Linea d'ombra - anno XV - n. 122 - febbraio 1997

12 GEOGRAFIELETTERARIE/CHAN Jeffery Paul Chan .. ILPARADOSSODELLASEMPLICITA Incontro con Scilla Finetti Jejj; vorresti raccontarci la storia della tuafamiglia, quando si è stabilita in California e come è stata la loro esperienza di immigranti? Volentieri. La storia della famiglia di mia madre è quella che conosco meglio. Il padre di mia madre era un erborista e iniziò questa attività a San Francisco intorno al 1907, poco dopo il terremoto. Sua moglie, che aveva i piedi fasciati, e le due figlie riuscirono a entrare in California prima dell'ultimo Exclusion Act del 1924. Mia madre era la quinta di sei figlie nate una dopo l'altra; poi vennero tre fratelli. Una sorella morì adolescente, ma tutti gli altri vissero oltre gli ottant'anni, salvo mia madre che morì di cancro a quarant'anni. Per proteggere la famiglia dalle cattive abitudini della "società degli scapoli", mio nonno allevò i suoi figli nella religione cattolica. Tutti furono battezzati nella Chiesa di San Pietro e Paolo di Chinatown da preti italiani immigrati e i fratelli nati in America frequentarono un liceo cattolico. Solo il minore però fece l'università. Ovviamente in questa famiglia la preferenza data ai maschi rispetto alle femmine era grande: le figlie subivano un trattamento ingiusto sia per le aspettative riguardo agli studi sia per la divisione del lavoro in casa e persino nella divisione delle proprietà. Pensa che quando mia nonna morì nel 1955 solo i maschi ne ricevettero l'eredità. Le figlie venivano sempre considerate le mogli di "altre famiglie". Mia zia Esther, che è morta l'anno scorso, si lamentava spesso apertamente di questa ingiustizia; nello stesso tempo però le faceva molto piacere stare vicina ai fratelli. Amava ripetere questo concetto: "La Chiesa ci insegna a perdonare, ma la divinità ci insegna a non dimenticare mai". (L'ho persino usato in un racconto.) La storia di mio padre, invece, è molto più oscura. Lui mi parlò dei suoi genitori solo due volte. Dai suoi pochissimi ricordi d'infanzia, so che è nato e cresciuto vicino a Carson City nel Nevada, dove suo padre, che era anche un giocatore d'azzardo, lavorò come addetto alle pulizie delle carrozze ferroviarie, e per un po' gestì un ristorante e una piccola pasticceria vicino alla Stewart Indian School, che adesso è un carcere. Sembra che dopo la scuola elementare venisse affidato alle cure di una donna americana nubile. Poco prima di morire mi raccontò qualcosa: mi disse che il padre riapparve improvvisamente il giorno della sua licenza liceale a Carson City (forse nel 1937) e lo portò a comprarsi delle scarpe e il suo primo vestito. Poi, da certe fotografie di un album che lui conservò fino alla morte di mia madre, da quelle dei suoi matrimoni successivi, dai ritagli di giornale riguardanti la sua carriera atletica durante il liceo, parlando con i suoi compagni di scuola del Nevada cinquant'anni dopo, scoprii perché non voleva parlare del suo passato sembra che suo padre avesse commesso qualche reato e fosse stato deportato o comunque se ne fosse ritornato in Cina di sua volontà prima della seconda guerra mondiale. Ma il fatto più interessante di cui sono riuscito ad avere conferma riguarda sua madre, che era figlia di un cinese che aveva vissuto a Denver, Colorado ( 1890-95 circa) e di una nativa americana probabilmente della tribù Ute. Questa tribù, di cui esistevano due rami, scomparve nel periodo successivo alla guerra di Secessione quando tante tribù furono spinte a morire nel punto più occidentale del loro esilio, in Colorado e nella Utah meridionale. Ho cercato di rintracciare questo legame con la tribù Ute, ma la loro organizzazione mi ha comunicato che i loro archivi partono solo dal 1936. So che una donna con lo stesso nome fu multata per la violazione del domicilio coatto e viene descritta come una prostituta occasionale. Questi fatti e un accenno fatto da mio padre sulla sua capacità di maneggiare ferri da stiro pesantissimi quando lavorava nella sua tenda lavanderia sulle rive del Lago Tahoe in Nevada, mi ha fatto pensare che probabilmente era davvero una prostituta. Nelle regioni del Nevada dove viveva la sua famiglia, la prostituzione era ed è tuttora frequente e legale. Ho usato tutte queste circostanze sia nel mio racconto Jackrabbit sia nel lavoro teatrale Bunny Hop; però li ho scritti entrambi prima di cominciare delle ricerche. Tra parentesi, io e mio padre restammo senza parlarci dal 1967 al 1975, quando, come gesto di riconciliazione, lui venne con la sua terza moglie a vedere Bunny Hop a Los Angeles. Dopo la rappresentazione, venne a stringermi la mano, quindi salutò e se ne andò. Poi, nel 1989, chiese di vedermi. Aveva avuto un infarto e capiva che la sua ora era vicina. Vide i miei figli per la prima e unica volta in quell'occasione e mi disse che era stato molto colpito da quello che avevo scritto, che ci si riconosceva e che avevo indovinato giusto. Fu tutto. Morì pochi mesi dopo. Chiesi a sua moglie se aveva conservato qualcosa della sua infanzia o della mia. E lei mi rispose che aveva distrutto e gettato via tutto prima del loro matrimonio. Non aveva tenuto niente del suo passato. C'è anche un altro lato di mio padre di cui vorrei parlare: da quando se ne andò dal Nevada fino alla seconda guerra mondiale, fece il camionista per un'impresa ortofrutticola, la China Grocery Stores di San Francisco. Gli amici che lo conobbero in questo periodo si ricordano di lui come un tipo "Wild West". Quando arrivò, non parlava cinese, solo inglese. Poi nel 1946, decise di andare al! 'Università di Berkeley, si iscrisse alla Dental School e nel 1951 prese la laurea di dentista. Guarda che mi sono spesso imbattuto in storie come quella di mio padre. Non era affatto raro che gli immigrati cinesi della frontiera sposassero donne native: erano entrambi staccati dalle culture originali e così in questa diaspora riuscivano a trovare conforto e sostegno. I figli che nascevano da questi matrimoni erano odiati e avrebbero trovato poco sostegno nella società bianca. Ma mio padre e altri come lui trovarono protezione in quei cristiani dotati di forte personalità, che li allevarono e diedero loro un'educazione. Una volta che chiesi a mio padre perché era venuto a San Francisco dopo il liceo, mi rispose che la donna che l'aveva allevato gli aveva detto che non poteva più stare con lei, che era tempo per lui di tornare tra la sua gente. Ho un fratello che ha otto anni meno di me; è sposato, ha un figlio e fa l'attore a Hollywood. Da parte di mia madre ho tre zii e una zia e tantissimi cugini e parenti acquisiti. Dalla parte di mio padre non rimane più nessuno. Ho trovato un certificato di nascita di qualcuno che forse era suo fratello, ma le date e i luoghi non sono chiari perché mio padre cambiò nome quando venne in Ca1ifornia negli anni trenta. Forse ha anche usato la data di nascita di suo fratello. L'unica cosa che posso immaginare è che forse il padre non fosse lo stesso o che il fratello non avesse l'aspetto abbastanza cinese per seguire le orme di mio padre. Presentando il tuo racconto Auntie Tsia lies dying il curatore scrive: "Chan non avrebbe fatto altro che vagare da un modello letterario angloamericano ali' altro se suo padre, ftglio di

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