Linea d'ombra - anno XV - n. 122 - febbraio 1997

SCRITTORE DI RAZZA JEFFERYPAULCHAN EL'IDENTITÀCINOAMERICANA a cura di Scilla Finetti Lo scrittore cinese americano Jeffery Pau/ Chan è nato a Stockton, California nel 1942. Vive a Faùfax con la moglie Janis Fischer, saggista e regista di teatro, e ha due figli ormai grandi: la maggiore, Jennife1; insegna inglese in Cina e Aaron Bear studia teatro a Seattle. Jefl Chan insegna letteratura asiatica americana alla California State University di San Francisco, dove dirige il programma di Asian American Studies. Ha fondato con altri scrittori asiatico americani il Combined Asian American Project, che ha l'obiettivo di documentare la contrastata vicenda del/' immigrazione asiatica in America e di valorizzarne e divulgarne la letteratura. (Eccezionale da questo punto di vista è il bel libro di Philip P. Choy, Lorraine Dong, Mar/on K. Hom Coming Man. 19th Century American Perceptions of the Chinese, Joint Publishing (H.K.) Co.Ltd. 1994, che ricostruisce attraverso le illustrazioni dei giornali cieli'epoca il modo con cui la stampa americana considerò e descrisse i cinesi.) Je.ffChan è uno scrittore arrivato alla letteratura attraverso i multiformi e convulsi percorsi di ricerca, tipici della generazione che ha vissuto la contestazione studentesca del 1968. Ventenne, va al 'Università di Barcellona afare il lellore d'inglese e a studiare la cultura spagnola. Ritornato in patria si laurea in scien:e politiche, insegna al San Francisco State College, seguendo al tempo stesso un corso di creative writing. Intanto si interessa anche di fotografia, collabora a programmi di creative art con la rivista "Ramparts" e studiafolklore. Comincia in questo periodo a pubblicare saggi e racconti per "Yardbird Reader", "West", "Amerasia Journal" e altri periodici. Collabora come critico teatrale al/' "lndipendent Journal" di San Francisco e il suo lavoro teatrale Bunny Hop è rappresentato a Los Angeles dalla compagnia East!West P/ayers. In questo lavoro e nei suoi primi racconti Auntie Tsia Lies Dying ( 1972) e Jackrabbit ( 1974) l'esperienza dell'isolamento umano e culturale delle comunità cinesi americane trova un' inedita espressione e apre nuove strade alla produzione lelleraria di queste etnie. Nel /974 esce la prima antologia di scrittori asiatici americani ( AJII EEEEE An Anthology of Asian American Writers, Howard University Press, Washington D.C.) con una prefazione di Jefl Chan, Frank Chin, Lawson Fusao lnada e Shawn Wong, che, respingendo gli stereotipi bianchi della "model minority" e rivendicando orgogliosamente/' "americanità" di questa letteratura, rappresenta il manifesto della riscossa asiatica mericana. È su questa antologia che Chan pubblica il racconto The Chinese in Haifa ( "Linea cl' Ombra", anno Xli, luglio/agosto /994, n. 95) attraverso il quale l'autore riesce, con grande spregiudicatezza, ad allargare i confini di una r(flessione sulle problematiche che emergono dal vissuto delle minoranze etniche. Per la seconda antologia che esce nel 1991 (The Big AIIIEEEE An Anthology on Chinese American and Japanese American Literature, Penguin Books, New York) Chan scrive JefferyPoulChon. ancora Cheap Labour, un racconto ambientato in un accampamento di lavoratori a contratto alla vigilia della seconda guerra mondiale; e infine Sing Song, Plain Song e Eat Everything Before You Die. La c(fi·a che contraddistingue lo stile di Chan è la precisione del dettaglio: attraverso di esso/' autore riesce a trasmettere sostanza e contorni dell'ambiente, delle atmosfere, degli stati d' animo. E benché questa analisi dei particolari minimi sia portata avanti con accurato realismo, la struttura in cui sono immessi porta i segni del paradossale eppure coerente costruirsi dei sogni. Questa tessitura, realistica e onirica al tempo stesso, fa da filtro al messaggio affettuoso, seppur disincantato dell'autore, che si tiene lontano sia dalla visionaria trasgressivitcì di 1111 Frank Chin che dalle suggestioni eclettiche di una Kingston. Particolarmente acuto e lungimirante è lo sguardo che Chan dirige sulle minoranze etniche, interrogandosi sul loro futuro e r(flettendo sui limiti delle loro pur giuste rivendicazioni. Il tempo che ci sta alle spalle, e che tutto pareggia, sembra aver gellato una patina sulle rivendicazioni primitive e rende urgente la ricerca di nuovi sbocchi e di scambi più fecondi.

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