VEDEREL, EGGERE,ASCOLTAREILDIRITTOAL RISPETTO RIFLESSIOSNUIIBAMBINI Giovanni Frova Janusz Korczak (Varsavia 1878, Treblinka 1942), libero pensatore, poeta e medico.fu secondo Bruno Bettelheim "uno dei più grandi educatori di tutti i tempi". Consacrò ai bambini l'intera esistenza: per loro, per i loro diritti e per il rispetto della loro integrità e unicità, si batté con tutte le forze e tutti i mezzi, fino ali' ultimo, credendo fermamente nella possibilità che l'uomo ha di dar vita a un mondo diverso. Morì nel campo di sterminio nazista di Treblinka, insieme a duecento bambini e agli educatori della "Casa del!' 01fano", da lui fondata e diretta per trent'anni. Nella sua vita, scrisse moltissimo: romanzi e testi teatrali, racconti per adulti e bambini, saggi sul!' educazione e sugli educatori, inchieste sociologiche. Le sue opere tradotte in italiano sono: presso Luni Editrice, il saggio Come amare il bambino appena uscito nelle librerie, Il diritto del bambino al rispetto (1994), vera e propria carta dei diritti del bambino e il romanzo Quando ridiventerò bambino (1995); presso Emme Edizioni, il libro per ragazzi Re Matteuccio I (1978) e Come amare un bambino (1979), una raccolta dei suoi principali scritti pedagogici; presso Carucci, I bambini della Bibbia (1987) e il Diario del ghetto (1988) uscito postumo nel 1958; presso Elle Di Ci, A tu per tu con Dio ( 1982). Betty Jean Lifton ha scritto una biografia di Korczak intitolata The King of children (Il re dei bambini, New York 1988) e il regista Andrzej Wajda ha ricostruito la sua esperienza e la sua fine nel film Korczak (1989). "Tutto ciò che è giovane ha un piccolo valore commerciale: solo di fronte alla legge e a Dio, il fiore di melo e il grano in erba valgono quanto una mela e un campo di grano maturo. Culliamo il bambino, lo proteggiamo, lo educhiamo. Riceve tutto senza preoccuparsi di niente. Cosa sarebbe senza di noi? Ci deve tutto. Tutto, senza eccezione, e a noi soli. Conosciamo bene i sentieri della riuscita, gli prodighiamo lezioni e consigli, facciamo sì che sviluppi le sue qualità e correggiamo i suoi difetti. Ci incarichiamo di dirigerlo, di renderlo migliore, di indurirlo. Lui non può niente, noi, invece, possiamo tutto. Diamo ordini ed esigiamo sottomissione. Moralmente e giuridicamente responsabili, sappiamo tutto e prevediamo tutto, siamo i soli giudici dei suoi atti, movimenti, pensieri e progetti. Stabiliamo i suoi doveri e vegliamo affinché li compia. Tutto dipende dalla nostra volontà e dalla nostra comprensione. Sono figli nostri, ci appartengono: vietato toccarli!" Janusz Korczak non usa mezzi termini. Le sue parole sono spesso dure, taglienti ma descrivono bene una realtà, quella in cui vive il bambino, che quasi mai è rosea come la si vuole dipingere. È stata pubblicata recentemente la traduzione in lingua italiana di una delle sue opere più incisive: Come amare il bambino (Luni Editrice, pp. 365, Lire 34.000) scritto "nel frastuono FotoLucianoFerrara. dei cannoni" durante la prima guerra mondiale e che, nella collana dedicata dalla Luni ai saggi di filosofia e pedagogia, fa seguito a li diritto del bambino al rispetto ( 1994) e a Quando ridiventerò bambino (1995). Pubblicato integralmente nel 1920, ci sembra un testo di grande attualità che conserva integra ancor oggi una freschezza tutta particolare e che ci offre la possibilità di riscoprire una personalità di primo piano di questo secolo, malauguratamente e forse non casualmente dimenticata. Nato a Varsavia, in una famiglia ebrea, nel 1878, Korczak muore nel 1942, nel campo di concentramento di Treblinka, insieme ai duecento bambini e agli educatori della "Casa dell'orfano" da lui fondata e diretta per trent'anni. È vero, egli vive e scrive in un'altra epoca. Ma quanti altri autori di oggi sono in grado di denunciare con la sua stessa forza e la sua stessa lucidità i luoghi comuni e le false teorie che esistono nei riguardi dei bambini? Quanti, in questa società "libera e democratica", osano affermare che, in fondo, di libertà e democrazia, nei rapporti tra adulti e bambini ne esiste ben poca: non solo i piccoli sono considerati "inferiori", ma vengono anche calpestati i loro diritti più elementari, primo fra tutti il loro diritto al rispetto. Quanti ritengono sia lecito dubitare dell'utilità e della validità della scuola obbligatoria (con Chiudiamo le scuole, ripubblicato sempre dalla Luni nel 1996, lo ha fatto Giovanni Papini, ma nel 1919!) istituzione intoccabile al punto che anche solo supporre di poterne fare a meno appare come sacrilego? Intendiamoci, lo spirito polemico e acutamente critico di Janusz Korczak, non è quello di un intellettuale che osservi con distacco la società in cui vive. Egli non parla dall '"alto" della sua posizione, non si pone "fuori" dai problemi che affronta. Al contrario vi è completamente immerso, li vive appieno, anche
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