Linea d'ombra - anno XV - n. 121 - gennaio 1997

78 STORIE/BISHOP notte sulla costa. Dapprima le carte che volano nell'aria, e poi ciò che su loro è stampato erano le "cento forme". Dovremo esplicitare che quando finalmente era pronto per cominciare a leggere Boomer solitamente non era più molto sbronzo? L'alcool era svanito. Si sentiva ancora isolato e presuntuoso ma del tutto sveglio, in modo innaturale. Ma che significava tutto ciò? Forse perché gli insetti degli eserciti dei caratteri a stampa tanto tenacemente gli assediavano gli occhi, o perché era davvero così, il mondo, l'intero mondo a lui visibile, prima che molti anni passassero gli parve fosse stampato, anch'esso. Boomer alzò la lanterna a guardare un albastrello che correva distratto qui e là. Parve, alla sua vista stressata, come un segno di interpunzione contro le "rotonde onde dispiegantesi". Stampava caratteri sottili con le zampe. Aveva penne appena macchiettate; e specie sul minuto orlo delle ali si vedevano segni che parevano poter essere lettere, se solo fosse riuscito ad avvicinarsi abbastanza da leggerli. A volte i frequentatori diurni della spiaggia, che lui non vedeva mai, sentivano il bisogno di scrivere sulla sabbia. Boomer, da parte sua, pensava che anche il cancellare questi scritti probabilmente rientrasse tra i suoi doveri. Abbassando la lanterna lisciò con cura la sabbia su cui prima si leggeva "Scuola Francis Xavier", "Liliana", "Che diamine". La sabbia stessa, se ne raccoglieva un po' e la portava vicina vicina ad un occhio, assomigliava un poco alla carta stampata, macinata o masticata. Ma la parte più bella delle sue lunghe notti studiose era quanFotoLucianoFerrara. do aveva ripulito tutta l'area assegnatagli ed era pronto a dar fuoco alla carta stipata nel cesto di rete metallica. La sua fronte sembrava già calda, per il bere o per il tanto leggere, ma lui stava vicino quanto poteva al calore febbrile della carta in fiamme, e notava con ardore ogni dettaglio dell'incenerimento. La fiamma camminava uguale, senza fretta, su un tratto di carta; dopo un attimo la carta nera si piegava in sotto o all'insù. Cadeva torcendosi in forme che a volte ricordavano leggiadri lavori in ferro battuto, ma poi si sfaldava al primo alito di brezza. Ampie scaglie di carta annerita, ancora scintillanti rosso sul- !'orlo, volavano in cielo. Finché gli occhi riuscivano a seguirli, non aveva mai visto palpiti tanto elaborati e vivi. Poi rimanevano fragili fogli di cenere, bianchi com'era stata la carta, e soffici al tatto, o una matassa di piume grigie come di faraona. Ma la verità era che tutto doveva venire bruciato alla fine. Tutto, tutto doveva venire bruciato, anche gli straordinari ritagli che s'era portato con sé per settimane, per mesi. Bruciare carta era il suo mestiere, che gli dava da vivere, ma soprattutto lui non poteva permettere che le tasche gli si riempissero troppo, o che la casa fosse ingombra e disordinata. Anche se a Boomer il fuoco piaceva, non gliene piaceva I'inevi tabi lità. Lasciamolo nella sua casa, alle quattro di un mattino, selezionate le sue letture, il conflagrare del fuoco tutto intorno, la lanterna che riluce chiara. È una scena assai pittoresca, per certi aspetti un Rembrandt, ma per molti altri no. © Elizabeth Bishop

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