FotoGraziono Bartolini.Trattadal volume Cuba Bianco y Negro. osservati con un certo realistico equilibrio, con uno sguardo intenzionalmente "frenato", attento - con minuzioso dettaglio - al tempo che scorre a cadenza giornaliera, settimanale, mensile ... , e tuttavia svagato nel trarre conclusioni generali, scanzonato nel ragionare sulla crisi senza forzarsi all'obbligo di ragioni per la crisi. Essi, i problemi, non conducono ali 'apocalisse dell 'esperienza isolana: l'ironia e la poesia ne ripristinano il senso di avventura ancora in atto, dai tratti surreali (emblematica la riparazione di un w.c. in Mondo dorato di Francisco L6pez Sacha), ripensabile criticamente (pungente è Sul!' altra sponda del mare, un paese piccolo e con gabbiani di Jorge Félix Rodrfguez, che ricorda l'umiliazione del lancio delle uova inflitta dalle autorità ai cubani che sceglievano di andarsene), e tuttavia ali 'origine di un peculiare affinarsi dell'esperienza umana (delicatissimo è il dialogo fra amici e innamorati di Marilyn Bobes). Merita un accenno la postfazione che chiude il volume, ove il curatore restituisce in forma di diario di viaggio per l'Avana giornate di conversazioni e di incontri, con scrittori e no, galleria di tipi nitidamente descritti, la cui storia è occasione per porgere dati, riflessioni, panorami sull'isola, trattenuta in pagine garbate, curiose, ricche. Un 'unica osservazione era stata mossa a quest'antologia, peraltro dal notevole consenso di critica e di pubblico: come mai una sola presenza femminile? Marginalità occasionale, oppure da interpretare come fenomeno proprio di quelle lettere? L'attimo di questa incertezza è stato prontamente colmato da una seconda antologia cubana: Rumba senza palme né carezze, dedicata da Manera alle narratrici contemporanee (traduNARRATIVA CUBANA/PERASSI 45 zioni di Simona Geroldi e Danilo Manera, Besa, Lecce 1996, 115 pp., Lire 18.000). Il titolo è citazione tratta dall'ultimo dei testi del volume, che è racconto firmato dal curatore stesso, controcanto che modula un'immagine dall 'al di qua, cioè dal maschile, del mondo donna figurato nelle sette storie precedenti. La citazione è efficace nel rendere esplicite le intenzioni della proposta cubana al lettore italiano. Allude infatti al quadro di Ariadna, Rumba de mujeres en Cuba, che è omaggio al Lorca di Son de negros en Cuba, "dove c'è un ritmo di semi secchi, e la palma che vuol diventare cicogna, e la brezza e alcol nelle ruote, e il mare che annega nella sabbia". Un ritmo, appunto, senza palme né carezze, senza maghe, turgori, torpori, facilità di sensi caraibici. Il ritmo, appunto, dell'intera serie di racconti, di scrittori e scrittrici, che salta e rimbalza per contrasto dallo spocchioso commento del collezionista di fronte al quadro di Ariadna, quadro-testo, quadro-manifesto, poiché vi manca "l'elemento tropicale, non ci sono spiagge e tamburi, la gioia del ballo o lo slancio sensuale, ed è questo che cercano i miei clienti in un artista non ancora quotato, il made in Cuba, mi capisce?". Sì, capisco, in effetti questo quadro non sarà mai in vendita. La sindrome del paese in vendita è indubbiamente il conflitto che in profondità struttura il narrato, generandone le lacerazioni, le malinconie, la puntuale doppiezza nella coscienza delle protagoniste, spinte al desiderio come breve lusso o benessere, ma al tempo stesso ferite dal suo prezzo, che è matrimonio con un francese grottesco appeso alle gonne di una madre Giocasta
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