BelgradoFotoTomislavPeternek/Sygma/G.Neri. dover ammettere che, dopo lo shock iniziale, ci siamo abituati a Mostar. Siamo coinvolti nel vero clima della città. li contesto di Mostar è più forte della sua immagine. I volti delle persone che si incontrano sulle strade comunicano energia, Mostar è una città in cui si intrecciano relazioni umane per strada. Questa stessa energia l'abbiamo trovata all'Omladinski Centar. Questo centro è gestito da ragazzi (il più vecchio fra loro ha 28 anni) che si sono assunti, in collaborazione con alcuni gruppi teatrali, la responsabilità di organizzare e gestire completamente il festival. Questa edizione del festival risponde quindi a una forte esigenza di riportare a Mostar il teatro. (Prima della guerra l'attività culturale, e in particolare quella dei teatri di Mostar, era molto intensa.) In pochi giorni, durante il festival, sono nati progetti per il futuro teatro di Mostar, scambi tra le compagnie ospiti, lavori di gruppo tra attori austriaci, polacchi, spagnoli e mostarini. Tutti gli spettacoli del festival sono stati visti da moltissimi spettatori, gli stessi che si fernrnvano poi al centro per partecipare agli incontri che seguivano gli spettacoli. Durante questi incontri i DA MOSTAR/TEATRO 9 componenti delle compagnie, che avevano rappresentato il loro lavoro, venivano interrogati sui motivi del loro fare in modo esplicito, senza frasi di circostanza, a volte criticando in modo diretto le scelte delle compagnie. Tra le compagnie ospiti e il pubblico il confronto è stato interessante e chiaro. C'è stata una grande collaborazione anche durante le fasi di montaggio e smontaggio delle scenografie. La stessa forza e radicalità che si vede nei mostrini l'abbiamo ritrovata negli spettacoli bosniaci, la potenza dei corpi e dei volti degli attori era molto incisiva e presente sulla scena. li festival è iniziato la sera del trenta agosto con lo spettacolo bosniaco Pax Bosniensis della compagnia Mostarki Teatar Mladih, in scena venti attori e attrici che visualizzavano, attraverso movimenti corporei, dinamiche inerenti alla guerra. Nell 'incontro successivo allo spettacolo, la drammaturga Ljubica Ostojic, ha affermato che questo spettacolo ha per gli attori una importante valenza terapeutica in quanto, probabilmente, la maggior parte di essi ha assistito a uccisioni o ha ucciso a sua volta. Il secondo lavoro bosniaco Jedno Putovanje Kroz Teatar è stato allestito in una grande grotta al centro di Mostar: il regista Hamica Nametak, ha lavorato con attori di 17-18 anni. Gli attori si muovono sulla scena con gesti non evidenti ma precisi, trasmettono al pubblico una forza che non è di impatto, ma è avvolgente, non scadendo mai nella recita. All'ex Hotel Ruza si è svolto uno spettacolo di Teatrasca Radionica dal titolo Podrum con attori giovani della parte Est e Ovest della città. La compagnia spagnola "Les Balcaniques" ha messo in scena un poema epico del1'autore Alberi Herranz. Non siamo riusciti a vedere gli altri spettacoli perché eravamo impegnati all'allestimento del nostro. La caratteristica di questo festival è stata la compressione dei tempi: gli spettacoli si susseguono e gli incontri delle compagnie con il pubblico erano molto a ridosso delle rappresentazioni e duravano a lungo. C'era la necessità di trovare momenti comuni tra le compagnie per discutere, senza conformismi, del proprio lavoro e per confrontarsi sui progetti futuri. Hamica Nametak ci ha invitato a realizzare, insieme agli attori della sua compagnia, un laboratorio teatrale, nel quale stabilire una relazione prolungata e articolata nel tempo tra noi e i ragazzi, creando un contesto di relazioni umane orientato all 'attività teatrale. Il nostro ritorno a Mostar è previsto verso la fine di novembre. Svolgeremo, per un periodo di circa quindici giorni, la prima parte del laboratorio teatrale. In seguito ci recheremo a Sarajevo e a Tuzia: cercheremo la realtà teatrali di questa città. Per noi ora è importante tornare. La natura del nostro desiderio di ritornare può essersi determinata dal confronto con la desolante situazione del teatro "di ricerca" italiano, stagnate, arroccato nei suoi circuiti e sottocircuiti, predeterminati chissà quando e da chi, oppure, dall'egoistica necessità di sfruttare I'energia che trasmette questa città, nella quale la cultura ha un ruolo di rilievo. (Basti pensare che stanno già ricostruendo scuole, teatri, conservatori e musei.) Nell'ultima sera del festival, una giuria composta da intellettuali di Sarajevo ci ha assegnato il premio "Mravac" "per il coraggio, per la ricerca non compromessa, per l'alta concentrazione e per la fede nel teatro". Queste parole descrivono con precisione coloro che hanno voluto fortemente questo festival: segnale importante dell'attività culturale di Mostar, ma soprattutto centro intorno al quale si concretizzano progetti artistici veri. Associazione Laminarie Via L. Yestri, 8 40128 Bologna
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