Juan Nicolas Padron Barqufn Tra la caverna e il sole La grotta è la prima dimora dell'uomo, il tetto meglio costruito della creazione, il luogo più sicuro della terra; ma tanta asperità immobilizza, tanta oscurità acceca, tanta umidità uccide. La luce è il nostro progenitore, che ci ha rischiarato il cammino e ci ha dato la vita; ma tanta mancanza di riparo immobilizza, tanta incandescenza accieca, tanto calore uccide. Non sarà possibile vivere all'ombra e con lo splendore? Rimarremo eternamente sottoposti allo sgocciolio o all 'ustione? Dovremo sempre scegliere tra la caverna e il sole? li condannato a morte Il condannato a morte nella sua cella immagina il proprio spazio di quattro metri per quattro come un grande paese. Suppone che i rilievi del pavimento sono gli accidenti del terreno e una lunga fila di formiche è la carovana di automobili che fugge dalla città. Lui è Dio e ha compassione di quelli che si trovano là sotto, di quelli che sono fuori, perché non hanno tempo per sognare e hanno bisogno di molti oggetti per sentirsi bene. S'inventa una storia e ci si diverte con la libertà che manca agli umani. Ride. Con la pena capitale fissata per il giorno dopo possiede un altro vantaggio sul mondo: conosce l'ora esatta della propria morte. La rosa dei venti Il capitano propone un corso di navigazione mentre la nave affonda. Nelle profondità marine aspettano gli squali e alla superficie la giornata è splendida. L'acqua penetra furiosamente nelle stive e il professore sperimenta una lezione magistrale di pilotaggio d'altura per dirigere il vascello. Scricchiola la coperta e un tremito del ponte annuncia che le travi si sono spezzate, il livello dell'acqua sale e l'imbarcazione si trova sommersa. Di fronte all'impazienza dei pescecani, il nostromo prende la bacchetta per spiegare le trentadue rotte in cui si divide l'orizzonte. li nemico POESIACUBANA/PADRON BARQUiN 43 Finché il gregge fu sotto la protezione del pastore, le pecore non si lamentavano. Il nemico era ben definito: un lupo affamato che ululava in lontananza e avrebbe dovuto fare la sua comparsa nelle notti fredde. Ma passò molto tempo senza che si vedessero lupi e il pecoraio si portava via ogni sera un montone per la cena degli uomini, chiamandolo con la musica dello zufolo. Un tempo questa melodia si udiva solo per la tosatura, e il gregge rimaneva intatto; ora sono scomparse poco a poco le pecore nere e poi anche quelle bianche. Molte di esse non hanno mai visto un lupo. Le pecore si chiedono: dov'è il nemico? FotoGraziano Bartolini.Trattadal volume: Cuba.Bianco y Negro.
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