Linea d'ombra - anno XV - n. 121 - gennaio 1997

VEDERE,LEGGEU,ASCOLTARE 51 gliando la determinazione dei suoi caratteri specifici, considera la materia, cioè l'indistinto, sostrato di proprietà, Cartesio invece evita il "compromesso col sensibile già stipulato da Aristotele" (p. 218), e determina la realtà degli enti individuali al di fuori del loro "perimetro" esteriore, appunto nell'interiorità dell'io, elevato a luogo privilegiato in cui si decide la verità degli eventi. È questo il senso del! 'identificazione, attuata da Cartesio, tra fondamento ed egoità: una problematizzazione della datità degli oggetti che passa dalla rescissione della statica identità tra cose e sostanza e apre la via all'idealismo (cfr. pp. 229-230), il quale a sua volta, attraverso un nuovo decentramento, si lascerà alle spalle il retaggio cartesiano della persistente credenza nella realtà dell 'extramentale. Una mobilità analoga a quella riscontrata nello Stagirita, è ravvisata dall'autore ali' interno della speculazione cartesiana: al primo decentramento dall'oggetto al soggetto, attuato con la scoperta del Cogito, segue un secondo che va dall'io a dio. Ma se in tal modo il Cogito perde il valore assoluto di soggetto, giacché si scopre limitato da dio, il ricorso a quest'ultimo non procura la stabilità desiderata, poiché il concetto di dio non è esso stesso chiaro, ma si rivela piuttosto un ibrido, "metafora di qualcos'altro: dell'agire dello spirito, ancora incompreso come tale" (p. 239). La tesi qui sostenuta è che l'alterità tematizzata da Cartesio tra io e dio riproduce e dissimula, nell'ordine legale, lo scarto costitutivo della prassi nell'ordine reale, ossia il diffalco tra la pretesa ordinatrice della "norma, attraverso cui lo spirito opera, e l'effettivo dominio sulle cose" (ibidem). Sarà ancora questo, da Spinoza a Heidegger, l'autentico nucleo tematico della filosofia occidentale. Dopo la svolta cartesiana, il compiersi della modernità avviene nella filosofia come il porsi del soggetto né come io né come dio: "Gli eventi insorgono, e si rovesciano in unità organizzata di differenze tramite l'idea di soggetto. Allo stesso modo si dissolvono, e sciolgono così ogni configurazione storica" (p. 274). Mentre Cartesio aveva posto il Cogito come l'unico punto di vista che rende possibile la rappresentazione, la filosofia post cartesiana tenderà a concepire la rappresentazione senza più alcun fondamento, man mano che si andranno sviluppando gli ordini complessi della rappresentazione: "Se il soggetto non si manifesta più come cosa, né come atto, allora si manifesta come rappresentazione di rappresentazioni. Dall'ordine gli ordini" (p. 278). Attraverso successivi e acuti affondi speculativi nei sistemi di Spinoza e Leibniz !'.autore delinea infine il pieno dispiegarsi della dimensione legale del soggetto, nel suo porsi come rappresentazione di un ordine, dunque come ordine stesso, "un punto mobile che traccia linee e superfici sullo spazio del mondo: disegna e produce significati" (p. 290). L'idealismo costituisce l'ulteriore scansione del soggetto, nel corso della quale la rappresentazione diventa "il luogo di assoluta trasparenza" (p. 298). Ma anche l'idealismo è trascinato dall'incessante spossessamento del soggetto verso l'oltre e verso l'altro: "Dall'idealismo alla sua crisi: la moltiplicazione materiale degli ordini distrugge la figura unificata della rappresentazione stessa; è il tramonto dello spirito" (p. 300). Ora, tale tramonto fa tutt'uno col nostro passaggio epocale, così efficacemente sintetizzato: "Dalla postulazione dell'ordine all' esplosione degli ordini" (p. 30 I). Decifrare il senso di tale deflagrazione dal suo interno è il compito attuale della filosofia: il saggio di Natoli ne costituisce una chiave preziosa. L'OSSESSIONEDELPOTERE SU NOTIZIADIUN SEQUESTRO DIGABRIEGLARCÌAMARQUEZ MarcoNifantani I sei mesi terribili del sequestro di nove noti giornalisticolombiani nella Colombia nei primi mesi del 1990, le testimonianze da questi rese dopo la liberazione e più in generale la complessa operazione giocata dal gruppo dei narcotrafficanti di Medellin con a capo Pablo Escobar per ottenere dallo stato colombiano la garanzia della non estradizione negli Stati Uniti, sono la materia viva dell'ultima opera di Gabriel Garcìa Marquez. Di fatto Notizia di un sequestro (Mondadori 1996) dichiara già dal titolo l'obiettivo di una indagine giornalistica secca, senza concessioni letterarie, in sintonia tanto con l'antica attività dello scrittore che col recente ritorno in Colombia a riprendere le fila da cui più di quarant'anni fa, sull "'Espectador" di Bogotà, aveva preso avvio la formidabile carriera di giornalista e poi di scrittore. Con un occhio a quel senso generoso e al tempo stesso elementare della narrazione degli eventi di cui racconta lo stesso Marquez nel Taccuino di cinque anni, ricordando un particolarissimo modo di fare giornalismo che si incarnò all "'Espectador" tra 1930 e 1940 nell'idea di esporre su I balcone della redazione una lavagna continuamente aggiornata sui principali avvenimenti dell'epoca. Se quella lavagna avesse resistito negli anni fra avenida Jimenèz de Quesada e la carrera Septima dell'oscura città che doveva essere la Bogotà nella quale Marquez compiva il suo apprendistato letterario, sugli sferraglianti tram che la percorrevano da un estremo all'altro, sarebbe apparsa la cronaca degli anni più bui della Colombia; quelli delle stragi del 1948 seguite all'assassino del leader della sinistra liberale Jorge Elicer Gaytan, che lasciarono sul terreno 500.000 morti e un'emorragia mai recuperata per la società colombiana. E quando furono infine tamponati nel 1953 gli scontri tra liberali e conservatori con il patto per l'alternanza del Frente nacional, almeno fino al governo di Alfonso Lopez Michelsen (1974-1978), sarebbe stata l'ora delle guerriglie marxiste, I 'Eln e il Fare e della strategia dei sequestri sfociata nel 1985 nella presa da parte dell'M-19 del palazzo di giustizia bogotano con un saldo di 95 morti civili lasciati sul campo dall'assalto del!' esercito. E poi dell'ondata di brutali assassinii politici nella campagna del 1990 che portarono prima alla elezione di Cesar Gaviria e alla convocazione dell'assemblea costituente incaricata di riformare una carta costituzionale che durava dal 1896 e poi ali' elezione dell'attuale presidente Ernesto Samper, da cui usa datare la nascita di una piena democrazia di diritto in Colombia. Proprio sulle vicende dei primi mesi del 1990 si ferma l'attenzione di Garcìa Marquez quando sulla scena politica colombiana ha già fatto irruzione la violenza del narcotraffi-

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