LATRINCEAMORALE SU DONMILAN/!CHIERACOSTUI? DIGIORGIOPECORINI Vittorio Giacopini Nel libro di Giorgio Pecorini su Don Milani (Don Mi/ani! Chi era costui?, Baldini & Castoldi, Lit. 28.000) c'è a un certo punto una vicenda esemplare, un caso davvero sorprendente. È impossibile non farci caso. Nel marzo del 1965 - subito dopo La Lettera ai cappellani militari - lo "Specchio", un settimanale filofascista, pubblica in copertina una foto di Lorenzo Milani. La didascalia recita: "Don Lorenzo Milani, il parroco che piace all"Unità"'. Segue un servizio: "La cellula in parrocchia. Rapporto sui preti rossi". Scoop. L'autore dell'articolo (altro piccolo scoop) si chiama Pier Francesco Pingitore. Vent'anni dopo, trent'anni dopo (oggi), Don Milani è morto e sepolto e Pingitore lavora per la tv, viene pagato bene, firma tutt'altro genere di cose: Crème Caramel, Biberon, Rose rosse, Bucce di banana. Una carriera fortunata. Una vita italiana. Dallo "Specchio" al Bagaglino, passando per Craxi. Sono fatti così: non affondano mai. Mal 'irresistibile ascesa mediatica di Pier Francesco Pingitore non è un caso isolato. In Don Mi/ani! Chi era costui?, altri volti, altre voci riaffiorano immancabili dai grandi magazzini del passato. È un catalogo impressionante di incomprensioni e di luoghi comuni, di meschinità. La vicenda "postuma" di Don Milani (che Pecorini ricostruisce bene) ci dice così anche qualcosa di molto importante sulla nostra storia recente, sui suoi protagonisti, sulla malafede di un ceto intellettuale troppo saccente, troppo invischiato con il potere, troppo accecato dai suoi pregiudizi per ragionare e scrivere con onestà. È sintomatico. Ultracattolico, autoindulgente, tollerante fino ali' indifferenza, questo paese produce quasi sempre censori "esagerati", sempre sopra le righe, sempre spaventosamente privi del benché minimo senso del ridicolo. Sebastiano Vassalli è salo l'ultimo della serie. Paginone cultura di "La Repubblica", cinque anni fa. Articolo centrale: Don Mi/ani, che mascalzone! Vassalli ci va giù pesante. Mito abusivo di decenni passati con molta rabbia e con molto rancore, Milani era un "maestro manesco e autoritario", un ciarlatano, un esempio pericoloso. "Atto di calcolata falsificazione delle realtà e di violenta demagogia", la Lettera a una professoressa (il "capolavoro della saggistica politica degli anni Sessanta", secondo Alfonso Berardinelli), diventa nella ricostruzione di Vassalli una dichiarazione di guerra e una minaccia. In un 'Italia confusa e turbolenta, la Lettera avrebbe scatenato niente di meno che un'autentica caccia alle streghe (Vassali - LorenzoMilani. ArchivioEffigie. si sa - è un esperto di streghe). Barbiana-Salem, allora; Milani-McCarthy: dopo la Lettera "migliaia di insegnati seri e preparati ... si trovarono da un giorno all'altro segnati al dito e braccati dall'ira delle folle: erano loro la causa di tutti i mali e di tutti i dissesti della scuola italiana!" Turbe di ossessi che schiumano di rabbia, maestri in fuga, roghi di libri, cattedre fatte a pezzi, scuole in fiamme. Meno fantasioso, Don Baget Bozzo (non poteva mancare) tocca invece direttamente i nodi della religione e del potere. "Don Milani fu un prete e un parroco, ma mai nei suoi scritti vi sono accenni spirituali: le sue opere sono un vuoto ... di teologia e di mistica. Ci si può domandare in che senso i suoi scritti siano un documento cristiano". Per Baget Bozzo, (ex braccio destro del cardinale Siri, ex consigliere di Craxi, ora sacrestano titolare di Silvio Berlusconi e del Polo tutto) un prete che non parla di Dio è un'impostore. "Il suo sacerdozio" aggiunge Baget "era uno strumento per avere autorità sociale, per essere il capo di Barbiana". La posizione dell'eremita-teologa-editorialista televisiva Adriana Zarri è più sfumata nel tempo, più articolata. 1965: la Zarri non ha dubbi. Pessimo prete, questo don Milani, "settarismo, fanatismo, spirito gregario, accecamento". "Fa meraviglia",
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