LAPOETICADELDESIDERIO CINEMAANARCHICOESUPERFLUO EnricoGhezzi Questo incontro doveva aprirsi nel segno del "non fare" con un intervento di Carmelo Bene, una specie di anatema. Voi conoscete Carmelo Bene e sapete che ha smesso di fare cinema da molti anni, ha anche evitato di parlarne, era una forma vivente di rifiuto, una affermazione di negazione del cinema e della necessità di farlo; e questo mentre assistiamo a percorsi inversi (dal teatro al cinema al teatro, il caso dei Teatri Uniti di Martone e di questo gruppo di scenografi, registi, attori, autori coautori napoletani) Ma Bene è venuto a mancare per una caduta influenzale proprio alla fine del montaggio di Horror Suite. Volevo dare alcune spiegazioni sulle coordinate, per qualcuno vaghe, di questo incontro. Rischio di parlare di parole, però credo che, mentre c'è un fermento, un desiderio di cinema, siano proprio le parole a venire meno. A me piace molto un vecchio motto sessantottesco francese vagamente situazionista che diceva "Vogliamo parole, non fatti" e sono convinto che da un lato la necessità, dall'altro la scarsità di parole siano un dramma per il cinema italiano. Naturalmente non mi riferisco ai dialoghi, ma alla possibilità di parlare senza essere subito pesati politicamente ed economicamente. L'effetto più disastroso e purtroppo dominante del cinema italiano degli ultimi due decenni è proprio ormai quello delle "economiche" contrapposto alle "poetiche", che si vuole qui proporre in modo perfino buffo, con quel po' di ottusità che ognuno di noi o di voi sperimenta facendo cinema. Negli anni novanta ci sono state delle occasioni di parlare di film, di modi di fare cinema, a proposito dei film di Martone, di Corsicato, del successo o insuccesso di film italiani proposti, sostenuti e amati, oppure l'incresciosa vicenda legata all'uscita del film di Maresco Lo zio Brooklyn . Ecco, superare questo primo effetto perverso della nomenclatura del lamento della richiesta di sussidio del cinema italiano (quel cinema che in una sua parte è qui riunito), sarebbe già una cosa non di poco conto. L'intento iniziale di questo incontro era quello di arrivare auna sorta di definizione un po' più precisa, in senso più fotografico, di quello che si era abituati a considerare cinema. Ne parlavo con Mario Martone e altri amici e non appena abbiamo lavorato su questo concetto un po' empirico è venuto fuori che, proprio empiricamente, il 70, 80 percento del cinema italiano di oggi e probabilmente di tutto il cinema europeo è cinema forzatamente raro, curioso, d'autore, perfino paradossalmente i film di Verdone, Vanzina hanno una loro rarità, non scaturiscono da una media industriale. Le due parole indicate come tema ipotetico di questo convegno, il desiderio e le poetiche, sono sicuramente parole in parte desuete. Quando parlavo di mancanza di parole intendevo una sorta di crisi nella crisi, come se si fosse da sola ingolfata e ferTAORMINA ARTE1996/GHEZZI 35 Pappi Corsicato FotoGiovanni Giovannetti/Effigie. mata, per produrre inquietudine e quel desiderio di cui parlavo all'inizio.Il ruolo terribilmente potente della televisione in Italia ha sicuramente desertificato la prospettiva per il cinema che oggi non solo non è garantito ma addirittura è assistito per definizione anche da se stesso, dato che l'autore, che sia Spielberg o il piccolo autore indipendente europeo, è costretto spendere metà del suo budget per convincere gli spettatori ad andare al cinema. Questo non accadeva negli anni cinquanta o sessanta, quindi il cinema non è più un luogo dove prima di tutto si va, e poi si sceglie, poi si formano gli amori, le gerarchie, le passioni, gli attori, i registi, le storie, i generi. Il cinema non è più al mondo da diverso tempo e un ruolo simile lo ha questa presenza televisiva alla quale non si ha bisogno di accedere ma che accede lei continuamente, docilmente, con una portata in senso fluviale, acquatico, paurosa di immagini. Questo cinema che non ha più un ruolo, un compito, una posizione sociale, in qualche modo ha il dovere o la possibilità di riconoscere questa nudità, questa mancanza di manti, di compiti sociali, di riconoscersi in una anarchica gratuità, superfluità e di puntare sull'intensità di questa nudità, sul desiderio di fare film e sulla forma di questo desiderio, su quale tipo intensità emotiva. Non ho mai moderato un dibattito non sono capace di condurre o moderare, sarò facilmente subornabile, quindi perdonatemi o subornatemi.
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