Linea d'ombra - anno XV - n. 123 - marzo 1997

La politica adottata dal governo cubano per affrontare la crisi, stabilita dal IV Congresso del Pcc tenutosi nel 1991, prevede il reinserimento nel mercato mondiale, lo sviluppo del turismo, fonte di entrate in valuta immediatamente disponibili, e del settore delle biotecnologie, l'incentivo agli investimenti stranieri, che devono risultare vantaggiosi in termini d'introduzione di tecnologie, afflusso di capitali, apertura di mercati. Il risanamento finanziario mediante la riduzione del circolante è considerato un presupposto per conseguire gli altri obiettivi. La consegna è "Difendere la patria, la rivoluzione e il socialismo", anche se si valuta che il processo di costruzione del socialismo è stato interrotto, e che quindi gli sforzi debbano essere indirizzati soprattutto alla difesa delle conquiste essenziali: la sanità, l'istruzione pubblica e l'assistenza sociale. Si prosegue nella riorganizzazione dei settori di punta in imprese con autonomia finanziaria e schemi di autofinanziamento in dollari, pensando che possano in futuro trainare i settori deboli. Nel 1992 vengono approvate tramite referendum delle modifiche alla costituzione del 1976, che sanciscono tra l'altro l'abbandono del carattere irreversibile della proprietà statale. Nello stesso anno, gli Usa approvano la "Legge Torricelli" per inasprire l'embargo, non essendosi ancora verificato lo sperato "effetto domino", che avrebbe dovuto travolgere tutti i paesi del blocco socialista. FotoBrunoMurioldo. ECONOMIA CUBANA/ AIROLDI 47 La crisi economica raggiunge il suo punto più basso nel corso del 1993: il lavoro nei campi e, ove possibile, il trasporto urbano si compiono ricorrendo alla trazione animale; le interruzioni programmate nell'erogazione di energia elettrica (apagones) superano spesso le dodici ore. È in questo quadro che viene presa una storica decisione, che è spesso vista come l'avvio del processo di riforme: la depenalizzazione del possesso di dollari e quindi il libero accesso ai negozi per turisti. li provvedimento, presentato come ingiusto ma necessario, racchiude un paradosso: nessun cubano ha accesso al dollaro se non attraverso le rimesse degli emigrati o attività illegali. È comunque l'inizio della dollarizzazione dell'economia. Inoltre, gran parte delle terre di proprietà statale vengono convertite in cooperative, le Ubpc. Le assemblee dei lavoratori accettano aumenti notevoli del prezzo del rum e delle sigarette, l'eliminazione di alcune gratuità, la modifica del sistema previdenziale. Viene sfoltita la burocrazia con la cancellazione di 15 ministeri e approvata una legge dal1'alto valore simbolico, la cosiddetta ley anti-macetas, che permette la requisizione di beni di lusso acquisiti in modo non documentabile. L'accelerazione impressa dalla crisi migratoria dell'agosto 1994 Il 1994 rimarrà nell'immaginario collettivo cubano come

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