Linea d'ombra - anno XV - n. 123 - marzo 1997

costruito il modellino soltanto per quel momento, per far sì che noi vedessimo la bellezza della nostra città, per farci essere fieri di noi stessi e per cessare quei Sogni Americani verso i quali eravamo tanto inclini. Il resto, mio padre aggiunse, non era stato un progetto di Gleason e lui non avrebbe potuto prevedere le cose che accaddero in seguito. Sono giunto a considerare l'opinione di mio padre un po' sentimentale e, forse, anche un po' offensiva nei confronti di Gleason. Al contrario ritengo che egli sapesse tutto ciò che sarebbe successo. Un giorno la dimostrazione della mia teoria potrebbe essere scoperta. Sicuramente esistono alcune carte personali, e sono fermamente convinto che queste dimostreranno che Gleason sapeva esattamente ciò che sarebbe avvenuto. Eravamo stati così sopraffatti dal modellino della nostra città che non avevamo notato quale era la cosa più importante di tutte. Non solo Gleason vi aveva costruito le case e i negozi, l'aveva anche popolata. Non appena iniziammo a camminare in punta di piedi nella città improvvisamente scoprimmo noi stessi. "Guarda," dissi al signor Dyer, "eccoti lì". E lui era proprio lì, in piedi di fronte al suo negozio con il suo grembiule. Non appena mi chinai per esaminare la piccola figura rimasi sbalordito dall'espressione sul suo viso. La realizzazione era sommaria, la verniciatura era trascurata e il viso un po' troppo bianco, ma l'espressione era assolutamente perfetta: quelle labbra increspate e beffarde e le sopracciglia sollevate. Era il signor Dyer e nessun altro al mondo. E lì vicino al signor Dyer c'era mio padre, acquattato sul marciapiede che fissava affettuosamente le marce della bicicletta del macellaio, con la faccia segnata dal grasso e dalla speranza. Ed eccomi lì, vicino alla stazione di servizio, appoggiato a una pompa di benzina con una posa americana mentre parlavo con Brian Sparrow che mi dilettava con le sue buffonate da clown. Phonsey Joy stava in piedi accanto al suo carro funebre. Il signor Dixon era seduto nel suo negozio di ferramenta. Tutti quelli che conoscevo erano lì in quella piccola città. E se non erano nelle strade o nei loro giardini erano nelle loro case e non ci volle molto per scoprire che si potevano sollevare i tetti e sbirciare all'interno. Camminammo in punta di piedi attorno alle strade dando un'occhiata nelle finestre l'uno dell'altro, alzando i tetti e ammirando i giardini l'uno dell'altro, e, mentre lo facevamo, la signora Gleason, silenziosamente sgattaiolò via giù dalla collina verso Mason lane. Non parlò con nessuno e nessuno parlò con lei. Confesso che fui proprio io quello che tolse il tetto dalla casa dei Cavanagh. Così fui io che sorpresi la signora Cavanagh a letto con il giovane Cragie Evans. Stetti fermo là per parecchio tempo, comprendendo a mala pena ciò che stavo guardando. Fissai quei due insieme per molto, molto tempo. E quando alla fine capii cosa stavo osservando, provai un tale incredibile insieme di gelosia, senso di colpa e meraviglia che non sapevo più cosa fare del tetto. Alla fine fu Phonsey Joy che prese il tetto dalle mie mani e lo rimise accuratamente sulla casa, nello stesso modo in cui, immagino, avrebbe messo un coperchio su una bara. Ma in quell'intervallo di tempo altre persone videro ciò che avevo visto io e la voce si diffuse molto rapidamente. In seguito rimanemmo tutti lì intorno in piccoli gruppi e osservammo il modellino con ciò che poteva essere solo paura. Se Gleason sapeva della signora Cavanagh e di Cragie Evans (e nessun altro lo sapeva), quali altre cose poteva sapere? Quelli che fino a quel momento non erano riusciti a trovarsi