VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 49 FORMEEVITA SU SOGGETTOEFONDAMENTO DISALVATORE NATOLI SandroMancini La nuova edizione di Soggetto efondamento. Il sapere del- ['origine e la scientificità della filosofia, (Bruno Mondadori, Milano, 1996, pp. XVIII-308, Lire 19.000) di Salvatore Natoli, a distanza di diciassette anni dalla sua prima pubblicazione, merita attenzione per due motivi. Anzitutto alla sua uscita non ha suscitato un adeguato dibattito, nonostante affrontasse un nodo allora come oggi al centro della discussione filosofica. In secondo luogo quest'opera elabora l'impianto teoretico che sorregge sia le successive e più note ricerche antropologiche, etiche e politiche dell'autore, sia i suoi ulteriori scritti teoretici. La scelta del tema deriva dalla convinzione, già heideggeriana, che le due grandi elaborazioni della nozione di soggetto - quella aristotelica e quella cartesiana - delimitino gli ambiti concettuali dell'epoca classica-medievale da un lato e dell'età moderna dall'altro; a sua volta tale tesi si connette ali 'interpretazione del nostro tempo come quello in cui la verità ha dismesso la sua pretesa di incondizionatezza. Natoli segue Heidegger nel ricercare il significato istitutivo del termine soggetto, subjectum, a partire dall'etimologia del corrispondente termine greco, upokéimenon, che indica ciò che giace, l'essere posto, e che nel lessico filosofico equivale a fondamento. Il libro si presenta, di conseguenza, come una serrata critica del fondamento, la quale procede lungo due binari complementari: il primo, più analiticamente percorso, enuclea "l'artificiosità" del fondamento, ossia il suo carattere pragmatico, che si specifica come principio legale che presiede la rappresentazione, un principio di ordine e stabilità a fronte della precarietà dell'esperienza, della contingenza del divenire; il secondo, qui solo abbozzato e poi approfondito negli ulteriori scritti di Natoli, apre il pensiero allo sfondo originario da cui trae linfa la rappresentazione, al "senza fondo", ali' origine come atto sempre nuovo del dischiudersi del senso e del germinare delle differenze dal Caos. Entro queste coordinate prende forma l'interpretazione di Aristotele e Cartesio, accomunati dalla volontà, che permea peraltro l'insieme dell'onto-teologia occidentale, di irrigidire la plasticità ateleologica della vita entro costruzioni categoriali che arrogano a sé l'originarietà: "Il fondamento che ambedue rinvengono" scrive l'autore nella nuova prefazione, "sono, di fatto, essi stessi a costruirlo. E non lo sanno. Ma noi sappiamo quello che hanno fatto loro. Da questo punto di vista il fondamento non è un inizio ma un risultato[ ...], finzione o invenzione per trattenere ciò che scorre, per afferrare l'inafferrabile" (pp. X-Xl). Dall'intersezione di questi due vettori nasce la mobilità peculiare del soggetto, il movimento di decentramento che, dai Greci a Hegel fino a noi, sospinge la storia dell 'onto-teologia. Infatti dalla natura artificiosa e pragmatica del soggetto-fondar ·'""-:jll\ ·~ "' l-_ ~· ,·,,,;;r ·z•. ,I; Salvatore Natoli. FotoGiovanni Giovannetti/Effigie. mento discende la sua valenza legale; ma dall'impossibilità di esorcizzare la contingenza del divenire, l'eventualità del!' evento, discende la sua strutturale incapacità ad adempiere fino in fondo a tale funzione legiferatrice, a fornire un'impossibile garanzia metafisica di stabilità ultima. Ora, Natoli mostra efficacemente come tale incapacità non si traduca in un secco scacco, bensì in un movimento di decentramento, produttivo di una sempre più complessa rappresentazione dell'ordine del!' esperienza, fino al punto in cui la rete di ordini per questa via elaborati conduce alla deflagrazione del concetto stesso di fondamento e dischiude, col Novecento, la comprensione della loro effettiva natura di giochi linguistici. Il saggio di Natoli, scavando nell'impensato di Aristotele e Cartesio, disocculta la funzione procedurale che il soggetto svolge nei rispettivi sistemi col coniugare insieme identità e differenza, il permanere e il mutevole, e col consentire alla filosofia di esercitare una pratica di discernimento e di delimitazione. Natoli chiarisce con acutezza come la funzione del fondamento sia appunto questa, e non quella di fornire una spiegazione ultimativa del senso della vita. Proseguendo questa linea di pensiero sul rapporto forme-vita, si potrebbe aggiungere che se il fondamento non riesce nel suo proposito esplicito di fissare un significato metafisico della vita, è al contrario la vita, quale insensata fonte perenne di senso,
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