Linea d'ombra - anno XV - n. 122 - febbraio 1997

dai tacchi altissimi. A quel punto la voce roca e sensuale inchiodava tutti al ritmo melodico della sua poesia. I temi, decisamente anticonvenzionali (l'esperienza del manicomio, l'esaltazione gioiosa dell'atto sessuale, le proteste contro la guerra del Vietnam), facevano il resto. Le sue poesie, almeno a giudicare da questo primo campione disponibile, sprizzano gioia di vivere e dolore. Ironiche, sensuali, malinconiche, spudorate come sa essere spudorata solo la vita vissuta senza affermarsi troppo a riflettere sulle convenzioni. Da noi, in Italia, un'atmosfera simile, anche se i toni teatrali ed esibiti sono un po' smorzati, si respira solo nelle pagine di Alda Merini. Anche lei casalinga fallita, internata in manicomio per molti anni, tornata a nuova vita grazie alla poesia amante bisognosa di passioni sempre più grandi, sempre pronta a tentare il grande balzo dall'amore erotico a quello mistico. Anche lei a lungo emarginata. Pazza della porta accanto (come recita il titolo di un suo libro), additata dai vicini senza alcun riguardo. Il dolore in Anne Sexton (come anche nella Merini, che spiega: "Il dolore del poeta nasce dallo scontro con gli altri. li dolore profondo nasce dalla socialità") segue ali 'emarginazione. È diretta conseguenza del suo atteggiamento di sfida (amava descriversi come "la Strega") prima ancora che realtà esistenziale. "Oso vivere," scrive "In celebrazione del mio utero", esaltando se stessa come donna e rivendicando, in anticipo sulla tabella di marcia del femminismo storico, le sue libertà. In questi versi tutto accade "ora" ("Ora è il momento, ora"), perché l'adolescente incapace di crescere sa che la sua vita, bruciata sull'altare della provocazione, prevede un finale tragico. Intanto, però, vuole divertirsi. Non vuole lasciare spazio ai rimpianti. Vuole, soprattutto, rinascere: dopo la morte delle emozioni (e il buio dell'anima) che è stato per lei il matrimonio. "Certe donne sposano una casa" - scrive in "Casalinga", anticipando ancora una volta i tempi dell'emancipazione femminile - "una donna è sua madre./ Questo conta". A proposito dei suoi rapporti con le femministe, va detto che non furono semplici. "La varietà dell'atteggiamento della Sexton verso gli uomini" scrive Edoardo Zuccato nell'introduzione a L'estrosa abbondanza, "è un fattore di disagio per la critica femminista più rigida. In un'intervista pubblicata nel 1976, la Sexton stessa biasimò le antologie di poetesse nelle quali si dà enfasi solamente ai lati conflitti con l'altro sesso, notando che in tal modo non si rende un buon servizio né alla poesia né al feinminismo. Tutto ciò alla presenza di un'imbarazzata Elanie Showater, una delle decane della critica femminista americana". Protofemminista, dunque, già proiettata verso le conquiste più mature del postfemminismo. Incapace di resistere nei panni della casalinga frustrata, preferisce infatti, con scelta tutt'altro che femminista, vestire altri panni: trasformando l'accusa dei benpensanti in maschera. Dà vita, poetica, alla "scalza puttanella", che le mani di un uomo (I' Amante, non il Marito) fanno rinascere, modellandola come creta. "Il problema è/ che lasciavo congelare i miei gesti./ Il problema non era/ nella cucina e nei tulipani/ ma solo nella mia testa, la testa"(// tocco). Basta un bacio e i nervi si accendono, scocca la scintilla. Lazzaro rinasce: "Zing! Una resurrezione" (// bacio). L'uomo tratteggiato dietro la figura dell'amante "artefice" (di volta in volta definito falegname, compositore, architetto, fabbro tornitore) nella realtà era il suo secondo psicanalista, Ollie Zweizung, responsabile di una gravissima colpa deontologica quando decise d'intraprendere la relazione per eccellenza impossibile: quella con la propria cliente (per di più, a pagamento). La gioia di questo amore irresponsabile, però, dura