Linea d'ombra - anno XV - n. 121 - gennaio 1997

così, secondo la lezione benjaminiana, "i limiti annosi della propria lingua". Per tradurre correttamente wood-kerne non era necessario compulsare l'Oxford English Dictionary. Sarebbe bastato il Nuovo Ragazzini, che, alla voce kern(e), recita: "fante irlandese". il kerne era "the proper lrish souldyer", il vero soldato irlandese, anche per Edmund Spenser, l'autore di The Faerie Queene, un'autorità in materia, per il suo contrastato rapporto con l'Irlanda, come ci ricorda Heaney stesso in una poesia contenuta nella stessa antologia ("Bog Queen"). Un fante che durante la conquista elisabettiana si trasforma in wood-kerne, soldato sbandato, disertore ribelle, bandito o predone, abitatore di boschi e altrettali luoghi selvaggi. È evidente che per un poeta come Heaney, formatosi in una cultura postcoloniale, questa figura che s'accampa ali' improvviso nei versi ha un valore e un'icasticità irrinunciabili, pena lo scompaginamento dell'intero componimento. Componimento costruito su un reticolo di riferimenti intertestuali che ha come centro di irradiazione e punto di arrivo proprio quella figura e non altra. "Infortunio" è il termine scelto per tradurre "Casualty", titolo di un'altra poesia tratta da Field Work (1979). "Vittima" sarebbe stata scelta più appropriata, dettata dalla tragicità del1'evento: la morte di un amico del poeta, un pescatore, saltato in aria in un attentato compiuto dall 'IRA in seguito alla "domenica di sangue" di Derry in cui persero la vita tredici civili. Anche la traduzione di questa poesia presenta numerose sviste, dovute non tanto alla scarsa dimestichezza della traduttrice con l'ambiente del pub ma a una più generale mancanza di familiarità con la cultura e la storia irlandese. Per esempio "pulling off the top" (levare la schiuma), è reso con "stapparne un'altra"; "He was blown to bits/ Out drinking in a curfew/ Others obeyed, three nights/ After they shot dead/ The thirteen men in Derry", ha come esito davvero irriverente: "saltò in aria, uscito/ a bere col coprifuoco, gli altri obbedivano (sic), tre notti dopo/ che fecero secchi [!]/ i tredici di Derry"; "drank like a fish" dà "beveva come un pesce" (spugna sarebbe stato termine affatto congruo rispetto allo svolgimento ulteriore della metafora; "naturally swimming towards the Iure/ of warm lit-up places"). Persino una espressione idiomatica relativamente comune come "Puzzle me/ the right answer to that one" che significa senza possibilità d'equivoco e detto alla buona: "Trovami (indovina un po', dimmela tu, vattelappesca) la risposta giusta a questa domanda", ha come esito davvero "sconcertante": "Sconcertami/ con la giusta risposta a questa cosa qua". "Dispraise the catch" infine, è reso da Fusini con "sprezzare la cattura". "Punishment" è altro cospicuo esempio di traduzione disinvolta, inframezzato com'è di: a) probabili refusi ("al cervice"); b) errori attinenti all'interpretazione linguistica - "firkin" (alberello d'abete) - tradotto "coppa"; "civilized outrage" (sdegno civile) reso - confondendo le cause con gli effetti - con "oltraggio civile"; c) scelte opinabili dal punto di vista stilistico: "my poor scapegoat" tramutato in "mio povero capro". C'è davvero, a questo punto, da interrogarsi sulle responsabilità del curatore. Leggiamo allora le poesie tradotte da Roberto Sanesi e ci rendiamo conto che egli non avrebbe potuto, anche volendo, praticare una qualsivoglia forma di controllo. Anche le sue versioni sono infatti disseminate di errori, soluzioni discutibili e, in genere, da una scarsa propensione a ricalcare la concisione lessicale e ritmica dell'originale. Inconveniente, questo, che lo porta a battere ogni record di prolissità e imprecisione in "Hercules and Antaeus" in cui un verso di quattro vocaboli, "pap for the dispossessed", icastica chiusa del componimento, è (stra)volto in "grande mammella di terra/ per chi è stato espropriato di ogni cosa". Se solo avesse riflettuto sul significato di pap, se lo avesse chiesto a un parlante nativo, o magari a uno dei suoi collaboratori, avrebbe appreso che si tratta del porridge (farinata d'avena, pappa) cioè del piatto standard della prima colazione delle famiglie contadine irlandesi. Vanno perduti qui, evidentemente, e sensus e sententia e non resta con queste premesse spazio per alcun genere di accettabile trasposizione.Non fa meglio, infatti, Sanesi nelle altre versioni, cui rimando i lettori interessati, a cominciare da quella d'esordio, "Death of a Naturalist". Chi, per fortuna, non rinuncia, nel suo impeccabile contributo, alla fedeltà filologica, e anzi riesce a coniugarla a una straordinaria felicità espressiva è Gilberto Sacerdoti. Felicissima mi sembra, in "Blackberry-Picking", la scelta dell'endecasillabo per rendere il pentametro giambico dell'originale. Attenendosi alla lettera del testo, Sacerdoti ci restituisce una metafrasi esemplare che oltre a rendere giustizia ali 'arte del poeta irlandese offre la misura della sua maestria stilistica. Così anche, e mi dispiace non potermi soffermare sulle altre versioni, nella splendida "The Wife's Tale" ("Il racconto della moglie") in cui la perizia poetica del traduttore ha modo di dispiegarsi in tutta la sua pienezza nel ricreare con maestria oltre a luoghi, persone, momenti particolari, anche il tratto più ineffabile del componimento, quel contrappunto fra il tono colloquiale del discorso diretto, così particolare, quasi gergale dell'uomo e dell 'ancor più irriducibile e evanescente, sommesso e amoroso, svolgersi dello stream della donna. Dobbiamo essere grati a Sacerdoti, lui sì, concordo con Marenco, "elegantissimo". Grati alla sua sensibilità linguistica per averci restituito convenientemente e ritmo e timbro e musica e risonanze ed echi (non è poi questo il compito del traduttore?) della poesia di Heaney, per aver ricreato "la musica di quel che (vi) accade". Sono le versioni di Sacerdoti, insieme a quelle di Francesca Romana Paci, che vogliamo tenere a mente. Paci ha, rispetto ai colleghi, una familiarità di più lunga data con le cose d'Irlanda, e si sottomette alla severa disciplina dello scrupolo filologico restituendoci delle versioni precise e appaganti. L'esempio di Paci e Sacerdoti può servire a ricordare con estrema chiarezza a chi ama la poesia che se principio fondamentale della responsabilità del poeta è la fedeltà alla lingua, è evidente che da tale fedeltà - e non si intende qui stolida e fredda e impossibile equazione di due lingue - non può essere in alcun modo dispensato il traduttore. Anche sulle spalle di chi si sobbarca l'ingrato e allo stesso tempo esaltante onere della traduzione ricade quella responsabilità prima di cui, secondo Josif Brodskij, è investito il poeta. Chi traduce infatti, come il poeta, lavora per "quel dizionario della lingua( ...) la cui funzione è di far diventare chi verrà dopo di noi più consapevole di quel che gli accade, impedendogli di cadere nella vecchia trappola, rendendolo così in un certo modo più libero" (J. Brodskij, On Grief and Reason, 33).

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