appartengono al "regno della routine", come lo chiama Fernand Braudel, siano interessati dalle strutture sociali e dalle loro trasformazioni sul lungo periodo o più in generale si trovino in relazione con esse. Come, cioè, delle entità apparentemente atemporali si colleghino al mutamento indotto dagli eventi. Una risposta è stata fornita in antropologia da Marshall Sahlins, con la sua teoria della "struttura della congiuntura", dove l'evento impone una riorganizzazione dei parametri di riferimento propri di un'organizzazione sociale per cui un fattore introdotto dall'esterno innesca un riadattamento e una risistemazione "orchestrati" dall'interno." Ovviamente una delle difficoltà che incontra la nuova storia è quello di dare una coerenza e una "leggibilità" all'analisi di queste strutture e del loro mutamento. Forse proprio questo bisogno, sollecitato dalle critiche mosse dai decostruzionisti, ha stimolato negli anni novanta il tentativo di ritrovare la tradizione narrativa in storia. In un saggio del 1994 apparso sul "Journal of American History'' Yincent Harding ricordava che uno dei meriti della complessa ricostruzione di Ronald Takaki nel suo libro A Dijferent Mirror, sta nella sua capacità di ricordarci che" ... alcune delle radici più antiche della nostra professione trovano in quella meravigliosa tradizione del genere umano rappresentata dai narratori di storie, ai quali si fa riferimento in molte culture per ricordare alla gente le loro origini, il loro peregrinare e il loro destino - in altre parole: quella verità che aiuta a guarire". 12 Tutte queste considerazioni verrebbero probabilmente contestate da Lawrence Stone, il quale nel 1991 avvertiva del pericolo che si rischia seguendo il filone decostruzionista, che a suo dire sfumava i confini esistenti tra funzione narrativa e narrazione "non fiction".' 3 È d'altronde vero, come rileva Nicola Gallerano che alcune delle critiche più radicali ispirate dal decostruzionismo hanno avuto scarso impatto sugli storici, i quali a suo dire: " ... restano nella loro stragrande maggioranza fedeli all'impostazione tradizionale". '4 Il vivace dibattito scatenato all'inizio degli anni novanta dalle reazioni al postmodernismo o all'antropologia simbolica in campo storico, soprattutto negli Stati Uniti, ha trovato il suo esegeta in Ignacio Olabarri, il quale nel 1995 tracciava sulle pagine di "History and Theory" una grande struttura di langue durée nell'analisi della storiografia dell'ultimo secolo, etichettando la cosiddetta nuova storia di questo periodo postmoderno come "new-new history" e ponendola in rapporto diretto con la "new history" che l'ha preceduta." Tutte le scuole storiche degli ultimi duecento anni avrebbero come tratto comune un approccio storicista e la "nuova-nuova storia" postmoderna trova le sue fondamenta nel pensiero moderno. '6 Se, come dice Dorothy Ross, negli Stati Uniti si rischia di perdere di vista la Grand Narrative, d'altra parte autori come Takaki hanno trovato non solo un modo di ricomporre una Grand Narrative ma anche di renderla inclusiva nel tentativo di dipingere un affresco di quella che egli stesso chiama Multicultural America. D'altronde come lamenta Peter Novick nel suo ormai classico saggio sulla storiografia americana That Noble Dream, il vero problema della storiografia contemporanea a livello universale è la mancanza di guide ispiratrici, quei maestri di un tempo che tracciavano i parametri del "fare storia" lasciandoli come punto di riferimento per sé e per le generazioni successive. '7 A questo si associa una caduta della solidarietà interna Gunther Anders ESSERE O NON ESSERE DIARIO DI HIROSHIMA E NAGASAKI A cinquant'anni dalla bomba atomica una riflessione di drammatica attualità. Il 6 agosto 1945 è cominciata una nuova era: in qualunque momento, ora, l'uomo può trasformare l'intero pianeta in un'altra Hiroshima. I doveri morali nell'era atomica. pp. 256, Lire 15.000 Paolo Bertinetti DALL'INDIA Un panorama pressoché completo di una produzione letteraria di straordinario interesse, il romanzo indo-inglese e della diaspora indiana. Un profilo della letteratura indiana in inglese attraverso i romanzi e gli autori apparsi in traduzione italiana. pp. 168, Lire 15.000 Norberto Bobbio ELOGIO DELLA MITEZZA E ALTRI SCRITTI MORALI Per la prima volta una raccolta di scritti di Norberto Bobbio che si collocano nell'ambito della filosofia morale. Verità e libertà. Etica e politica. Ragion di stato e democrazia. La natura del pregiudizio. Razzismo oggi. Eguali e diversi. Pro e contro un'etica laica. Morale e religione. Sul problema del male. pp. 224, Lire 15.000 AA. VV. PER CARMELO BENE Il teatro di Carmelo Bene, ma anche il cinema, gli scritti letterari, la drammaturgia, il rapporto con lo spettatore, la musica, la "voce". Testimonianze e omaggi di artisti, attori e critici. In appendice un testo di Gilles Deleuze, ormai introvabile, che rappresenta un saggio fondamentale sull'opera di Carmelo Bene. pp. 217, Lire 15.000
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