iniziarono AMERICAAGAIN/CAREY 17 a sembrare un po' nervosi e erano indecisi se cercarsi oppure no. Fissammo silenziosamente i tetti e ci sentimmo sospettosi e colpevoli. Poi tutti scendemmo dalla collina, molto adagio, nel modo in cui le persone se ne vanno da un funerale, ascoltando solo lo scricchiolio della ghiaia sotto i piedi, mentre le donne avevano qualche problema con le loro scarpe con i tacchi alti. Il giorno seguente un'assemblea speciale del consiglio della contea approvò una mozione che invitava la signora Gleason a demolire il modello della città col pretesto che contravveniva alle norme sui fabbricati. · È una sfo1tuna che questa ordinanza non fosse stata eseguita prima che i quotidiani della città lo scoprissero. E prima che un altro giorno fosse passato, il governo intervenne. li modello della città e le riproduzioni dei suoi occupanti dovevano essere conservati. Il ministro per il turismo venne con una grande automobile nera e tenne un discorso allo stadio del calcio. Noi stavamo seduti sui sedili alti e ordinati in file, mangiando patatine mentre lui, appoggiato al recinto, ci parlava. Non riuscivamo a sentirlo molto bene, ma sentimmo abbastanza. Chiamò il modello della città un opera d'arte e noi lo fissammo in maniera minacciosa. Disse che sarebbe stata una inestimabile attrazione turistica. Disse che i turisti sarebbero arrivati da ogni parte per vedere il modello della città; che saremmo stati famosi; che i nostri affari avrebbero prosperato; che ci sarebbe stato lavoro per guide, interpreti, custodi, conducenti di taxi e venditori di bibite e gelati. Sarebbero venuti gli americani, disse. Che avrebbero visitato la nostra città in pullman e in automobile e in treno. Che avrebbero fatto foto e portato portafogli rigonfi di dollari. Dollari americani. Guardavamo il ministro con diffidenza, chiedendoci se sapeva della storia della signora Cavanagh, e lui probabilmente comprese il nostro sguardo perché disse che certi dettagli, oggetto di controversie, sarebbero stati rimossi, anzi erano già stati rimossi. Ci rigirammo nei nostri sedili, nella maniera in cui si fa quando, guardando un film, una parte particolarmente carica di tensione arriva al suo culmine, e poi ci rilassammo e ascoltammo ciò che il ministro aveva da dirci. E tutti noi iniziammo, ancora una volta, a desiderare i nostri Sogni Americani. Vedemmo le nostre grandi e seducenti automobili viaggiare attraverso città dalle luci brillanti. Ci immaginammo mentre entravamo in costosi locali notturni e ballavamo fino all'alba. Mentre facevamo l'amore con donne come Kim Novak e uomini come Rock Hudson. Mentre bevevamo cocktail. Mentre indolentemente contemplavamo i frigoriferi colmi di cibi e ci preparavamo abbondanti spuntini di mezzanotte, che poi mangiavamo mentre guardavamo enormi televisori sui quali avremmo potuto vedere film americani, dispensati da qualsiasi pagamento e per sempre. Il ministro, come qualcuno proveniente dai nostri Sogni Americani, attraversò lentamente il nostro modesto campo sportivo e ritornò alla sua grossa automobile nera e i giornalisti arrivarono e irruppero sulle panchine con le loro macchine fotografiche e i loro taccuini. Fecero delle foto a noi e fecero delle foto alle nostre riproduzioni su a Bald Hill. Il giorno seguente eravamo su tutti i giornali. Le foto delle persone in miniatura fianco a fianco con le fotografie delle persone reali. E i nostri nomi ed età e quello che facevamo erano tutto lì, nero su bianco. Intervistarono la signora Gleason ma non disse niente di interessante. Disse che il modellino della città era stato l'hobby di suo marito.

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