gentilezza che segna l'inconfondibile, affabile radicalità dello scrittore. Testimone brillante e aggiornato di un'epoca, sperimentato cronista della società letteraria postmoderna, una specie di Tom Wolfe iberoamericano? Oppure sonnambulesco inventore di quotidiani mondi allucinati, un Quevedo del tardo Novecento che ci svela le fetide rovine nascoste dietro le facciate nobili dei nostri Suefios senza tempo? Certo due componenti dell'ispirazione donosiana, insieme al romanzo borghese europeo dal quale ha imparato il gusto per i raffinati intrecci narrativi e l'amore per i personaggi simbolici, con una preferenza, atipica nel suo contesto culturale, per le figure e gli ambienti femminili. C'è una caratteristica importante di Donoso, una specie di ineludibile coerenza interna, che a mio avviso lo distingue dalla maggior parte degli scrittori ispanoamericani della sua generazione - della quale egli ci ha lasciato una descrizione tutto sommato bonaria nel famoso saggio Historia persona! del boom ( 1973). Una generazione giustamente interpretata come veicolo di modernizzazione, non solo dell'espressione letteraria ma di una società vogliosa di rompere tabù e costrittive abitudini culturali ancorate a canoni e maniere semicoloniali. Il fatto che numerosi esponenti di tale generazione di scrittori che pure erano riusciti a farsi conoscere nel mondo grazie a un linguaggio di rottura e di apertura veramente moderno, sembrino aver esaurito da anni la loro carica dirompente, accontentandosi di una comoda rendita di posizione nel mercato editoriale, quando non vengono spiazzati dai nuovi miti "sudamericani" inventati dalle case editrici europee, ha finito per creare un profondo iato fra loro e quegli scrittori latinoamericani più giovani che cercano faticosamente di riprodurre un linguaggio e un immaginario letterario all'altezza della fama dei padri. Questa rottura di continuità generazionale è anche prodotto di enormi lacerazioni sociali, economiche, culturali, dietro le quali è emersa di recente una figura nuova in America Latina: lo scrittore specializzato dell'industria culturale, con pretese di riconoscimento istituzionale e mondano assolutamente sconosciute fino a una decina d'anni fa. In questo senso, Donoso è rimasto uno dei pochi maestri la cui opera è percepita da molti giovani come un corpo vivo e palpitante, non ancora completamente svelato, non definitivamente impacchettato e etichettato. Un insieme di testi che rinchiudono tuttora misteri e pericoli non disinnescati, che tengono aperte le visioni su mondi inaccettabili per una società normalizzatrice. La visione critica e demolitrice del mondo tradizionale - quello popolato dai cognomi blasonati e governato da quattro capofamiglie - non si è mai tramutata in Donoso in accettazione della società ruspante di figli e nipoti Chicago boys, né delle merci che si vogliono neutre del postmoderno letterario. E viceversa, lo sdegnato respingere tutto ciò che l'incalzante modernità ha di volgare e superficiale non lo induce a coltivare tardive nostalgie dei bei tempi che furono, quando ciascuno stava al posto suo. Difficile equilibrio in un ambiente culturale dove viene richiesto di schierarsi senza tante ambiguità, pena rimanere escluso dalle sovvenzioni. Continuando fino alla fine a sfidare e provocare i giovani e a cercare dentro di sé un approfondimento dei vecchi temi e fantasmi, Donoso sembrava lottare negli ultimi anni contro la prospettiva di esaurimento di un mestiere, il suo, che era poi quello dello scrittore come un fine, non come mezzo d'integrazione sociale. Tuttavia e malgrado l'inguaribile ottimismo, forse anche José Donoso era un po' stanco e deluso, e sicuramente gli ultimi due libri - Donde van a morir /os elefantes ( 1995), Conjeturas sobre la memoria de mi tribu ( 1996) - risentono di una assenza di confronto o dialogo con la realtà immediata. Ma non era il caso per lui - appartenente a quella razza di scrittori che continuano a scavare sempre nella stessa direzione - di rassegnarsi a un rinnovamento (termine diventato in molti paesi latinoamericani sinonimo di conciliazione, adeguamento al nuovo, rituale di dimenticanza) equivalente a una resa, o di rincorrere altri modi o mode e nuove rispettabilità. Non credo tanto per ragioni di indole politica o ideologica, ma più semplicemente per una questione di sensibilità, Donoso non condivideva - senza per questo diventare polemico o moralista né farne questione d' inamicizia - né lo spirito né la lettera del nuovo corso, minimizzante e formalista, di buona parte della produzione letteraria ispanoamericana negli ultimo dieci quindici anni. La sua cabal/erosidad gli impediva certo di dire male di un altro scrittore, ma il sarcasmo sottile e ben indirizzato non mancava mai nei suoi commenti sulla realtà culturale del paese al quale era tornato per motivi di puro amore. Per niente sottili erano invece le sue invettive contro il modello socioeconomico ultraliberista applicato dal centro sinistra cileno con ammirevole disinvoltura, e in questo senso è probabile che ora la sua immagine, cui ormai è preclusa ogni replica, possa essere recuperata in termini meno scomodi e più funzionali. Faceva impressione il Donoso che, in contrasto con la cattiva salute evidente nel suo fisico fattosi sottile come un sospiro, scambiava con due o tre amici battute piene di futuro, quest'ultimo, per lui fatale, grigio inverno di Santiago, in quella piccola e fredda libreria dove lo aspettavamo ogni martedì, seduti intorno alla stufa a kerosene, per parlare delle luci del deserto di Atacama, dell'Italia, dei monti aragonesi, del padrone del bar dell'angolo figlio di immigranti genovesi e di come il buon rosso cileno lo si destinava ormai solo ali' esportazione. Ai posti senza confini. Bibliografia in lingua italiana: Incoronazione, Garzanti 1972. Il pos/o che non ha confini, Bompiani 1972. L'osceno uccello della 1101/e, Bompiani 1973. Sloria personale del boom, Bompiani 1973. La misteriosa scomparsa della marchesina Loria, Frassinelli 1983. Marulanda. La dimora di campagna, Feltrinelli 1985. Quattro per De(fina, Frassinelli 1985. La disperanza, Feltrinelli 1987.
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