Linea d'ombra - anno XV - n. 122 - febbraio 1997

Si può anche venerare un perfetto idiota, uno che non è portatore di nessuna verità, ma dispone solo di un enorme carisma. No, non mi fido di lei. Ma vorrei tornare sul "senso del limite". Anche la Weil lei insisteva molto sul senso del limite, e forse lei ne aveva bisogno. Ma i limiti uno se li deve porre da sé, in modo libero e consapevole. Prendi la mia vita personale. Sono felicemente sposato, ho un legame con qualcuno e questo naturalmente mi impedisce di fare delle pazzie. Ci siamo sposati perché l'abbiamo scelto. Non è che il sesso è male, il punto è come la gente possa stare insieme ed essere felice. Per esempio l'idea di formare una famiglia. Chiunque ha questa idea riconosce un limite, lo sceglie ... Vorrei tornare al cuore del moderno, che insieme ci affascina e ci respinge. Sì, è vero, oggi tutto quanto si scioglie (osi volatilizza) nel!' aria, come si intitola il tuo saggio. Ma la gente si ostina a creare qualcosa di solido anche sapendo che sparirà tra poco; insomma ha bisogno anche di una qualche visione "religiosa" (per quanto problematica, sincretistica), una cosa di cui non parli 0;f/atto... Aspetta, che intendi precisamente per "visione religiosa"? Be', direi sinteticamente: lafede in una qualche totalità (sia essa Dio o la natura o una legge cosmica o pe,jino la compresenza dei vivi e dei morti), di cui noi tutti facciamo parte. Il mondo non è che comincia e finisce con l'individuo. Sì, è interessante il tuo punto di vista, ma ascolta quello che voglio dirti. C'era una donna, che conoscevo bene, che, a ottant'anni, soffriva di un brutto caso di artrosi e aveva altre quattro malattie. Nel suo ultimo anno di vita era in terribile ambascia e si chiedeva continuamente: "Perché Dio mi fa questo? Cosa ho fatto per meritarlo?" Be', io (che allora avevo venticinque anni) le dissi: "No, ti sbagli, non c'entra Dio, è semplicemente una cosa che ti sta capitando". E allora lei, in tutta risposta, cominciò a disperarsi: "Dunque sto scontando una punizione, però non sono colpevole, hanno preso la donna sbagliata, oppure questa cosa me la sta facendo il diavolo ..." E io: "No, no, hai solo l'artrosi e gli scienziati finora non hanno ancora trovato il rimedio, come per tante altre malattie. Tutto qua". E, tra l'altro, oggi sta accadendo a me. Invece quella donna preferiva l'idea di essere punita, anche se ingiustamente, e che soffriva per questo, piuttosto che pensare a qualcosa che le stava accadendo per caso e che non aveva alcun significato. Mio figlio è stato ucciso a cinque anni, una cosa che puoi leggere nella dedica che ho messo nel libro, per molte persone questo avrebbe rivestito un significato speciale ... che Dio se lo era ripreso ... Be', io avrei sputato su un Dio del genere, avrei maledetto un Dio che si riprendeva un bambino di cinque anni. Meglio, molto meglio che tutto questo non abbia alcun significato piuttosto che cercare di trovarne uno. Ho poi avuto altri figli, ho cercato, faticosamente, di rimettere insieme la mia vita. Tutto questo nell'epoca del controllo delle nascite, in cui puoi decidere liberamente se avere figli ... in fondo è un modo di scommettere sul futuro, di scegliere un futuro. Per i nostri nonni non era così. Se non volevano figli dovevano per forza autoregolarsi, non fare sesso. Mentre noi abbiamo separato l'idea della felicità sessuale da quella dei figli. Tutto questo significa che abbiamo un impegno preciso verso i figli che mettiamo al mondo. Se li facciamo dobbiamo poi aiutarli a crescere. Insomma: crediamo nel futuro. Non so in italiano, ma nella nostra lingua nella liturgia del matrimoni so a un certo punto si dice solennemente: " ... nella ricchezza e nella povertà, nella malattia e nella salute, nel