poco. I POESIA/SEXTON 59 bagni felici, nudi nell'acqua cristallina di Capri (Natanti nudi), la voglia di riempire il vuoto con l'unione dei corpi (Noi) anche a costo di scandalizzare ("Lunghe gambe brune e lunghe brune dita/ Più su, caro, la donna/ rievoca segreti, casine,/ piccole lingue che narrano per te ... Ha un campanellino nell'ombelico il mare e io sono la tua scalza puttanella/ per una settimana"; Scalza), alla fine cede il passo al pragmatismo: "Ed è chiaro, non siamo sposati, siamo un paio/ di tenaglie attenagliate per tagliare, senza gli asciugamani con su scritto Lui. Lei" (/0 dicembre, in Diciotto giomi senza te). La realtà prende di nuovo il sopravvento e in Al mio amante che torna da sua moglie la Sex ton confessa: "Diciamocelo, sono stata di passaggio./ Un lusso". La moglie dalla quale sempre si torna è "concreta come una pentola di ghisa", lei, invece, si descrive (l'immagine è bellissima) inconsistente come un "acquerello. Mi dissolvo". La sua lenta dissoluzione è fatta anche di autolesionismo. Anne cade (o forse, si getta) dalle scale di casa: si frattura un'anca in maniera seria - da quel momento camminerà con qualche difficoltà- e racconta in un'intensa poesia (La rottura) che sancisce l'epilogo del rapporto adulterino con lo psicanalista. Altri amori lambiscono queste sue poesie, ma sono stravaganti: solitari (La ballata della masturbatrice solitaria), lesbici (Canzone per una signora), incestuosi (La danza di Mamma e Papà), all'insegna della sottomissione più dolorosa ("Tu devi solo chiedere./ e te lo concederò./ È praticamente garantito,/ tu marcerai su me in me caserma"; Canto di luna, canto di donna). Rasentano e anticipano, insomma, la tragedia. Sono tutte storie di letti ridotti a prigione e di ossa che ammiccano sempre più chiaramente (è una vera e propria ossessione, che percorre tutta la sua poesia) a ricordare la fine, sempre più prossima. Sul piano biografico, il divorzio ormai inevitabile segna il crollo degli schermi dietro i quali ancora riusciva a nascondersi. Le figlie, prima, gli amici, poi, la lasciano alla sua collerica e invalicabile solitudine: i fantasmi della follia tornano ad assediarla, alleandosi alle trance mistiche sempre più frequenti che lasciano una traccia indelebile nelle sue ultime opere - da Mercy Street ( 1969) al Libro della follia ( 1972), dal Taccuino della morte (1974) ai postumi// tremendo remare contro Dio e 45, Mercy Street- dove il divino diventa l'oggetto di una sfida e di un inseguimento forsennato. Ma Dio rimane un Padre imprendibile: l'abbraccio doppiamente incestuoso non è concesso. Giunti "ali 'isola detta Dio", in Finendo di remare, la protagonista sfida a poker iI Dio Padre ma la sua scala reale ali' asso è battuta dai "five aces" (cinque assi) che denunciano, nel loro assurdo, l'impossibilità della riconciliazione. Il 4 ottobre 1974 Anne Sex ton prese dal guardaroba la pelliccia ormai consunta della madre, si chiuse nel garage di casa e accese il motore della macchina. Il monossido di carbonio fece il resto. La morte, annunciatissima in molte delle sue poesie ("mi sono proposta di morire ... mi sono messa a dieta per la morte": L'impasticcata), arriva teatrale, così come l'aveva immaginata anche in Al Sor decesso che se ne sta sul 'uscio: "ma quando viene alla mia morte fa che sia uno slow,/ l'ultima pantomima, l'ultimo porno show, perché devo ancora una volta provare/ prima di potermi davvero spaparanzare/ nella mia nera cassapanca nuziale". Persino l'abbigliamento intimo era stato previsto in "Vestiti": cotone rigorosamente bianco, quello che tutte le brave ragazze dovrebbero preferire alle peccaminose mise in rosso, nero e blu. "Morire da brava ragazza/ aulente di varichina ammorbidente" è la sua rivincita su una vita segnata da un'adolescenza infinita, come i sogni poetici che ci ha lasciato.

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