Linea d'ombra - anno XV - n. 123 - marzo 1997

riuscirono a vedere fu una piccola parete murata che era stata ovviamente costruita per questo scopo specifico. Le stesse mura erano alte dieci piedi e terminavano con una copertura fatta di vetri rotti e filo spinato. Quando fu evidente che non avremmo identificato il contenuto della recinzione, lasciammo perdere e tornammo a casa. Già da molto tempo il signor Gleason aveva smesso di venire in città. Al suo posto veniva sua moglie che spingeva un carrello da Mason lane fino alla strada principale e lo caricava con generi di drogheria e carne (non compravano mai verdure, le coltivavano loro stessi) e poi lo rispingeva indietro verso Mason lane. A volte la vedevamo ferma con il carrello a metà strada sulla salita della Geli street. Stava ferma lì, a riprendere fiato. Nessuno le chiedeva del muro. Sapevano che lei non era responsabile per quello e ci dispiaceva che doveva tollerare il peso del carrello e la follia del marito. Anche quando iniziò ad andare nella ferramenta di Dixon a comprare gesso, barattoli di tinta e miscele impermeabilizzanti, nessuno le chiese a cosa servivano queste cose. Aveva un modo di distogliere lo sguardo che palesava il suo terrore di ricevere domande. li vecchio Dixon le portava il gesso e i bidoni di vernice fuori sul carrello e la osservava mentre lo spingeva via. "Povera donna," diceva, "povera donna disgraziata". Dalla stazione di servizio dove sedevo a sognare sotto il sole, o da dentro l'ufficio dove fissavo tristemente la pioggia, di quando in quando vedevo Gleason entrare e uscire dalla sua fortezza murata, una sagoma piccina lassù a Bald Hill. E pensavo "Gleason", ma non molto più. Saltuariamente qualche forestiero si avvicinava lì per vedere cosa stesse succedendo, spesso incalzato dagli abitanti che gli dicevano che si trattava di un tempio cinese o qualche altra stupidaggine. Una volta un gruppo di italiani fece un picnic fuori delle mura e si fecero fotografare a vicenda mentre posavano di fronte alla porta chiusa. Dio solo sa cosa pensarono che fosse. Tuttavia per cinque anni, tra il mio dodicesimo e il mio diciassettesimo compleanno, non ci fu nulla che portò il mio interesse alle mura di Gleason. Ora quegli anni mi sembrano persi e ne ho un ricordo molto vago. Avevo una cotta per Susy Markin e la seguivo in bici quando tornava dalla piscina. Sedevo dietro di lei nelle fotografie e gironzolavo attorno casa sua. Poi i genitori si trasferirono in un 'altra città e io mi sedetti sotto il sole ad aspettare che tornassero. Ci fu il periodo in cui ci appassionammo molto per tutto ciò che riguardava il rimodernamento. Quando furono disponibili le tinte colorate l'intera città impazzì e, dalla notte al giorno, fiorirono case dai colori vivaci. Ma le vernici non erano di buona qualità e in breve sbiadirono e si scrostarono, così la città assunse l'aspetto di un giardino di fiori morti. Ripensando a quegli anni, l'unica cosa concreta che mi torna in mente è il dolce sibilo delle ruote delle biciclette sulla strada principale. Quando penso a questo ora tutto mi sembra molto sereno, ma ricordo che allora quel suono mi provocava un sentimento di malinconia, una sensazione che si andava a mescolare con le ore del primo pomeriggio, quando il sole scendeva dietro Bald Hill e la città si sentiva triste come una sala da ballo vuota la domenica pomeriggio. Poi, quando avevo diciassette anni, il signor Gleason morì. Lo scoprimmo nel momento in cui vedemmo il carrello della signora Gleason parcheggiato di fronte all'agenzia funebre di Phonsey Joy. Sembrava molto triste, quel carrello, fermo lì da solo sulla strada battuta dal vento. Ci avvicinammo e lo guardammo e ci sentimmo dispiaciuti per la signora Gleason. Non aveva avuto molto dalla vita. AMERICAAGAIN/CAREY 15 Riformatoriodi leesbury FotoH. Cartier Bresson/Magnum/Contraslo.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==