28 GEOGRAFIELETTERARIE/ISLAM to alla differenza", la mobilitazione di Sos-Racisme aveva dato vita a un diffuso tessuto associativo e militante raccogliendo la forte volontà di lotta contro la discriminazione sociale proveniente dai giovani di origine immigrata delle banlieue urbane, che in realtà esprimeva una spinta all'integrazione, alla parità di accessi al lavoro e alla ridistribuzione delle risorse. Per i giovani degli anni Novanta, che vivono l'emarginazione delle periferie disgregate, la disoccupazione e l'esclusione dai consumi della società opulenta, queste prospettive hanno perso credibilità. Di qui, dall'esperienza dell'esclusione che si incontra con la crescita dei movimenti islamici e della loro radicalizzazione integralistica - dall'affare Rushdie alla guerra del Golfo - la riscoperta dell'appartenenza comunitaria che offriva un nuovo terreno di identità non soccombente. Parallelamente al mutare del paesaggio sociale, anche i riferimenti ideologici dell'antirazzismo di sinistra subivano profonde revisioni: il "diritto alla differenza", che ne era stato la bandiera in chiave di pluralismo egualitario, si trasformava nella logica della "differenza dei diritti", ed era recuperato dalla Nuova destra (per il tramite delle teorie di Alain de Benoist, che poi ne ha preso le distanze) in tennini di differenzialismo neoetnico, che fa dell'irriducibilità delle differenze un argomento a favore dell'esclusione. Già alla fine degli anni Ottanta Michel Rocard, esponente di primo piano del partito socialista, aveva lanciato la parola d'ordine del "diritto all'indifferenza", inteso come "alla somiglianza", e Fodé Sylla, presidente di Sos-Racisme, organizzazione che si era espressa con vigore contro le prime espulsioni dalle scuole per il velo nel 1989, nel 1994 era schierato fra i sostenitori dell'intransigenza. Da allora, dal "caso del velo" come emblema della crisi dell 'assimilazionismo e delle impreviste avventure della "differenza", si è sviluppato un ampio dibattito, politico e intellettuale, a molte voci in tema di uguaglianza e differenza, universalismo e particolarismo, individuo e comunità. Ma ci porterebbe lontano. Se nella capacità di trovare punti d'incontro, di inventare nuovi linguaggi condivisi dei diritti umani che evitino il radicalizzarsi di queste antinomie, si gioca il futuro democratico dei nostri paesi, un proficuo campo di esplorazione ci è offerto dai segnali emergenti delle nuove identità collettive che si esprimono attraverso un lessico musulmano: esse assumono i contorni di un "prisma" - citando Gilles Kepel - "per osservare come, intorno a quali costruzioni di identità, si strutturano le nostre società post industriali, al di là della stessa questione islamica", nel declino del conflitto di classe e del movimento operaio che aveva funzionato da potente canale di identificazione collettiva, anche per gli immigrati, nella condizione di lavoro. Nonostante le diversità delle tradizioni storiche e giuridiche rispetto alla Francia repubblicana, che non riconosce corpi intermedi fra il cittadino e lo stato, anche nelle società nordamericana e britannica, che hanno una marcata caratterizzazione multietnica e differenzialista, le esperienze di reislamizzazione comunitaria presentano significative analogie. Presso i neri d' America l'islam è un'invenzione del nostro secolo, connesso a un mito di ritorno alle origini, e dagli anni trenta della Grande depressione la Nazione dell'Islam, nella linea che dal suo "messia" W.D. Fard, attraverso Elijah Muhammad e Malcolm X, porta a Farrakhan, ha raccolto proseliti fornendo un linguaggio alla rabbia e alla disperazione dei ghetti, oscillante fra l'autarchia comunitaria e il separatismo con venature razziste (soprattutto antisemite) nella contrapposizione di una società "virtuosa" a quella immorale e corruttrice dei bianchi, fino a infiammare la rivolta per le vie di Los Angeles e a mobilitare una massa imponente di soli neri maschi nella marcia silenziosa per le vie di Washington. Elezioni in Algeria FotoMoxppp/Controsto. Nel 1989 in una piazza di Bradford, nel Nord dell'Inghilterra, con un rogo del libro di Rushdie guidato dal Consiglio della moschea locale si accendeva la miccia che, rimbalzando lungo i fili nevralgici del radicalismo islamico fino all'India e al Pakistan, avrebbe prodotto lafatwa di Khomeyni contro lo scrittore imputato di blasfemia. La campagna contro Rushdie, anglopakistano e musulmano di origine, è l'episodio più vistosamente clamoroso della difesa della coesione comunitaria dalle tentazioni dissolutrici della cultura secolarizzata, di cui partecipano soprattutto le giovani generazioni ben rappresentate dai film e dai romanzi di Kureishi. Eppure nel Regno Unito, dove la cittadinanza non coincide con la nazionalità (in massima parte indopakistana per i musulmani), i diritti comunitari in campo scolastico, religioso, assistenziale sono ampiamente riconosciuti come eredità del Commonwealth. Dal mitico me/ting-pot americano, all'Inghilterra del multiculturalismo post imperiale alla Francia assimilazionista, in cui vige la legge del suolo e non del sangue (va ricordato che le ragazze che portano il "velo" nelle aule scolastiche non sono straniere residenti, ma in massima parte cittadine francesi a pieno titolo essendo nate da immigrati della prima generazione), si possono cogliere delle linee comuni nella "rottura culturale volontaria, su una base di identità comunitaria, con i valori dominanti di nazioni di cui sono per la maggior paite cittadini di diritto", proprio quando le società occidentali paradossalmente sembrano "evolvere verso l'indifferenziazione crescente delle identità culturali ereditate e la loro dissoluzione nel consumo universale de-
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==