Linea d'ombra - anno XV - n. 121 - gennaio 1997

NECESSARIA È LA VITA ILRITUALEDELLACRUDELTAPERANTONINARTAUD ARTAUDALLALETTERA FrancoRuffini Con tanta disinvoltura si parla di teatro e vita - confrontandoli, opponendoli, identificandoli - che Antonin Artaud finisce per apparire rassicurante. Anche lui parla continuamente di teatro e vita, e allora ... Vero. Solo che lui dice sul serio. Il primo compito di una riflessione su Artaud non può che essere quello di renderlo di nuovo inquietante, mettendo in luce la logica del suo pensiero. È una logica che si può anche rifiutare. Però non si può confutarla né venirci a patti. Scrive Artaud, nella seconda lettera sulla crudeltà, che "la crudeltà non si è aggiunta al mio pensiero, vi è sempre esistita: ma mi occorreva prenderne coscienza". Cercava di chiarire il Primo man!festo del teatro della crudeltà, ma per farlo non parlava di teatro, parlava di crudeltà e la dichiarava antecedente - nella biografia e nel pensiero - rispetto al teatro intitolato a quel nome. Troppo spesso il livello letterale del discorso di Artaud lo si salta a pie' pari, quasi che i livelli ulteriori fossero voli sul niente. Cerchiamo di stare alla lettera. Ali' origine del teatro della crudeltà Artaud pone la crudeltà. Come dire che il teatro della crudeltà non è un genere (una forma, una specificazione) del teatro, ma è prima di ogni altra cosa la manifestazione organizzata della crudeltà. Il teatro della crudeltà è il rituale della crudeltà. Ma nel dire "rituale della crudeltà" c'è tautologia, dato che un vero rituale è crudele, e reciprocamente, la manifestazione della crudeltà è essenzialmente un rituale. Lo vedremo. La domanda preliminare per mettere in luce la logica del pensiero di Artaud è: cos'è la crudeltà? Queste che seguono sono alcune definizioni programmaticamente scelte da Artaud per chiarire il proprio pensiero. "Crudeltà significa rigore, applicazione e decisione implacabile, determinazione irreversibile, assoluta." La crudeltà è "appetito di vita, rigore cosmico e necessità implacabile". "Ho detto 'crudeltà' come avrei detto 'vita', o come avrei detto 'necessità'." Necessità e vita emergono come le parole chiave. Definitive queste due ultime citazioni. "La creazione e la vita stessa si definiscono solo per una sorta di rigore, dunque di fondamentale crudeltà che porta cose al loro ineluttabile fine quale che sia il prezzo" e "la crudeltà è prima di tutto lucida, una sorta di direzione rigida, di sottomissione alla necessità". Crudeltà come "sottomissione alla necessità": senza però che questa sottomissione mortifichi !"'appetito di vita", e anzi lo esalti e lo raffini, concentrandolo nel fuoco di una "determinazione assoluta" a portare "le cose al loro ineluttabile fine, quale che ne sia il prezzo". Alla radice della crudeltà, per Artaud, c'è questa apparente coincidenza di opposti tra la "decisione di condurre" e I"'ineluttabilità del fine" al quale le cose sono comunque destinate. Alla radice della crudeltà c'è insomma il problema della libertà. Se libertà è possibilità effettiva (concreta ed efficace) di scelta, allora non ci può essere libertà nella casualità e neppure nella fatalità. Nella sfera del casuale si può scegliere tutto; per essere illimitata, la scelta è indifferente. Nella sostanza, non c'è scelta; ne resta solo l'illusione della parola, per quanto gratificante e tenace questa illusione possa essere. La fatalità è la sfera del meccanico; tutto vi è predeterminato e, dunque, non c'è scelta. Concretamente, la scelta si pone solo nella sfera della necessità. Necessità non equivale a fatalità. La fatalità esprime le leggi fisiche della meccanica, la necessità esprime le leggi organiche della natura. Che un sasso lasciato a se stesso cada lungo la verticale con una certa accelerazione è fatale; che si diventi vecchi e poi si muoia è necessario. Vecchiaia, morte: necessaria è la vita. Di fronte alla fatalità non c'è scelta possibile; di fronte alla necessità una scelta c'è: non nel senso di poterla eludere, ovviamente - la necessità, in questo come la fatalità, non può essere evitata - ma nel senso di rifiutarsi o di accettarsi in essa. Di fronte alla necessità, la scelta è tra la disorganicità di uno sterile rifiuto, e l'armonia di un'accettazione liberamente decisa. L'individuo che si accetta o si rifiuta, per esempio, nella vecchiaia offre un 'immagine efficace della disorganicità o del l'armonia nella necessità, per quanto alto possa essere il prezzo di quest'armonia. La crudeltà è essere in armonia con la necessità. Crudele è vivere: se per vita non si intende una sequenza indifferente di accadimenti, e neppure una successione meccanica di cause-effetti. Né casualità né fatalità, ma destino. Crudele è farsi protagonisti del proprio destino. Né fare quello che si vuole - che è libertà apparente per l'indifferenza della scelta - né subire passivamente, ma volere ciò che è necessario. Questa è la sola libertà possibile, dice Artaud: e questa è la crudeltà. Vivere nella

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