Linea d'ombra - anno XV - n. 122 - febbraio 1997

GEOGRAFIELETTERARIE/ISLAM25 KhalidaMessaoudi,alla manifestazioneantiterrorismo.FotoBador/Rea/Contrasto. slam pluralista dei villaggi, entrambe ben testimoniate nel suo racconto dalla figura del padre, impiegato statale capace di infuriarsi con i figli se osavano giocare con i timbri dell'ufficio (proprietà dello stato!) e di non mettere più piede nella moschea quando l'imam locale, nei primi anni dell'Algeria indipendente, fu sostituito da un altro nominato dal neoistituito ministero degli Affari religiosi. Episodi concreti, memorie personali che mostrano come la distinzione tra sfera pubblica e sfera privata, tra religione e politica, che gli integralisti pretendono di cancellare con il terrore armato, trovino radici e ragioni molteplici in quella società, nell'irreversibile incontro con la modernità ma anche nella tradizione profonda dell'islam razionalista e tollerante. Oell 'islamismo, che "non è contenuto nell'islam", Messaoudi mostra i fili che lo legano, oggi figlio-rivale, al regime dell'Fln, responsabile della riduzione dell'identità algerina all'arabo-islamismo e di aver modellato su tale tradizione, esaltata in versione social-modernista da Boumedienne, il sistema educativo, il diritto di famiglia e la condizione giuridica e sociale della donna. Nella rilettura di questo processo, che trova le sue premesse nell'opzione identitaria impostasi già alla fine degli anni Quaranta all'interno del movimento nazionale, viene sottolineato il ruolo cruciale - in un paese in cui il 70 percento dell'attuale popolazione ha meno di trent'anni - giocato dall'arabizzazione della scuola nella lingua, con l'adozione dell'arabo classico (lingua artificiale quanto, da noi, il latino), e nei contenuti culturali dell'insegnamento, fortemente condizionati dal regime e in particolare dalle sue componenti religiose e panarabiste (racconta Messaoudi come solo nel 1979, in Francia, sia arrivata a scoprire il genocidio ebraico). Parallelamente alla scuola laica (dove andavano comparendo sezioni e maturità in "scienze islamiche"), proprio Boumedienne aveva creato una rete capillare di istituti di insegnamento religioso, disseminati anche nei luoghi più sperduti del paese e autorizzati a rilasciare diplomi equivalenti alla maturità, veri centri di formazione e irradiazione degli integralisti che negli anni ottanta, oltre a gestire le moschee, si impadronirono di tutti i comitati studenteschi. Ma la svolta decisiva in direzione della versione islamica del nazionalismo algerino, da quel momento per Messaoudi irriformabile dall'interno, è fissata nel 1984, quando l'Fln, allora presieduto da Chadli Ben Djedid, varò il Codice della famiglia attualmente in vigore, totalmente ispirato alla sharia, alla più zelante interpretazione della legge islamica, che cancellava d'un colpo i diritti delle donne garantiti dall'eredità del codice civile francese e dagli spazi conquistati dal forte protagonismo femminile durante la lotta di liberazione, e nonostante la presenza di un forte e combattivo movimento femminista che, insieme al movimento berbero, negli anni Ottanta rimase l'unica voce nella sfera pubblica a reclamare l'attuazione dei principi universalistici e costituzionali. Il nuovo Codice sancisce una condizione di permanente minorità della donna, sottoposta alla tutela del padre, del fratello o di altro parente maschio, poi del marito, e impedita a decidere di sé in tutto l'arco della vita: istruzione, lavoro, matrimonio, divorzio, eredità. Per sposarsi una donna ha bisogno dell'assenso del suo "tutore matrimoniale", mentre gli uomini

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