Linea d'ombra - anno XV - n. 122 - febbraio 1997

LASCUOLAA STILE INTOLLERANTE Serena Daniele La scelta di riproporre oggi un testo scritto nel 1954 e pubblicato nel 1957, anche a firma di Don Lorenzo Milani, può sembrare vana. Invece, in questi giorni in cui viene presentata la riforma della scuola italiana attesa da decenni, le dure scelte chieste da un prete scomodo in tempi lontani sono una cartina di tornasole, il discrimine su cui valutare la radicalità e l'innovazione delle proposte in materia di istruzione, forse l'aspetto più deteriorato della nostra società civile. la ricreazione (E/O 1995), ovvero la requisitoria di Don Milani contro lo spreco "organizzato" del tempo dell'individuo, è durissima, e ali' odierna sensibilità evoca vaghe sensazioni di rigorismo ingiustificato. Come non autorizzare i ragazzi allo svago, soprattutto quello parrocchiale di tanti anni fa, controllato, scelto, diretto perfino dalla Curia, che si fa garante della "moralità" di spettacoli e linguaggi? In realtà la condanna si basa sul semplice assunto che il tempo sottratto allo studio, alla conoscenza, al ragionamento è usato a fini di corruzione della classe operaia. E per questo si oppone inesorabilmente al dilagare dei "ritrovi" (bar, cinema, case del popolo) che in contrapposizione alla sua rigorosa, attivissima scuola, avviliscono il lavoratore dandogli a intendere che può "ricrearsi" solo con la televisione, le tifoserie, il totocalcio, con tutto ciò, insomma, che contribuisca a mantenerlo nello stato di incosapevolezza e ignoranza che tanto fa comodo alla classe dominante. La scuola a stile intollerante, dunque, è quella che al biliardino e al pallone sostituisce lo studio, perché la classe operaia si impadronjsca degli strumenti per migliorare la propria condizione senza rinnegare la propria identità che è, soprattutto, identità di classe. Don Milani credeva in questa identità, e la sua missione pedagogica consisteva nella realizzazione di un libero e critico accesso al sapere. In passo illuminante liquida il mito di "cultura di massa": "cinema e televisione dipendono ambedue per loro natura da organizzazioni molto costose. Era fatale dunque che dovessero cadere in mano a dirigenti la cui unjca preoccupazione fosse quella di contentare gli spettatori". La televisione era nata da poco e già Milani avvertiva la sua funzione di ammortizzatore sociale, di strumento di controllo delle coscienze; quel "contentare" era un tradimento manifesto, il vero maestro deve contrapporsi al venditore, perché questi persegue il soddisfacimento dei gusti, mentre il primo è colui che da quei gusti prende le distanze, cerca di mutarli e contraddirli. Nella sua Scuola, l'impegno ad approfondire problemi e a elevare la dignità del povero, del "prediletto da Dio", nella consapevolezza e nella trasformazione delle condizioni della sua oppressione, non conosceva soste: non poteva Don Milani perdonare chi non sposasse subito la causa dei poveri, chi non desse loro subito tutto il suo sapere. La sua è scuola che non accontenta. E non accontentando, sposta e alza il livello del conflitto. Sono lezioni aspre e appassionate, che costarono a Milani molta irritazione e molti anatemi da parte di laici e confratelli. Lezioni che, a distanza di quarant'anni, colpiscono per la straordinaria lucidità di analisi e di riflessione. Adesso forse non irritano più come allora; ciò nonostante continuano ad alimentare il dubbio, a incrinare certezze, a provocare riflessioni sul significato di radicalità e compromesso, sulla politica come trasformazione della realtà sociale, sulla Chiesa e sul credere. Dispiace pensare che il programma di Don Milani, di cui questo libriccino è parte importante, avesse un limite naturale, qualcosa che lo trattenesse al di qua di una soluzione collettiva alla crisi; ma dispiace ancor più che negli anni seguenti questo limite si sia rafforzato fino a diventare invalicabile anche nel migliore dei suoi successori. UNA VAGA ATTITUDINEA NARRARE Andrea Cortei/essa Il libro d'esordio del ventenne Tommaso Ottonieri (Dalle memorie di un piccolo ipertrofico, Feltrinelli 1980) lo aveva imposto sulla scena letteraria, agli inizi degli anni Ottanta, come uno dei più originali scrittori italiani. Non si potevano considerare certo, però, le Memorie così come il successivo e ancora più complesso Coniugativo (I 984), testi narrativi: I'impaginazione prosastica veniva terremotata da un 'insopprimibile pulsazione ritmica - dall'agogica variata e sfumatissima - ma senza il minimo vettore lineare. Era, semmai (specie nelle Memorie), la grande tradizione francoitaliana del poème en prose a venire rivissuta e rielaborata con grande originalità. Non a caso, negli stessi anni, Ottonieri iniziava a pubblicare su varie sedi i suoi testi poetici veri e propri: ancora più lavorati secondo un'insistente, non meno che madornale partitura ritmocentrica. Di Ottonieri esce ora, a più di sette anni dalla stesura originale (!), mentre ancora si attende la pubblicazione in volume delle poesie di Contatto, il terzo testo in prosa: Crema Acida (Lupetti, Milano, Editori di Comunicazione, Lecce, Piero Manni, pp. 182, Lit. 22.000). Ho detto "testo in prosa", ma vorrei subito specificare come la vera novità di Ottonieri sia la natura autenticamente narrativa di questo suo testo. C'è da intendersi subito, naturalmente: Ottonieri è antipodo tanto rispetto al veterocontenutismo dei neoneorealisti in sedicesimo che a quello scandalistico e meccanico dei "cannibali" prodotti in serie. La "riscoperta della trama" che accomunerebbe tutti costoro è nella maggior parte dei casi una non so dire quanto artificiale riduzione del lavoro narrativo alla sua ossatura elementare, che della scrittura narrativa abolisce tutti gli scarti linguistici, le tensioni marginali, i cambiamenti di stato: che della scrittura narrativa, insomma, abolisce la scrittura. Ottonieri a tutto questo è antipodo proprio per via della sua scrittura: i materiali si affastellano, sulla sua pagina, con un'abbondanza che non è dato reperire in nessun altro prosatore di oggi: la materia linguistica ha raggiunto, rispetto agli

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==