Linea d'ombra - anno XV - n. 122 - febbraio 1997

BrendoBlethyn(Cynthio)e MorionneJeon·Boptiste[Hortense) dramma: o è tragica (e Cynthia possiede per molti versi l 'altezza di un personaggio tragico, dominata com'è dal caso, dal destino, dalla sua femminile impotenza di fronte al male) o è grottesca. Contiene elementi di decomposizione che vanno oltre la mera sfera della "crisi". Lo sforzo di Mike Leigh è quello di lasciar intravedere modelli di "ricostruzione" che non hanno nulla a che vedere con il tradizionale fondamento del1'istituto famigliare e che tagliano trasversalmente il tessuto sociale. La dialettica estraneità-vicinanza dell'incontro al bar fra Cynthia e Hortense (una delle sequenze più alte - diciamolo - del cinema occidentale contemporaneo) è il vero nodo a cui è legata, tutta intera, la convivenza sociale. Piuttosto che sulle dinamiche psicologiche (del resto fondamentali per la resa spettacolare della scena), esso fa perno su uno sforzo di riconoscimento più forte di una battaglia politica: sia Hortense sia Cynthia guardano oltre successo e fallimenti, e sembrano inchiodate nell'immagine come pietre miliari di un cammino tutto da fare. Si può sopravvivere a tutto: la questione è come continuare a vivere. La risposta non ha nulla a che fare con la solidarietà né è ideologica. Cynthia può a suo modo far sedimentare il suo passato (doloroso e confuso, certo, ma inequivocabilmente vissuto); Hortense può fare i conti con un presente diverso da quello che le riserva la relativa tranquillità della sua identità sociale. Insieme mettono in moto una storia, sgangherata, magari, ma finalmente dotata di movimento. Quello che la famiglia non riesce più a fare, se non a patto d'essere contaminata, di attingere a elementi spuri. Il fervorino di Maurice, la "morale" che, da buon zio Vanja, appiccica alle lacrime delle rivelazioni, risulta, non a caso, arretrata, comicamente arretrata. C'è stato uno show-down, è vero, ma le armi morali e intellettuali per interpretarlo non sono quelle pacificatrici della malinconia della verità. La "verità" è semmai quella irrimediabilmente comica del dolore (giacché nulla è più comico del dolore, quando non ha uno spazio che lo contiene). La "famiglia dolorosa" è comica perché piange su una funzione che più non possiede (i melodrammi famigliari di un Matarazzo rimandavano a un istituto sociale che doveva funzionare e per funzionare doveva essere unito). Con il rozzo istinto del marketing alla ridicolmente squinternata famiglia di Beautiful, le tv americane e italiane producono tv-movies "d'impegno" che mettono le mani nel calderone tematico del1'adozione, del matrimonio inter-razziale, inter-religioso, inter-etnico: sentono l'odore del nuovo. Basta però un film come Segreti e bugie per avvertire tutto l'abisso che separa l'esperienza estetica dalla produzione seriale; basta l'incresparsi delle labbra di una attrice straordinaria come Brenda Blethyn per sapere che cosa cercare, con chi, e perché.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==