Linea d'ombra - anno XV - n. 122 - febbraio 1997

54 INCONTRI/GOLDSMITH Edward Goldsntith LAMODERNITA INSOSTENIBILE MULTINAZIONALEISVILUPPUOMANO Incontro con Francesca Bartellini Edward Goldsmith è un'autorità mondiale in materia di ambiente ed ecologia. Fondatore della rivista "The Ecologist" nel 1969,è autore di numerose opere sul soggetto. Ha ricevuto nel 1991 il "Right Livelihood Award", il Premio Nobel alternativo. Lo sforzo di riflessione di Goldsmith, a differenza di un certo ambientalismo di moda e superficiale, si rivolge in primo luogo alle forn1e di organizzazione economica con la consapevolezza che senza un'attenta e profonda analisi in questa direzione nessun discorso alternativo può essere proposto. Nel libro The Case Againsr G/ohal Economy (di cui ci si augura vivamente la pubblicazione in Italia) intervengono tra gli altri Wendell Berry, Vandana Shiva, Ralph Nader, Jeremy Ritkin, Helena Norberg-Hodge, Maude Barlow ... M,: Goldsmith' di.fi·onte all'allarme sullo stato delle cose nel mondo esiste a suo avviso una presa di posizione critica che possa condurre davvero a un possibile modello alternativo di pensiero e di organizzazione sociale? E che responsabilità possiamo attribuire Non c'è una soluzione facile al problema che ci troviamo di fronte. Non è certamente approvando delle leggi che le cose cambieranno, né saranno i politici o gli industriali a cambiare le cose. Si tratta di un cambiamento estremamente profondo che nessuno è pronto ad affrontare e se questo cambiamento profondo non avverrà la nostra specie sparirà come sono scomparsi i dinosauri e come scompaiono più o meno 150.000 specie viventi all'anno. Io sono convinto che la specie umana sulla terra non sopravviverà neanche cent'anni. È impossibile, uso proprio la parola impossibile, sopravvivere più a lungo. La distruzione degli ultimi cinquant'anni non può che dar luogo, nei prossimi decenni, a una serie di reazioni a catena che condurranno a una trasformazione totale del clima e alla creazione di condizioni alle quali non potremo adattarci. Certamente è negli interessi a breve termine dei nostri industriali e dei nostri politici di continuare in questa direzione facendo finta di far qualcosa. In realtà non fanno neanche finta di far qualcosa, perché con la firma degli accordi sul Gatte con l'attuale organizzazione del mercato economico mondiale abbiamo creato un sistema di "sregolatezza mondiale" in modo da massimizzare la competitività, con l'eliminazione di tutte quelle regole sociali che servono a proteggere gli operai, i malati, la gente che ha problemi di lavoro. Nello stesso tempo andiamo anche verso un ulteriore aumento dell'impatto delle nostre attività sull'ambiente. Non sembra esserci più nessuna coscienza collettiva del rapporto tra essere umano e natura. Si può affermare che il tipo di sviluppo .filoso.ficoche si è imposto alla fine del Rinascimento, con l'avvento della filosofta cartesiana che teorizza un universo.fisico governato dal caos in cui non c'è più traccia di unione tra gli esseri che abitano l'universo, ha accentuato una già esistente tendenza, ali' interno della civiltà di radici greco-cristiane, allo straniamento e alla perdita del sentimento cieli'unità tra essere umano e cosmo? Certamente. Le grandi religioni pagane subirono una degenerazione profonda che preparò l'avvento del cristianesimo e durante questo periodo il senso dell'unità del cosmo si disfece. Ciò che è interessante, se si esaminano le antiche religioni cosmiche, è la constatazione che le basi di queste religioni sono le stesse in tutto il pianeta. Il fatto che una religione messianica come quella cristiana sia potuta sorgere è il sintomo di uno sfacelo delle società pagane preesistenti che, avendo perso la loro propria differenziazione, hanno dato luogo a un pensiero talmente indifferenziato e adatto a chiunque avesse perso le sue radici etniche e sociali. Le antiche società a religione cosmica ruotavano intorno a un concetto estremamente democratico di potere. È un altro errore e luogo comune il considerare la Grecia la culla della democrazia. Forse proprio perché in queste antiche società le vie di accesso al sapere cosmologico e naturale non erano sbarrate. Il villaggio è sempre stato l'unità politica. Ecco un governo democratico che non si basa sulla delega. È virtualmente impossibile una democrazia che non sia diretta ed è quindi evidente che la democrazia allargata a un numero di persone quale quello delle nostre società moderne diventa inevitabilmente un'oligarchia ed esiste un filone di critica interna a questo problema che si è sviluppato a livello di filosofia politica già nel Diciottesimo secolo. Le società primitive, anche se su lati opposti del pianeta, hanno sempre avuto un'organizzazione sociale molto simile: perché un governo sia gestito da quel che si è sempre definito "il popolo" la gente deve per forza conoscersi, non deve delegare l'esercizio del governo a dei funzionari. Invece come lei ha scritto in un suo articolo apparso su "Le Monde Diplomatique" nel 'aprile scorso ormai il nostro pianeta, ali' alba del secondo millennio, è governato da un "colonialismo multinazionale" agli assoluti antipodi di ogniforma di organizzazione democratica. I governi hanno ceduto alle multinazionali e questo è chiaro. Se vogliamo essere concorrenziali con i salari degli operai cinesi bisogna far fuori lo stato previdenziale. Secondo me il ruolo futuro dei governi sarà di proteggere i siti industriali. Ci saranno degli eserciti specializzati per questa funzione. Noi saremo così costretti a tollerare delle enormi industrie, che inquinano i fiumi e l'aria, e che stanno già distruggendo e facendo fallire le piccole industrie. E questo perché tali industrie forniranno posti di lavoro; ma il problema è che queste grandi industrie del futuro saranno quasi completamente automatizzate, quindi non forniranno che pochi posti di lavoro a personale specializzato che si farà venire dall'estero. In effetti non vedo come potremo tollerare queste industrie che non forniranno nessun posto di lavoro sul luogo e, se li forniranno, offriranno compensi bassissimi. Infatti i salari continuano a scendere: in Inghilterra, nel Sud del Galles il salario di un operaio è inferiore a quello di un operaio della Corea del Sud. Quindi l'Inghilterra, il paese che ha piegato il mondo intero alle necessità della società industriale, è divenuto il paese più povero dell'Europa del Nord e ci si vanta anche di questo per attirare i capitali esteri. La conseguenza logica di tutto ciò è che se la gente è pagata così poco, è evidente che non sarà più in grado di consumare. Quindi quello che sarà fabbricato dalle industrie del1'avvenire sarà acquistato dai pochissimi che potranno pagarselo. Cosa pensa del ruolo delle Nazioni unite e delle agenzie specializzate nel panorama politico economico mondiale?

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==