton", che permette agli Usa di rivalersi contro le imprese di paesi terzi che hanno rapporti economici con l'isola. Nel corso del 1995 il Pii cresce del 2,5 percento, nonostante il risultato disastroso del raccolto dello zucchero, per far fronte al quale si dovrà ricorrere a dei crediti a breve, a un tasso del 20 percento. li turismo, in quanto a entrate lorde, ha superato l'industria zuccheriera: si tratta del settore con maggiori potenzialità economiche, ma anche col più negativo impatto sociale: in una piccola parte della popolazione, soprattutto giovanile, si scatena una caccia al turista che è un misto di curiosità, rabbia e bisogno. I miglioramenti macroeconomici non cancellano i pesanti squilibri tuttora in atto, dei quali i principali sono: 1) presenza di un doppio regime monetario; 2) compresenza di 4 sistemi distributivi: il razionamento, i negozi in dollari, il mercato agrozootecnico e il mercato nero; 3) difficoltà nell'ulteriore riduzione del deficit e dell'eccedente monetario; 4) permanenza di sacche di deficit di forza lavoro, soprattutto nelle campagne, in un contesto di crescente disoccupazione; 5) acuirsi della migrazione interna verso la capitale, sempre più congestionata. Conclusioni I commentatori sono divisi sul modo di valutare i provvedimenti adottati: misure prese tardivamente rincorrendo la crisi o processo gradualista di rifo1me? Interventi alternativi alle ricette neoliberiste o abile camuffamento delle stesse? Reintroduzione del capitalismo sotto il controllo del Pcc o arretramento tattico per riprendere in futuro la costruzione del socialismo? Data la forte componente propagandistica che contraddistingue lo scarso dibattito su Cuba, generalmente tertium non datur. Ritengo che la situazione cubana debba essere affrontata tenendo presente la natura contraddittoria di tutti i grandi processi di crisi e di trasformazione sociale, nei quali si scontrano forze differenti, con interessi e progetti a volte convergenti e altre confliggenti. Finora non è emersa una linea di marcia univoca, ma solo un tentativo da parte del Pcc di gestire la crisi e mantenere il controllo politico sull'economia. Non vi è l'assunzione del modello cinese del "socialismo di mercato", anche se l'ammirazione della Commissione per lo sviluppo dell'America Latina per i paesi dell'estremo oriente è condivisa da molti economisti. Non vi è transizione programmata verso il capitalismo, ma neppure arretramento tattico puro e semplice: Fide! Castro ha dichiarato che le riforme sono irreversibili. La quantità e la qualità delle conquiste che si salvaguarderanno non sono scontate, ma nessun paese che abbia adottato le politiche di aggiustamento strutturale è riuscito a mantenere una simile equità nell'impatto sociale. Le contraddizioni apertesi sono di vastissima portata: sono entrati in crisi alcuni dei fondamenti, dei valori cardine, della società cubana postrivoluzionaria. In certi casi è stata la stessa azione del governo a generare questi fenomeni. Si considerino, per esempio, le misure d 'incentivazione del lavoro, basate oggi quasi solo su stimoli materiali, come il pagamento di una quota del salario in dollari. Molti vi rinvengono la negazione delle convinzioni del Che, ma è miope non considerare l'importanza che ha mantenuto in questi difficili anni la mobilitazione politica nel permettere la sopravvivenza del sistema. Mi pare importante mantenersi lontani sia dalle illusioni tecnocratiche di molti economisti, affascinati dalle ricette e dai modelli e incapaci di valutare gli effetti cumulativi di molti provvedimenti, la loro non linearità, gli esiti a medio e lungo termine determinati dal mutamento della struttura sociale, sia dal disincanto inappellabile degli innamorati delusi, che scoprono con orrore la prostituzione, il consumismo e altre pestilenze nel paradiso terrestre (a Cuba di serpenti velenosi non ne esistono e le mele sono proibite solo dal prezzo).
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