IL CINEMA DA FARE ARTEP, OETICAD, ESIDERDI FINEMILLENNIO IN SPOGLIO R~GIME DI VERITÀ SE,COME, PERCHEFARECINEMA IN /TAL/AOGGI MariaNadotti Ideato da Enrico Ghezzi, ali' interno di Taormina Arte 1996, si è svolto dal 26 al 29 dicembre scorso un convegno dal titolo Si può fare ma si può anche non fare (il cinema: desideri e "poetiche" del cinema italiano fine secolo e fine millennio). Quattro giornate di studio e discussione aperta a cineasti, attori, sceneggiatori, operatori, a chi insomma il cinema lo fa, ma anche a critici, distributori e organizzatori. Moltissime le presenze, da Bernardo Bertolucci a Mario Martone, da Pappi Corsicato a Marco Ferreri, da Paolo Rosa a Franco Maresco. Numerosi e silenti gli attori. Presenti, in rappresentanza della critica, Adriano Aprà, Alberto Farassino, Gianni Canova, Goffi·edo Fofi e molti altri. Invitati - è parso di capire - più in funzione di gadget culturalspettacolare che di veri interlocutori, alcuni "giovani" scrittori, cannibali, trashisti e altro, da Aldo Nove a Tiziano Scarpa. Poche, ma significative assenze eccellenti o omissioni. Intanto Nanni Moretti, evidentemente non interessato al ghezziano, solitario e/o collettivo,flusso di parole. E poi Gianni Amelio, ammalato, a cui sarebbe stato bello chiedere in che "poetica" rientrino il suo recente mediometraggio targato Unicef sui bambini di Bosnia e le accorate dichiarazioni di pentimento che lo han.no accompagnato sulla stampa. Nell'assoluto e volutamente caotico pieno di parole e di immagini (a lato, alle spalle, diji-or1.teagli oratori, implacabili e concorrenziali, un medio schermo e tanti monitor rigurgitanti di film sadicamente decapitati del- /' audio) poche le sorprese e le scoperte, come se i giochi, le posizioni, gli schieramenti fossero da tempo e irrevocabilmente giocati. Dominante l'effetto di déjà vu. Ed è per questo che va reso merito a Mario Marton.e che, nel tardo pomeriggio della terza giornata dei lavori, nella languente e appannata sfilata di interventi e interventini rivendicativi, lagnosi, colpevolizzanti, vittimistici, autopromozionali, opportunistici, falsorabbiosi eccetera, ha preso a parlare di cinema, a raccontare con passione come lui, in prima persona,fa cinema. E poiché - come si sa - il dir di sé e dei propri oggetti di desiderio in spoglio regime di verità, disinteressatamente, produce contagio e forza di trascinamento, per almeno un'ora, in questo convegno tutto muscoli doloranti, generalizzazioni e dissonanze, si è creato il calore di un discorso amoroso dove i fatti e le parole si tengono, poiché sono e si sanno reciprocamente necessari. Un'osservazione/quesito finale, prima di cedere il campo ai documenti, vale a dire a quegli interventi che a Taormina ci son.o sembrati più sign(ficativi, utili, non autoriferiti o troppo furbescamente trendy: se è giusto che gli "uomini di cinema", come li chiama Canova, si interroghino sul loro desiderio o necessità di (fare/leggere) cinema, come interpretare il vuoto di analisi e persino di presenza femminile che ha caratterizzato le giornate di Taormina? Che in Italia il cinema sia ancora una cosa da e tra uomini, che esclude le donne o da cui le donne si autoescludono, espellendole/si dalla scena non appena fuori dalla (per lo più attoriale o spettatoriale) scena filmica? Se cosi fosse, varrebbe la pena di ragionarne a fondo, magari in alcune giornate ad hoc, senza piagnistei o vittimismi, senza invocare discriminazioni di stato e logiche da club per soli uomini, senza farne una questione di numerica correttezza politica. Il "la", infondo, in assenza di parole di donne, a Taormina lo ha dato un insospettabile e commosso Bernardo Bertolucci, invitando a prendere atto che oggi la vitalità del cinema si affida anche e proprio ali' "implosione dell' universo femminile"
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