Linea d'ombra - anno XV - n. 121 - gennaio 1997

I LIMITI ANNOSI DELLALINGUA SULLATRADUZIONEPOETICA Gianni Pillonca L'arte è collaborazione, diceva John Millington Synge, con la coscienza che gli derivava dall'essere al doloroso incrocio di due culture in conflitto. Si riferiva, il drammaturgo irlandese, non solo all'arte teatrale ma anche a quel processo su cui molte delle sue opere sono fondate e che attiene al recupero, a partire dalla lingua, di una tradizione, quella gaelica, ai suoi tempi quasi cancellata. In questo senso, Synge avrebbe potuto far proprio il punto di vista di Gianfranco Polena, il quale sosteneva di preferire il bisticcio traduzione=tradizione ali' abusato "proverbio paronomastico traduttore=traditore". Lo spirito di collaborazione proposto da Synge mi aspettavo animasse la squadra di specialisti che si era assunta il compito, dopo il conferimento del Nobel al poeta, di articolare una silloge dell'opera di Seamus Heaney (Poesie scelte, a cura di R. Sanesi, trad. di R. Sanesi, G. Sacerdoti, N. Fusini, F.R. Paci, Marcos y Marcos, 1996, lire 24.000). Dalla recensione di Marenco sull'Indice (marzo, 1996), avevo ricavato la certezza che l'impresa fosse andata a buon fine: "accorte" vi erano definite le versioni di Sanesi, "sensibili e accese" quelle di Fusini, "elegantissime", quelle di Sacerdoti. Per verificare questo giudizio non mi soffermerò sulle scelte strutturali dell'antologia né sull'introduzione del curatore e dedicherò quanto segue a un esame delle traduzioni. Di solito, tale genere di commento viene relegato ai margini della recensione e questa è forse una delle ragioni che rendono urgente una discussione sul derelitto stato della pratica traduttoria e sulla scarsa considerazione in cui viene tenuta la problematica a essa associata. Per quanto riguarda temi e ambiti del1'opera di Heaney, i lettori di "Linea d'ombra" hanno avuto modo dal 1989 a oggi di accostarvisi in più di un'occasione e a quei numeri (42/1989, 74/1992, 99/1994, 109/1995) rinvio gli interessati. Scorrendo l'indice dell'antologia, sono stato subito attratto da uno dei componimenti più memorabili del poeta, "Exposure", che chiude magistralmente North, raccolta del 1975. La resa del titolo - "Esposizione" - mi lascia perplesso perché non coglie la connessione intertestuale con la poesia omonima di Wilfred Owen e con il senso di "messa a nudo" cui il termine inglese rimanda. Io credo che Heaney abbia qui presenti i noti versi di Czeslaw Milosz in "Ars Poetica?": "Nella stessa essenza della poesia c'è un che di sconveniente:/ qualcosa è tratto fuori che non sapevamo di avere in noi/ e così chiudiamo gli occhi, come se una tigre fosse balzata fuori/ e stesse alla luce sferzando la coda". Leggo i versi e le mie perplessità aumentano. Non tanto per alcune non necessarie inversioni ("A comet that was lost/ should be visible at sunset": "Una cometa dispersa/ al traSeomusHeoney.FotoAlainNogues/Sygma/G Neri. monto dovrebbe vedersi") quanto per scelte che finiscono per offrire il fianco a una facile ironia come in "simili a bacche e cacchi di rosa lucenti" ("like a glimmer of haws and rose-hips") Ma il vero punto dolente è ali' ottava quartina. Che contiene the heart of the matter del componimento: quella parola composta - wood-kerne - che potrebbe essere a ragione indicata come il "modello" della lirica, in senso riffaterriano. Vale la pena di citare i sette versi in questione: "I am neither internee nor informer;/ An inner émigré, grown long-haired/ And thoughtful; a wood-kerne/ Escaped from the massacre,/ Taking protective colouring/ From bole and bark, feeling/ Every wind that blows;". Così resi da Nadia Fusini: "Non sono né internato, né spia;/ ma un emigrato interno, i capelli cresciuti/ lunghi e pensoso; un frutto del bosco/ scampato al massacro, che dal fusto/ e dalla corteccia protetto/ prende colore, e sente/ ogni colpo di vento". Appare difficilmente giustificabile, quel "frutto del bosco" per "wood-kerne". La traduttrice non è stata neppure messa sull'avviso dai versi che seguono. È possibile che, nella fretta, abbia scambiato kerne con kernel (nocciolo, gheriglio) e non trovandolo appropriato abbia, con azzardo metonimico, optato per frutto. Spezzando

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