ANNE SEXTON, LA POESIA DI LUSSO PaoloMattei Le poesie di Anne Sexton sono un lusso che finalmente anche il lettore italiano potrà concedersi. Fino a oggi, a parte qualche rara presenza in raccolte antologiche, in italiano era stato tradotto solo il poemetto La doppia immagine (Centro studi Donnawomanfemme), ripreso e ampliato dall'editore Sciascia (La doppia im111aginee altre poesie, a cura di M. Camboni) nel 1989. Poi Nicola Crocetti ha dedicato alla poetessa americana molte pagine di un numero (dicembre 1995) della rivista "Poesia", dove sono state anticipate alcune delle liriche ora confluite nella ricca antologia - dal titolo morbidamente sextoniano, L'estrosa abbondanza (a cura di Rosaria Lo Russo, Antonello Satta Centanin e Edoardo Zuccato)- che uscirà alla fine del mese, presso la medesima casa editrice. Nel frattempo, alla fine dello scorso anno, per la prima volta è stata pubblicata (da Le Lettere) tutta intera una sua raccolta. Le Poesie d'amore (a cura di Rosaria Lo Russo), il libro che più di ogni altro contribuì, nel 1969, a creare il mito di questa poetessa bellissima, pazza e provocatoria, "ragazza frivola, vanesia - sigaretta in bocca e reggipetto imbottito - e dai molti flirt" (Rosaria Lo Russo). Dicevamo che le sue poesie sono un lusso, di quelli senza i quali la vita non sarebbe però così attraente: proprio come l'erotismo è lusso nei confronti dell'amore, la tematica erotica - così centrale nei versi della poetessa che ha resuscitato il corpo e le emozioni, esibendoli senza pudore - è senza dubbio figlia della follia che la colpì attorno alla metà degli anni cinquanta. Di famiglia benestante, Anne Sexton visse l'infanzia e poi l'adolescenza quasi come una colpa: il padre era un alcolizzato, purtroppo, di grande fascino (dalle molte maschere), la madre era invece succube e scaricava le sue frustrazioni sulla figlia minore, troppo inquieta e intelligente per sopportare in silenzio. La sua notevole carica affettiva, a questo punto già deviata, si riversa sulla povera zia Nana (Anna Ladd Dingley), che di fronte alle attenzioni "particolari" della nipote, per la precisione dopo un suo bacio, impazzisce e poi, in manicomio, dimostrò di non riconoscerla, gridando: "Tu non sei Anne". li trauma si aggiunge agli altri traumi - forse anche un approccio incestuoso da parte del padre, che se non è mai stato provato finisce per diventare comunque uno dei temi più ricorrenti della sua poesia - pronti a trasformare la sua vita in un inferno di pressioni psicologiche insopportabili. Svogliata negli studi, a diciannove anni sposa Alfred Muller Sexton. Tenta anche di calarsi nei panni della brava madre di famiglia, dando alla luce due bambine: la prima, Lincia, nel 1953, e la seconda, Joyce, nel 1955. A questo punto iniziano però le crisi depressive, le fughe (alcol, droghe), l'anoressia, con la quale tenta di eliminare il male (se stessa) all'origine. Nel 1956, dopo ben due tentativi di suicidio, viene internata a Westwood Lodge (già ritiro "creativo" di Roben Lowell) e incontra il dottor Martin Ome, al quale deve l'avvio della sua carriera poetica (la sua prima poesia è infatti a lui intitolata). Questo ottimo psicanalista le consiglia di riversare le sue ossessioni (soprattutto quelle, ricorrenti, di carattere sessuale: racconta, per esempio, di sentirsi adeguata solo quando riesce a concedere a AnneSexton. un uomo il piacere della potenza sessuale) direttamente sulla pagina bianca, applicando i principi della poetry therapy. È così che a ventinove anni "rinasce" - lo dice lei stessa - grazie alla poesia. Inizia la recita in cui la Sexton diventa "attrice del mio dramma autobiografico". La poesia (confessional, come la chiamavano allora, confondendo lo stile con la sostanza) è la ·ua forma di rivincita, sorseggiata però sapendo che rimaneva comunque un veleno destinato, lentamente, a ucciderla. Comincia a raccontare, con semplicità, la sua inadeguatezza ("sono stata una vittima dell 'American Dream") a essere madre e moglie fedele. Non ha una grande cultura, ma forse questo "vuoto" consente alla sua immaginazione, potentissima, cli esprimersi al meglio: i trucchi del mestiere - gli strumenti indispensabili per raccontare, attraverso la finzione, una verità che sia appena verosimile - li impara sui banchi di scuola. Prima seguendo i corsi di scrittura creativa di John Holmes e poi quelli dell'Università di Boston (anni 1958-59). Dove incontra maestri controversi (Robert Lowell), amiche sincere e fedeli (Maxine Kumin) e rivali dichiarate (Sylvia Plath); con quest'ultima tutto diventa competizione, dalla scrittura - ma il maestro Lowell avve11e, "Sylvia imparava da Anne", ribaltando un pregiudizio ancora oggi duro a morire - all'amore. Entrambe erano infatti innamorate di George Starbuck; alla fine, comunque, fu Anne ad avere la meglio. Inizia a pubblicare - In manico111ioe parziale ritorno - nel 1960: a questo libro segue, due anni più tardi, Tutti i 111ieicari. E poi ancora Vivi e muori (Premio Pulitzer del 1966) e Poesie d' amore ( 1969). Il successo è immediato, ampliato ancora di più dai readings affollatissimi che l'acclamano regina della poesia. La leggenda vuole che si presentasse sul palcoscenico ubriaca (per vincere le fobie che non la lasceranno più), con un elegantissimo vestito rosso - da giovane era stata anche modella- lungo fino ai piedi: nudi, subito dopo aver fatto volare tra il pubblico le scarpe
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