68 SAGGI/FIORENTINO STORIA, SCIENZESOCIALI, LETTERATURA UN PERCORSOCRITICO Daniele Fiorentino In questi ultimi anni la questione del rapporto tra letteratura, storia e scienze sociali è stata riportata alla ribalta dagli studiosi delle tre discipline. Negli Stati Uniti l'argomento è di estrema attualità, si pensi soltanto al volume di Clifford Geertz, Works and Lives o al recente libro di Krupat, Ethnocriticismi: Ethnograpy, History and Literature.' La convinzione degli storici di essere in grado di osservare con una certa dose di obiettività le realtà che studiano, forse anche a causa della distanza temporale che li separa dal loro oggetto di ricerca, ha cominciato a essere messa in discussione. Antropologi e studiosi di letteratura d'altronde si son interrogati ripetutamente su questo aspetto del loro lavoro, forse proprio a causa della loro vicinanza ali' oggetto di studio. In fondo sia in storia sia in sociologia sia in antropologia la capacità conoscitiva o interpretativa non dipende solo dalla prossimità di quel che si studia, quanto dalla qualità e dal tipo di materiale che si è in grado di raccogliere e dalle domande che si pongono. Questo però potrebbe valere ance per gli storici. Tenendo presente ciò che dice Paul Ricoeur a proposito del rapporto tra ricerca storica e narrazione, si può affermare che la spiegazione storica procede dalla costruzione narrativa che mette in relazione non solo gli eventi ma anche il tempo del l'evento e quello del racconto, ed è contenuta in essa. 2 Questo nulla toglie all'ambizione scientifica della storia che, entro i limiti imposti dalle fonti, ricostruisce attraverso moduli narrativi un contesto, collegandone i punti altrimenti sconnessi. E tutto questo grazie all'immaginazione dello storico. L'opposizione tra i campi narrativo e strutturale riportata da Peter Burke non è forse irricoriciliabile. 3 Di recente anche Clifford Geertz si è interrogato sulle capacità dell'antropologia di comprendere e descrivere altre culture, soprattutto dopo la "rivoluzione" postmoderna: "I postmodernisti si sono domandati se i resoconti ben organizzati di altri modi di essere nel mondo - resoconti che offrono spiegazioni logiche univoche, inclusive e fin troppo coerenti - siano credibili o meno, o se non siamo noi piuttosto a essere imprigionati nei nostri meccanismi di pensiero e di comprensione al punto da essere incapaci di cogliere, per non parlare del riconoscere, quelli degli altri."• Se si parte dal presupposto che la storia è una forma letteraria che, come ha scritto Dorothy Ross tenta di sintetizzare l'opposizione tra buono e cattivo in un modo redento che appartiene al mito, immediatamente il punto di vista sull'uso delle metodologie e dei soggetti comuni alla storia e alle scienze sociali, subisce una modificazione profonda che contribuisce a mettere in dubbio la possibilità di un'esattezza scientifica in storia, e il fatto che gli strumenti prestati dalle scienze sociali appartengono alla storia a pieno titolo. 5 D'altronde, come notava Lynn Hunt, nella sua introduzione al volume The New Cultura! History: "La decifrazione del significato, piuttosto che la deduzione di leggi causali esplicative, viene considerato come il compito principale della storia della cultura, così come Geertz l'aveva indicata come compito principale dell'antropologia culturale". 6 Le azioni simboliche, la mentalità, i parametri culturali che informano la storia delle società diventano altrettanti testi da interpretare, dove la lingua non è che una metafora. li ricorso a metodologie prestate dalla critica letteraria o dalla linguistica diventa a questo punto essenziale per l'interpretazione storica. Se il dibattito tra gli storici della cultura si è orientato in questo senso, la storia sociale ha conosciuto una separazione tra chi è ricorso a una miscela di metodologie sociologiche e antropologiche e chi invece ha visto nel ritorno alla storia evenemenziale la via d'uscita da una crisi dichiarata. Questa crisi è anche causata, come avverte Francesco Benigno nella sua analisi sullo stato della storiografia delle rivoluzioni europee, dalla frammentazione del settore e dalla scarsa comunicazione tra le diverse aree tematiche. 7 Anche in questo ambito non sono mancati gli studiosi che hanno fatto ricorso al supporto dell'antropologia culturale e della teoria della letteratura. L'antropologia e la sociologia non servono solo a chiarire dinamiche interetniche, ma sono ormai essenziali a un inquadramento più generale del processo storico. La collaborazione tra storia e scienze sociali deve, comunque, tenere conto del fatto che la costruzione narrativa che si fa di un certo periodo o di un contesto storico è innanzitutto frutto dell'immaginazione dell'autore che basa la sua ricostruzione su testimonianze contemporanee di fatti realmente accaduti, dando a questi ultimi una coerenza che non avevano necessariamente. E per far questo lo storico deve ricorrere all'ausilio di strumenti prestati da altre discipline vicine alla storia. Nel suo fondamentale e breve saggio, Apologia della storia, Mare Bloch ne dava un chiara indicazione; e Lucien Febvre qualche anno dopo nella prefazione a quello stesso volumetto ne confermava l'importanza, individuando nel suo collega e amico ucciso dai nazisti il rappresentante di una "nuova scuola" di studi storici. In fondo anche la langue durée della scuola francese presenta queste caratteristiche. Ma la sua pretesa di scientificità nulla toglie al bisogno e alla necessità di narrare, anzi la narrazione diventa uno strumento fondamentale per presentare i risultati di una ricerca costruita su fonti essenzialmente manoscritte. 8 Anche qui il discorso si fa complicato in quanto non è prerogativa di tutti gli studi storici, soprattutto degli ultimi dieci anni, concentrare la narrazione su testimonianze di fatti realmente accaduti.9 In alcuni casi gli studiosi lavorano deliberatamente di fantasia, mettendo in discussione la possibilità del raggiungimento di una obiettività storica. Si prenda il caso del tanto discusso libro di Simon Shama, Le molte morti del Generale Wolfe, che già nel titolo originale, Dead Certainties, giocava sui dubbi della solidità della ricerca storica.'" La ricostruzione della storia della mentalità o del "quotidiano", per esempio, comporta uno sforzo da parte dello studioso di dimostrare in che modo sistemi di pensiero o comportamenti che
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