40 DALMOZAMBICO/COUTO Mia Couto DELLASONNAMBULIA Incontro con Marco Nifantani Mia Cauto, nella Terra Sonnambula, il libro che uscirà prossimamente in Italia, confluiscono una grande quantità cli storie che sono però riconducibili a un'unica grande storia. Come la sintetizzeresti? Bene, credo che sia sostanzialmente la storia della ricerca di identità di una terra attraverso il viaggio intrapreso per sfuggire alla gue1Ta. In questo viaggio il protagonista va comprendendo che questo paese, il Mozambico, è un paese fatto di tanti pezzi giustapposti e solo sulla base della creatività, dell'invenzione è possibile ricostituire un ritratto unitario della sua essenza. Ogni volta che egli percorre la strada, egli viaggia; ogni volta che sogna, continua e arricchisce il proprio viaggio e questa dislocazione del viaggiante e del viaggio stesso mostra come questa ricerca di identità sia fatta di invenzioni. È una scoperta di molteplici storie dentro le quali va scoprendo se stesso e al tempo si va perdendo in esse. Non è un libro sulla guerra per esempio; non ho voluto fare un libro sulla guerra, perché la guerra è stata un pretesto che ha fatto emergere il Mozambico più profondo, la guerra ha minato lo stato, ha minato i meccanismi sociali di controllo, lasciando riemergere con più verità la cultura più profonda di questo paese. Questo paese ha vissuto molte guerre negli ultimi trent'anni, che coincidono con la tua adolescenza e la tua maturità. Qual è stata la tua personale esperienza della guerra? Certamente la mia infanzia e la mia adolescenza sono state occupate dalla guerra d'indipendenza del paese conclusasi nel 1975, a cui segue una breve pausa prima della guerra con la Rhodesia che è però una guerra classica. Il grande cambiamento avviene nel 1979, quando inizia la guerra con la Renamo, che è una guerra di cui non è possibile dare una definizione in tem1ini convenzionali. È una specie di apocalisse che non ha obiettivi politici determinati e che fa a pezzi le nostre convinzioni e le nostre certezze. È stata una specie di guerra totale che impediva di uscire dalle città e generava un senso di impotenza, per il fatto di non sapere contro chi lottare. Non erano in gioco obiettivi politici, che pure c'erano, ovviamente, ma era come se qualcosa di più grande stesse accadendo, come se si trattasse di una lotta contro lo stesso Mozambico. Viaggiando in questo paese mi ha colpito molto la tanta crudeltà che ha portato con sé, una sorta di guerra civile con in più il totale disprezzo per la vita umana e per la popolazione incolpevole. Questa è stata una guerra contro la vita, contro qualsiasi cosa si muovesse e nonostante io creda che ciò non spieghi la crudeità di quanto è successo, ritengo che ci sia un motivo profondo. I principali individui che combatterono in questa guerra, che uccisero e furono uccisi, sono di fatto gli stessi individui che erano stati emarginati ai tempi della colonia e che hanno continuato a essere emarginati anche con l'indipendenza, gente che apparteneva a un mondo rurale profondo che non ha mai avuto accesso alla modernità. Per questo, per esempio, gli assalti agli autobus o ai tanti convogli che uscivano scortati dalle città risultavano essere simbolicamente un attacco al mondo della modernità che li aveva sempre emarginati, ovvero a quel mondo urbano con il quale c'è sempre stata una profonda incomunicabilità. Questo credo sia uno dei motivi della tanta violenza che ha scosso questo paese. Dopodiché credo anche che ci furono errori grandi da parte del partito della Frelimo, relativi a una sottovalutazione dei valori tradizionali che furono bollati come espressione di un mondo feudale, passato, superstizioso, oscurantista. Questa è una terra dove il sessanta percento della popolazione è musulmana, dove permangono culture e mentalità religiose tradizionali che sono state violentate anche negli anni del governo frelimista. Nel libro credo che si possa individuare, e mi perdonerai la superficialità, un filone cli lettura ricollegabile alla psicanalisi nella ricerca di un'identità tanto individuale quanto collettiva tra un padre castratore e perduto, ma da recuperare nel suo sign1j1catopotenziale, e una madre e un mondo femminile accogliente e che introduce forze irrazionali nel proprio destino. In che misura ti pare praticabile questa ipotesi interpretativa e quali sono i tuoi legami con la psicoanalisi? Nella mia adolescenza l'incontro con la psicanalisi è stato fondamentale e di fatto i miei studi successivi sono stati improntati al traguardo di una professione medica come psichiatra e psicanalista finché mi sono scontrato con una serie di presupposti che non condividevo e che mi hanno allontanato dal mio obiettivo. Posso dire che oggi non condivido molti dei presupposti da cui parte la psicanalisi, soprattutto se applicati alla realtà mozambicana dove, per esempio, la famiglia come istituzione è qualcosa di assai più socializzato di quanto non sia secondo il classico triangolo psicanalitico. Qui i bambini entrano in un mondo dove è importantissima la presenza degli zii e di altre figure parentali, entrano in un ·mondo allargato, una famiglia allargata che cambia radicalmente i ruoli e la loro rilevanza. Di fatto nel tuo libro ogni personaggio sembra comunicare oltre che con questo mondo allargato della realtà sociale anche con un mondo soprannaturale dentro il quale intervengono gli ancestri e in definitiva quel mondo che è.forse possibile indicare come "animista" e tradizionale. Che tipo di interpretazione hai voluto dare di queste significanze nel tuo romanzo? La religione o le religioni africane del Mozambico sono molto parzialmente definibili come "animiste", innanzitutto perché contemplano un concetto di divinità creatrice che è la ragione della esistenza delle cose e delle persone, anche se poi la divinità è assolutamente occulta, non si manifesta e non comunica con gli esseri creati. E questo vale tanto per i Bantu che per gli Shona e le altre etnie nere del Mozambico. Dopodiché uno dei concetti attraverso i quali io credo che possa e debba essere inteso il mondo e l'identità stessa mozambicana è il concetto di meticciato. Ovvero ogni abitante sia esso bianco, meticcio o nero nasce in ~macultura parziale che è quella del suo gruppo etnico e culturale, ma per accedere a una piena "mozambicanità" deve operare un salto che lo ricongiunga con le altre eredità culturali presenti
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