VEDEREL,EGGEREA,SCOLTARE 53 Nella prima la più amara scoperta del vecchio tiranno è quella della propria umanità, così in Notizia di un sequestro anche Pablo Escobar che incarna la figura di un potere dai tratti autistici nella scabrosa e inappellabile razionalità, muore infine per una debolezza umana, il desiderio di chiamare il figlio e la famiglia che Ìui stesso con la fuga dal carcere ha di fatto condannato a vagare, senza ottenere ospitalità, nei vari paesi dove chiede di poter entrare. Lo stesso personaggio che gli occhi di Villamizar vedono come "un essere diverso da tutti quelli che aveva visto in precedenza ..." con una capacità di autocontrollo che sfiora il soprannaturale, è in fondo l'incarnazione di un personaggio condannato a non godere pienamente del proprio potere umano se non nell'uso di una violenza che suona come distruzione dell'altrui possibilità di felicità, come negazione dell'esistenza altrui. Escobar, l'uomo che non si fida di nessuno, che nella sua razionalità impazzita di animale cacciatore e cacciato disegna curve sempre più complesse di comportamento, si fida infine di due uomini di cuore, Villamizar che lotta per liberare la sua donna e il padre Herreras che di fronte al mare invoca dio affinché lo guidi nella sua mediazione. Gli unici due uomini di cui Escobar si fida nella sua dilazione perpetua di condizioni e di fiducia, che si conclude infine con la resa allo stato colombiano, sono due uomini che lo negano. Quando fuggirà un anno dopo dal carcere che lui stesso aveva indicato e fatto sistemare come conveniva a un capo, facendo gridare allo scandalo I'opinione pubblica colombiana e internazionale, nessuno dei due potrà aiutarlo. Dice lo stesso Garcìa Marquez che i colombiani sono esageratamente attenti a ciò che di loro si dice all'estero e ancor più a ciò che di loro si dice in patria e Notizia di un sequestro lo sta a dimostrare. Accolto in patria da molte critiche, che si sono appuntite ora sull'eccessiva condiscendenza nei confronti del potere e delle figure che lo rappresentano ali' interno della narrazione, ora sulla non sempre inappuntabile documentazione cronachistica, l'ultima opera dell'autore di Cent'anni di solitudine vive senz'altro più sulla documentazione cronachistica che non sull'invenzione letteraria e dopo l'abbandono del paese nel 1979, quando Garcìa Marquez rischiava di essere coinvolto nella rete di repressioni operate dal governo, è anche il tentativo di riprendere le fila di un dialogo con la realtà propria di cui il lettore può trovare traccia nel Taccuino dei cinque anni (in spagnolo, significativamente, Notas de Prensa). Se permane l'oscillazione tra concretezza giornalistica e trascrizione letteraria con una prevalenza della prima e se è vero che della prima viene privilegiato l'aspetto della ricostruzione degli eventi, piuttosto che l'approfondimento delle interessantissime implicazioni sociali, è altrettanto vero che nella parabola dello scrittore colombiano quest'opera segna un punto fermo pur eterogeneo rispetto alla produzione precedente. Dopo la navigazione a vista dei Racconti raminghi e di Del!' amore e altri demoni, siamo più lontani dal realismo magico ma più vicini alla realtà latinoamericana e a una testimonianza diretta che è parte integrante della tradizione letteraria del continente prima del "boom". E per il lettore un 'ottima occasione per accostarsi alle sue vicende senza gli occhiali deformati degli "ismi" aggettivati. IL RITODELLANARRAZIONE ILROMANZODICEESNOOTEBOOM MarcoTarchini L'Olanda di Cees Nooteboom in Le montagne dei Paesi Bassi (Iperborea, 1996, Lire 18.000, pp. 152) è molto più estesa di quella che appare sugli atlanti stradali. Un lungo, "sottile, fragile corridoio" collega i Paesi Bassi che conosciamo con il loro supplemento meridionale, un vasto territorio montano, finanziariamente depresso ma ricco di fiumi e caverne, neve, boschi, cittadine polverose, e sparsamente popolato da gente rude, negletta dal governo centrale. Kai e Lucia, coppia di bellissimi illusionisti da circo - una coppia ideale, perfetta - finisce a lavorare in quei luoghi dimenticati: lui viene rapito dati 'algida capobanda Regina della Neve, che ne fa il proprio schiavo e amante, e lei corre verso il castello della regina, con l'aiuto di una vecchia clown. L'irruzione nel covo dei banditi di truppe speciali del Nord conclude la vicenda, con la morte della regina della Neve e della vecchia clown, e il ricongiungimento delle due metà perdute. Nooteboom fa che a raccontare questa fiaba sia uno spagnolo, Alfonso Tiburon de Mendoza, di mestiere ispettore delle strade e scrittore nel tempo libero, in un alternarsi di racconto e racconto-sul-farsi-del-racconto come in Il canto del/' essere e del/' apparire (Iperborea 1995). Prima che il testo abbia inizio, una piantina mostra i contorni di questi Paesi Bassi fantastici, con il loro Mezzogiorno stereotipico calato tra la Svizzera e l'Albania. Un libro triste e gradevole, nel quale si ritrovano adunati molti temi della narrativa di Nooteboom. Colui che narra la storia di Kai e Lucia fa il possibile per essere ambiguo riguardo all'essenza del territorio meridionale. In relazione ai noiosi Paesi Bassi settentrionali, pare che ne sia un supplemento poetico, la terra dell'irrazionale perduto dagli insipidi olandesi. (Ponendo uno spagnolo come autore fittizio di queste riflessioni, Nooteboom ottiene il punto di vista esotico dal quale esercitare la propria ironia sui connazionali.) Viene in mente come, nei Versetti satanici, Salman Rushdie maltratta la topografia, stracciando l'idea di una continuità coerente dello spazio: "Se mai qualcuno dovesse cercare di dirti che questo pianeta, fra tutti il più bello e il più malvagio, è in qualche modo omogeneo, composto cioè solo di elementi conciliabili e che tutto quadra, corri a telefonare al sarto che fa le camicie di forza. (...) Il mondo è inconciliabile, non dimenticarlo mai: rimbambiti, nazisti, fantasmi, santi vivono tutti nello stesso momento; in un punto la felicità perfetta, poco più in là, sulla stessa strada, l'inferno. Non si può immaginare un luogo più assurdo". Guardandole attraverso la satira menippea di Rushdie - con la sua sovrapposizione di culture geograficamente distanti, l'eterogeneità dei caratteri e la condensazione
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