S6 INCONTRI/GOLDSMITH Manifestazione di Greenpeace a Milano. Foto Dino Fracchia/G. Neri. continui esempi. Un altro libro, che è uscito a New York in settembre con il titolo The Case against the global Economy - and fora turn toward Locai curato da Jerry Mander e me, raccoglie una serie di interventi di economisti e scienziati (europei, asiatici, americani e del Sud del Pacifico) sulla necessità di un modello economico orientato su base locale e non più mondiale. È una questione di priorità: l'economico deve essere subordinato al sociale. Inoltre l'ambiente non può assolutamente più sopportare l'impatto attuale delle nostre attività economiche. Bisogna creare un'economia di piccole imprese, esattamente il contrario della tendenza attuale ove le multinazionali stanno distruggendo I' iniziativa dei singoli, il lavoro e ogni possibile transazione economica libera. Certo la presa di coscienza della gente che comincia ora su questi problemi rischia di essere un po' tardiva considerando che ci sono già dei cambiamenti climatici in atto in certe regioni del pianeta che sono certamente irreversibili. E se pensiamo poi a tutti gli incidenti che avvengono ogni giorno nel nucleare ... Il problema essenziale è che il nucleo dirigente a livello multinazionale in collaborazione con la classe politica sta mettendo in atto una radicale ristrutturazione economica e politica dell'intero pianeta e tale ristrutturazione rappresenta un cambiamento profondo e totale della portata della Rivoluzione industriale stessa. Questo libro offre per la prima volta un'analisi di non difficile comprensione sul modo in cui funziona l'economia mondiale. Risulta più che evidente che la globalizzazione invece di condurre al nuovo paradiso della ricchezza non farà altro che incrementare la povertà e la distruzione dell'ambiente. Ognuno dei 43 capitoli di questo libro analizza un aspetto del problema (per esempio il problema del Gatt, Nafta e della sovversione del processo democratico di decisione; la nuova tecnologia e la fine del lavoro; le nuove malattie dovute alla globalizzazione e all'urbanizzazione selvaggia eccetera) e propone un modello di riorganizzazione economica su base locale come risposta necessaria ed efjfrace alla situazione attuale, e soprattutto come unica possibile alternativa. Questo tema è ormai discusso da moltissimi economisti e recentemente sono apparsi articoli anche sulla stampa inglese, per esempio su "The lndependent". C'è certamente un'urgenza di cambiamento che non viene sentita in maniera abbastanza forte. La cosa incredibile è che nelle scuole e nelle università in Inghilterra stanno togliendo l'educazione all'ambiente che esisteva anni fa. Noi organizziamo dei corsi allo Schumacher College per una trentina di persone all'anno ormai da sette anni e la formazione è tenuta da scienziati di grande livello e coscienza. Facciamo viaggiare questi studenti nelle varie parti del mondo dove vengono in contatto, tramite persone che hanno veramente riflettuto sul problema, con la realtà geopolitico economica locale. Vandana Shiva per esempio insegna in questo corso. Gli studenti passano una parte dell'anno nel Terzo mondo, un periodo a Washington, per prendere in esame a livello locale cosa propone la politica economica dei singoli governi. Nascono così degli attivisti. Abbiamo un corso sì, ma non sono trenta persone che dovremmo avere per anno, sono trecentomila ... Sembra ormai evidente che una gran numero di persone su questo pianeta verrà inevitabilmente sacr(f1cata... Già. E quando i demografi ci vengono a raccontare che saremo presto dieci miliardi sulla terra è perché vivono in un mondo a parte. Non ci saranno mai dieci miliardi di persone sulla terra per la semplice ragione che un numero spaventoso di persone moriranno! La popolazione del mondo in quindici anni sarà molto inferiore a quella attuale. Moltissima gente morirà di fame e di malattia. Proprio ultimamente a Istanbul è stato ribadito, in una conferenza internazionale, che il nostro pianeta va verso una sempre maggiore urbanizzazione che ben presto coprirà il sessanta percento della superficie terrestre. E questo elemento è dato come base non solo positiva, ma necessaria di sviluppo! Affermazioni di questo genere sono di nuovo il prodotto di una classe dirigente che crede di vivere nella realtà, ma invece vi.ve sempre di più in un mondo separato. Non è possibile mettere trenta o quaranta milioni di persone in una città senza che il pericolo di morte per epidemia o per sollevamenti sociali. La demografia non è un fenomeno spontaneo. L'esplosione demografica segue lo sviluppo economico. In ogni antica società tradizionale vi era una costellazione di strategie "demografiche'', in un certo senso anticoncezionali, che facevano pa11eintegrante della cultura e questo in tutto il mondo. Per esempio c'era un tabù contro ogni attività sessuale durante l'allattamento e quindi i bambini avevano sempre tre o quattro anni di differenza. In nessuna società tribale una donna poteva avere un figlio ogni anno. Lo sviluppo economico invece di creare sicurezza ha creato insicurezza nel Terzo mondo perché la gente è stata allontanata dalla terra che possedeva e gli si insegna che tutto quello che hanno appreso dall'inizio della loro civiltà è falso. Ritornando al suo articolo apparso su "Le Monde Diplomatique" lei ha denunciato, in quel!' occasione, quella che ha definito la nuova ondata colonialistica non più sostenuta dalle nazioni, ma da gigantesche industrie transnazionali. Fin dal 1939, nella riunione dell'Us Council on foreign relations, i dirigenti economici che si riunirono cercarono un modo per piegare l'economia postcoloniale agli interessi del commercio americano, quando la guerra fosse terminata. Questo dibattito
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