nicativa dominata dalla liceità del "dire tutto e il contrario di tutto", attraverso un'opera di correzioni di tiro e di cambiamenti di prospettiva. Il nuovo "profeta-opinion-leader-teledicente", competente di nulla, ma abilitato a discettare su tutto, dalla coltivazione delle barbabietole alla politica estera della Mongolia, prende forma nell'unione tra questa liceità del "dire tutto e il contrario di tutto" e una decisiva componente (una forte spinta) narcissica, tanto che per il nuovo soggetto narcisista massmediale non conta più il "messaggio", bensì la rappresentazione e la messa in scena che egli esegue; solitamente, in questa performance, l'uso e le tecniche del corpo si legano a un linguaggio immediatamente prelevato dal quotidiano, quello che comunemente si definisce un linguaggio da bar: l'immediatamente comprensibile e l'apparentemente ipercritico sono i due assi di questa azione. Tra le astrazioni e le insidie della società dello spettacolo, la fisionomia di questo nuovo soggetto, con le sue ambizioni precarie, si modella schiacciata tra il desiderio di un'eterna giovanile efficienza e bellezza e la minaccia di essere espulso dalla società opulenta, la paura di diventare un cassintegrato in mobilità di questa strategia della (dis)informazione, dove un uso esasperato della retorica del dissenso apre la via a quella del consenso: ribellisti e integrati. E mentre Pasolini pagava, parlando da una posizione comunque scomoda e liminare rispetto ai vari centri di potere, ogni suo gesto e ogni sua azione, anche materialmente sul proprio corpo - le aggressioni furono fisiche, verbali, morali: i 33 processi subiti dal 1949 al 1977, i volantini, gli slogan, la violenza del gruppi neofascisti - questo nuovo soggetto catodico PierPaoloPasolini.ArchivioEffigie. dimostra di non avere problemi di nessun tipo, e tantomeno con la magistratura, piuttosto la sua sorte è segnata fin dall'inizio ed è quella di tutte le "immagini pubblicitarie", di essere consumata e distrutta dallo "star system" al quale appartiene: la sua capacità di durata è la stessa di una campagna della gomma del ponte, dal gusto lungo. La lista dei nomi sarebbe troppo lunga, tuttavia, per avere un'idea concreta e antropomorfa di questa tipologia, è sufficiente "fare zapping" tra i canali Fininvest: ognuno di questi personaggi, con sfumature e temperamenti diversi, è una riproduzione del telepredicatore americano, il grande archetipo, del nuovo guru della navigazione virtuale dentro un'informazione sfuggente e finta, religiosamente filosofica (come è nel Confucio nel computer di Furio Colombo). Nel villaggio globale, al suo opposto, troviamo, come osserva Said, l'intellettuale come outsider, esiliato, contestatore e dilettante, il cui dissenso è davvero una sfida lanciata alla società; egli per svolgere la sua funzione di sabotatore e di critico assume e recita (autore/attore) un linguaggio che contiene già in sé la forza e l'aspirazione a dire la verità o, brechtianamente, una verità: questo intellettuale si muove lungo le coordinate di un impegno critico e scettico. Pasolini, insomma, pone, in nuce, grazie a questa strategia dell'ambiguità, alcune strutture e condizioni per il nuovo profeta-tuttologo-televisivo, che può essere considerato come il sottoprodotto degradato e commerciale del corsaro-luterano: l'ambiguità, come segno strutturale decisivo, permette a Pasolini di avere cittadinanza e pubblico nella società dello spettacolo, intesa in senso debordiano, e il cui apice è un procedimento di spettacolarizzazione e virtualizzazione che si è servito della morte violenta per costruire il mito del personaggio, un mito che certamente Pasolini avrebbe voluto demistificare. PierPaoloPasolini ArchivioEffigie SU PASOLINI/RISSO 67
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