Linea d'ombra - anno XV - n. 123 - marzo 1997

Jim Jarmusch UN FUCILESU PERILCULO Incontro con Jonathan Rosenbaum Traduzione di Chiara Mauri Una dozzina di anni fa, quando il suo secondo film, Stranger than Paradise, lo catapultò verso una fama mondiale, Jim Jarmusch sembrava ali' apice del!' arthouse fashion. Avendolo già conosciuto un po' prima di allora, potrei dire che la consapevolezza di essere improvvisamente diventato a tal punto icona del cinema indipendente americano lo rendeva per certi aspetti perplesso. Ma, data l'aura della modaiola ed elegante cultura del cuore di Manhattan che sembrava seguirlo ovunque, come avrebbe potuto non accadere? Mi ricordo ancora di un suo proftlo sul "New York Times" di qualche anno fa, il cui autore era cosi' affascinato dalla sua immagine da suggerire che, per il solo motivo che Jarmusch avesse scelto di vivere nel Bowery, quel quartiere automaticamente aveva acquisito magiche e trascendentali proprietà. Quando Dead Man, il suo sesto film, fu proiettato in prima visione a Cannes l'anno scorso, improvvisamente divenne evidente che la luna di miele di Jarmusch con la stampa americana era ftnita - sebbene la sua reputazione internazionale secondo ogni apparenza sopravviva intatta. Le ragioni di ciò sono molteplici, includendo lo stesso Dead Man, e prima di analizzare da vicino questo visionario, conturbante western in bianco e nero - che io considero come il traguardo più notevole che si possa raggiungere - è il caso di considerare che cosa è stato del cinema indipendente americano nello scorso decennio, argomento che ha molto a che vedere con il cambio della posizione dei media nei conjimui di Jarmusch. Nel pensare agli ambiziosi registi americani di oggi, uno dei modi più semplici per distinguere quelli dipendenti da Hollywood (nei fatti o come prospettiva) e quelli con maggiore libertà creativa è cercare logici e consistenti sviluppi da un film ali' altro - una chiara linea di impegno che va oltre le mode e le evoluzioni del mercato. Anche se è possibile vedere un regista come Alfred Hitchcock sviluppare certe ideeformali e tematiche nei suoi film degli anni cinquanta, ci sono poche possibilità di compiere una simile evoluzione per un regista di studio al giorno d'oggi, con i pacchetti degli agenti, le offerte di copioni, molteplici riscritture, le star che possono approvare o meno il copione e dire l'ultima parola, marketing di controllo e così via. In un tale contesto, è significativo che Jarmusch come scrittore-regista, praticamente l'unico tra gli indipendenti americani che girano film narrativi, sia proprietario dei negativi di tutti i suoi film. Questo significa che, nel bene e nel male, tutti gli sviluppi - e non sviluppi - che vi sono stati nel suo lavoro tra Permanent vacation (1980) e Dead Man sono esclusivamente opera sua. Ciò mostra un modo di concepire iljtlm nel!' ambito del cinema indipendente americano, ma non quello di cui la maggior parte dei media attualmente si interessa. AMERICA AGAIN/ JARMUSCH 25 JimJarmusche Carol Kanesulsetdi Inthe Soup.FotoAllievi/Faraboia. I suoi modelli tendono a gravitare intorno al Sundance Film Festival, dove il successo nel settore indipendente è tipicamente definito come il procacciarsi un distributore tra i maggiori e/o un contratto di studio, l'uscire alla luce, in pratica, che va a braccetto con la dipendenza da un grande sostegno istituzionale. E sebbene sarebbe sbagliato presumere che Jarmusch stesso non sia dipendente da tali forze per portare i suoi film nei cinematografi (è Miramax a distribuire Dead Man), la differenza saliente tra lui e la maggior parte degli altri indipendenti è che questo regista è abbastanza forte da permettersi il lusso di non tollerare alcuna inte,jerenza creativa al momento di prendere le decisioni di produzione e postproduzione. (Dead Man è statorimaneggiato dal momento della sua presentazione a Cannes - senza apparente danno, secondo me - ma tutto il nuovo taglio è stato attuato senza l'intromissione della Miramax). Dunque dove si può situare Jarmusch nel!' attuale riconfigurata scena indipendente costruita intorno al mito del Sundance? Uno scoraggiante indizio è offerto dalla star del Sundance Kevin Smith, il regista di Clerks e Mail Rats, che è stato recentemente sentito affermare: "Non sento di dover tornare indietro e guardare film europei o comunque stranieri perché sento che loro (cioè Jarmusch e altri) lo hanno giàfatto per me, e io sono filtrato attraverso di loro. Questo tipo di etica fa per me." Un altro indizio è dato dalle diverse reazioni della stampa americana nei conjimui di Dead Man a Cannes. Prima di Dead Man, quando i tre film di Jarmusch dopo Stranger than Paradise - Down by Law ( 1986), Mystery Train (1989), e Peace on Earth ( 1992) - avrebbero potuto essere presi

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