bene INCONTRI/BERMAN 53 e nel male ..." Avere dei figli nell'età del controllo delle nascite significa: credere nel futuro ... Alt, non ti sembra che in questo modo rispunta quella religiosità che prima volevi eliminare? Infondo l'idea difuturo non è che l'idea di Dio trasposta da un piano verticale, di trascendenza, a un piano orizzontale, temporale. Sì, l'osservazione è giusta, ma quando parlo del futuro, di credere nel futuro intendo dire che devi lavorare per ottenerlo. Non è che sta lì, che necessariamente avvenga così come sorge il sole. Devi impegnarti per realizzarlo. Quando avevo vent'anni e desideravo avere un figlio, molti di noi dicevano: "Come potrai crescere un bambino in un mondo come questo?" Un interrogativo assurdo, un'obiezione che trovo ridicola; penso che il mondo dei miei nonni era peggio del mio. Sarebbe come concludere che i problemi del mondo sono così irrisolvibili, che non li puoi sopportare, che non puoi aggiungere altre persone, per non renderle partecipi di questi problemi irrisolvibili! Mi sembra però che da voi la chiesa cattolica, al contrario dell'ebraismo, elude un po' questo necessario impegno individuale (per la comunità, per i figli), sollecitando di fatto le persone a sistemarsi comodamente la vita, sia in questo sia nell'altro mondo. Anche se, devo riconoscere, ci sono pure forme di ... antiumanismo ebraico. Prendi quelle persone che studiano tutta la vita la Cabbala, non hanno figli, immaginano una fo1ma di redenzione apocalittica ... e soprattutto non possono sopportare un mondo dove al mattino un bambino piange e bisogna cambiargli il pannolino. Possono cioè affrontare un'apocalisse ma non cambiare un pannolino! È una forma di snobismo ... anche molti filosofi cristiani non avrebbero voluto sentire le grida dei bambini (o cambiargli i pannolini) che gli avrebbero disturbato gli studi, che li avrebbero distratti. Al che io obietto: certo, li avrebbero distratti, ma forse avrebbero anche potuto ispirarli! Nei ritratti rinascimentali del tipo dello studioso del filosofo, c'è quest'idea che lo studio è un mondo chiuso in se stesso ... Assurdo! Io invece ho sempre pensato in rapporto ai ragazzi della strada ... e per questo che Dio ci ha dato dei grandi cervelli, proprio per poter fare questi collegamenti! Nel mio libro, per esempio, parlo di Bob Dylan e di Lou Reed come artisti pop capaci di risostituire un dialogo con le grida della strada. Ti pongo un'ultima questione. la critica della cultura, sopravvissuta eroicamente fino agli anni sessanta (fino al Paul Goodman e Marcuse che citi nel tuo libro), tende oggi a diventare un genere retorico, reso innocuo, ino_flensivo dalla ù~forme middle class che ci avvolge? Che ne pensi? Alla fine del mio libro mi soffermo sulla gente che si riuniva, che si autorganizzava per protestare contro la grande autostrada, la mostruosa expressway che Robert Moses progettò nel 1953 con effetti devastanti sul Bronx. E non si trattava necessariamente di artisti e intellettuali. E poi: naturalmente il movimento contro la guerra in Vietnam, con quei gruppi che nascevano un po' ovunque, con caratteri provvisori, frammentari ... gruppi formati da persone che probabilmente non avevano molte altre cose in comune. Insomma scoprivamo allora che ci sono persone, magari assai distanti tra loro su tanti piani, che possono raggiungere dei risultati stando insieme, generando comunità e solidarietà; e si tratta di persone che non rientrano in categorie particolari. Credo che la nostra società sia, nonostante tutto, enormemente ricca proprio perché è piena di gente anonima, capace però di organizzarsi in modi imprevisti e di produrre nuovi significati ... persone piene di risorse non sempre visibili.

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