Linea d'ombra - anno XV - n. 121 - gennaio 1997

scienza di un gioco dentro il quale non c'è nulla da guadagnare. Tornato a casa, dopo aver perso la fidanzata, parecchi chili e il poco terreno, si sforza di far capire ai vari "compadres", ai vari amici, che in quella guerra di eroismo ce n'è poco e dove c'è è un eroismo fin troppo cinico, sanguinario, cieco e che in fondo il vero eroe è proprio lui, che la guerra l'ha rifiutata perché non lo portava che alla fossa. Terra sonnambula Di questi uomini colpiti dalla guerra, di quelli che si credevano eroi perché così gli era stato detto di credere, per aver individuato un nemico da annichilire, e sono ora privati di un arto, seriamente mutilati, ne ho incontrati alcuni in un villaggio a un paio d'ore da Maputo. In macchina, il primo, il capitano con la protesi applicatagli nella Germania del l'Est, mi parla in spagnolo ricordando che i suoi istruttori di guerra erano cubani, gente che ha subito legato con la popolazione, dice, ma che non ha mai imparato la lingua, aggiunge. Ora è il segretario del l'Associazione dei reduci e dei mutilati di guerra ed è un ragazzone serio, alto e robusto che potrebbe pure essere cubano, che parla misurando le parole e con ciò anche l'interlocutore. Andiamo insieme all'inaugurazione di uno spaccio-emporio in piena campagna gestito direttamente da due ex combattenti frelimisti, anch'essi mutilati, e sostenuto dal Cosv che in questa area ha messo in piedi molti di questi miniprogetti per la riabilitazione alla vita civile degli ex combattenti delle due formazioni. Chiede dell'Italia, compara, racconta come si uccide un uomo, il capo degli avversari, se questo non si decide a collaborare, si interroga quanto noi che gli facciamo domande sul futuro del paese. Quando arriviamo sul posto troviamo un piccolo edificio con una scorta parziale di alimenti e bevande pronti a essere venduti sul bancone di mattoni. Fuori siedono in circolo attorno a un 'acacia i vecchi del paese. Chiacchierano passandosi ritualmente una bevanda forte che somiglia alla nostra grappa. Festeggiano i due che si accingono a iniziare una nuova attività e una nuova vita, si felicitano con loro e si raccontano nella loro lingua episodi della guerra che finalmente è finita. Se è possibile giudicare della serenità delle persone, sono persone serene quelle che siedono in circolo a festeggiare i figli scampati alla guerra attorno all'albero che li ripara dal sole, tra risate improvvise e riprese di un dialogo arrochito. Si alzano solo per sentire il discorso dell'amministratore locale che redarguisce con energia i due prossimi gestori, ricordando loro che è un 'attività economica quella che si apprestano a gestire e con criteri economici va gestita, lungi dal concepirla come una sorta di mutuo soccorso per parenti e familiari, a cui pure vanno i duri avvertimenti dell'amministratore. Dopo averlo applaudito, approvandone il buon senso, tornano a sedersi in circolo attorno all'albero, ricordandoci che loro su questa terra sono vissuti anche in tempo di guerra e che prima dovevano farsi chilometri a piedi per rifornirsi delle poche provviste necessarie a sfamare la famiglia. A pochi chilometri dal nuovo emporio visitiamo una comunità zootecnica dove dovrà iniziare un corso per la specializzazione di altri ex guerriglieri questa volta renamisti. Percorriamo il sentiero che taglia a metà la tenuta, mentre il capitano racconta aneddoti della guerra passata, alternadoli a domande sul mondo del benessere. Quando ci fermiamo nello spiazzo davanti agli uffici dell'azienda, ci troviamo di fronte una fila di una decina di uomini, vestiti umilmente, che se ne stanno come tanti bambini con le mani in mano e gli occhi imbarazzati di fronte a quella DALMOZAMBICO/NIFANTANI 39 Maqueze,Mozambico.FotoUnkel/Saba/Rea/Contrasto macchina che giunge niente di meno che da Maputo. Penso a quelle braccia poderose che fino a poco tempo fa imbracciavano armi: probabilmente molti di loro avranno ucciso altri uomini per non morire. Ora se ne stanno spaesati e intimiditi ad attendere che qualcuno gli spieghi come iniziare una nuova vita, come tornare a lavorare i campi man mano che le mine verranno disinnescate. Il veterinario dà le ultime disposizioni sul1'inizio dei corsi, gli uomini si guardano negli occhi con un malcelato timore e un gesto d'intesa. È una splendida giornata di sole invernale. Quando torniamo a Maputo è già sera. Le strade sono piene di gente che dà l'assalto ai piccoli furgoncini che garantiscono il trasporto in questa come in tante altre città del Terzo mondo. C'è un grande clamore di voci per le strade, stridore di frenate, riverbero di luci e di fari. L'avenida Eduardo Moldlane è piena di gente, di ragazzi che giocano e gridano prima di rientrare nelle case per cena. Si rincorrono magrissimi e agili per le strade sporche, si agitano nei capannelli alle fermate dei pochissimi bus in servizio per poi prenderli per primi d'assalto, vendono chewin-gum, si inventano parcheggiatori per le poche macchine circolanti, giocano a pallone nelle strade e nei campi organizzati per accogliere i "meninhos de rua" di oggi e di domani.

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