Linea d'ombra - anno XV - n. 123 - marzo 1997

distinto riferirsi costantemente alla diversità etnica come elemento distintivo di qualità letteraria di un testo? È facile lasciarsi sfuggire la complessità dei fenomeni sociali che fanno da sfondo ai testi della contemporaneità. L'affermazione di Rushdie è comprensibile ma sottolinea un diverso aspetto del problema, mentre il commento che lei costruisce intorno a essa mi sembra un po' ingeneroso. Io penso che in questa letteratura del "sa/ad bowl", rifarsi alle radici sia una fase politica attraverso la quale è in un certo senso inevitabile passare. Una sorta di precondizione, di passaggio obbligato. Ed è, nel caso si viva negli Usa, anche un'espressione di resistenza alla cultura dominante estremamente pervasiva e assorbente. Per produrre un'opera significativa questi scrittori devono necessariamente prendere le distanze da quella che è la cultura dominante per trovare se stessi e conseguentemente il proprio modulo espressivo. La fase della militanza è inevitabile, bisogna attraversarla, lasciare spazio ali' etnicità, non sentirsi disturbati da un eccesso di colore locale. D'altra parte la cultura, oggi, consiste proprio in questo spingere delle varie etnie alle porte della cultura laureata, è la lotta degli "altri" per essere inclusi nel canone delle lettere americane. In che cosa la Columbia History of American Literature, da lei curata, si differenzia dalle altre storie letterarie? Se la Literary history of the United States del 1948, che ha costituito a lungo un punto di riferimento per gli studiosi di letteratura, rappresentava una sintesi della cultura" moderna", il nostro progetto intende essere "postmoderno": riconosce la diversità, la complessità e la contraddizione elevandole a principi strutturali e rinuncia sia alle conclusioni che al consenso; suo principale intendimento è quello di offrire molti percorsi ai quali si può accedere da punti di vista diversi. I singoli saggi che la compongono sono stati affidati a studiosi di diversa formazione e si propongono in primo luogo di includere una vasta rappresentanza degli studiosi delle cosiddette minoranze etniche (afroamericana, asiatico-americana, messicano-americana che come abbiamo visto costituiscono una parte importante delle lettere americane oggi; con grande libertà, senza limiti e idee preconcette i nostri collaboratori hanno esplorato in piena autonomia i vasti orizzonti di quel fenomeno osmotico e multiforme che è la letteratura americana oggi dando conto anche delle tensioni e delle contraddizioni, delle forze centripete e dei cambiamenti in atto sulla scena letteraria. Quali sono secondo lei le figure più rappresentative della scena letteraria americana, oggi? Gli scrittori che apprezzo di più sono Toni Morrison che è nel contempo una grande interprete della identità afroamericana ma anche una fine letterata; poi Don De Lillo, Thomas Pynchon, Joan Didion, James Baldwin. Per tornare un po' indietro nel tempo considero grandi maestri i componenti della grande triade Twain Faulkner Melville, maestri per generazioni di intellettuali americani e scrittori, mito per molti lettori. Come vede lo stato attuale della critica letteraria nel suo paese? I grandi cambiamenti di cui abbiamo parlato hanno generato una nuova generazione di critici (oggi intorno ai cinquanta anni), che hanno reagito positivamente alla battaglia per il canone e che oggi lavorano con serietà e impegno con una pluralità di metodologie e di apporti teorici lungo il filone del multiculturalismo ma non necessariamente: Fisher di Harvard, Nellie Mc Kay dell'università del Wisconsin Stanley Fish e Frank LentricAMERICAAGAIN/ELLIOT 21 chia della Duke University sono tra questi. Esistono poi in America grandi critici come Harold Bloom e George Steiner, il cui contributo è stato molto importante ma che sono molto legati al canone, e rappresentano quindi un'idea tradizionale e immobile di letteratura. È vero, secondo lei, come si dice da più parti che i nuovi media, computer e televisione stanno uccidendo i libri e la letteratura? È vero che la scrittura sta diventando archeologia in un mondo che sembra capace di vivere senza libri? Non credo affatto che le cose stiano così come risulta abbastanza chiaramente da quanto ho sostenuto finora. Ma la letteratura della società multiculturale è qualcosa di profondamente diverso rispetto a un 'immagine tradizionale di letteratura, un fenomeno estremamente dinamico e variegato, sempre pronto a ridefinire i suoi confini, contro la fissità del canone. Si potrebbe anzi sostenere che nella società multiculturale esistono diverse letterature, espressione di esperienze culturali diverse, che contribuiscono a formare un unico corpus. Se la letteratura è cambiata, è cambiato anche il rapporto con la sua utenza, è cambiata la critica, è cambiato il modo di insegnarla. Se si tiene conto di ciò, se ci si pone in un atteggiamento di ascolto delle novità che la letteratura esprime, credo si possa assicurarne la sopravvivenza: oggi più che mai chi scrive ha un pubblico ideale a cui rivolgersi, qualcuno che ha bisogno, nel caos della modernità, di identificarsi in un messaggio letterario. ro $..... ro Tassadit Yacine Nuara ~ Quadernopoetico ,...J di una donna cabila Distribuzione inlibreriaPDE a cura di Domenico Canciani Edizione illustrata e numerata lire 80.000

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