TERRASONNAMBULA UNA SOCIETÀIN RICOSTRUZIONE I BAMBINI DELMOZAMBICO MarcoN if antani Nyerere e Nelson se ne stanno a terra mettendo ordine tra le monete e le collane che girovagando portano con sé. Nelson dispone le monete, vecchi reis portoghesi delle fine del secolo scorso che qui sono spesso offerte ai turisti e costituiscono l'unico souvenir possibile. Le conta e le riconta con attenzione e poi le dispone in due distinti gruppi a seconda della grandezza e della pesantezza. Nyerere infila piccoli anelli fatti di detriti del mare colorati, lungo il filo che tira fuori dalle tasche. Alla fine ha creato una piccola collana variopinta che probabilmente non venderà perché i turisti, qui, sono ancora un oggetto di curiosità per gli indigeni. Stanno disposti uno di fronte all'altro, Nelson e Nyerere, con le gambe aperte come un compasso e il busto lievemente inclinato in avanti. Tra un'operazione e l'altra le gambe si avvicinano e passano a formare un 'unica figura, una specie di cerchio che si va componendo e scomponendo coi movimenti bruschi della loro giovinezza. Sullo sconnesso tracciato dei viali dell'Hotel Posada de Mozambique, un impietrato alla portoghese bianco e nero, accanto alle aiuole ridotte a terreno da seminativo, con le zolle nere disordinate e dimenticate, passa con insistenza una vecchia Honda con la marmitta fumante. Funge da scuola di guida per la ragazza che tiene il manubrio con apprensione almeno pari a quella del ragazzo sul sellino con le mani appoggiate ai fianchi dalla ragazza e l'aria felice. La balaustrata in marmo accanto a cui passa con grazia la giovane coppia è quasi completamente divelta così come i lampioni che illuminavano l'entrata dell'hotel e in parte i pini che la segnalavano dal mare. A giudicare dall'apprensione, chissà se il ragazzo innamorato si lascerà portare a spasso dalla sua desiderata compagna per tutto il perimetro della Ilha de Moçambique. Avamposto persiano e arabo, centro dei commerci indiani, toccata prima da quell'infelice viaggiatore che fu Pedro de Covilhan, morto nell'impenetrabile impero del Prete Gianni, dopo averlo raggiunto, "scoperta" poi nel 1498 Vasco de Gama dopo aver già attraccato sulla costa mozambicana ali 'altezza di Quelimane, la popolazione dell'isola è come allora mescolata di sangue arabo e africano, in larga parte permeata dalla religione musulmana, addentellato importante dell'antica cultura swahili della costa orientale africana. Oggi la statua del navigatore portoghese, rigorosamente tranciata ali' altezza del polpaccio nel 1975, data dell'indipendenza portoghese dalla madrepatria, giace supinamente in uno dei capannoni del vecchio porto, ma già in procinto di essere di nuovo issato sul piedistallo, così come via libera è stata data, dopo le recenti elezioni, agli investimenti europei e sudafricani. L'isola di Mozambico è stata di volta in volta mercato d'oro, d'avorio e di schiavi e su questi ha costruito la sua considerevole fortuna. Alla fine del Settecento,vinti i tentativi espansionistici olandesi e francesi nell'area, il commercio di schiavi è la maggiore fonte di lucro per i suoi abitanti, in non piccola parte mercanti arabi o indiani o portoghesi e nella stragrande maggioranza schiavi africani di passaggio per lo più verso il Brasile. Agli inizi dell'Ottocento la sua importanza è divenuta tale che si decide di farne capitale autonoma dei domini portoghesi nell'attuale Mozambico, staccandola così dal controllo dei viceré di Goa. A quel tempo gli schiavi accalcati nell'isola erano all'incirca seimila. Oggi l'isola ha un numero pressoché pari di abitanti, otto-nove mila persone considerando coloro che sono fuggiti dalla terraferma negli anni della guerriglia delle formazioni della Renamo contro il governo marxista frelimista. Dal suo porto pa1tivano i galeoni dei negrieri po1toghesi diretti ali' altro lato dell'Atlantico e al ritorno da ogni viaggio l'isola si arricchiva sempre più; nell'Ottocento, in epoca di ufficiale proibizione dello schiavismo, l'isola degli schiavisti si arricchisce di una straordinaria architettura. A risplendere per ricchezza e sfarzo sono i conventi dei gesuiti e dei domenicani. Finché a questi si sovrappone l'autorità civile; il collegio gesuitico viene espropriato, sulla piazza affacciata sul mare sorge la sede del governatore, tutt'attorno le case dei dignitari e dei funzionari portoghesi, le rappresentanze diplomatiche delle principali corti europee, gli empori delle facoltose famiglie mercantili indiane. La piazza si abbellisce di statue e giardini, il molo si affaccia imponente verso la terraferma ad attendere i visitatori. È l'inizio di una breve ma magnifica età dell'oro, del l'espansione del porto e dei fondachi delle compagnie mercantili sulla base dei rapporti con l'interno dove i regni afroislamici della costa sono gli intermediari nella caccia e raccolta degli schiavi neri. La struttura sociale della valle dello Zambesi e delle immediate vicinanze ne esce completamente trasformata, rafforzata la struttura dei regni militari dell'interno dediti alla vendita degli schiavi. Oggi la piazza è ridotta a una specie di terrapieno incolto, con le statue divelte e l'acciottolato coperto di erbe e sterpaglia a dispetto degli sforzi delle brigate volontarie organizzate dal partito unico frelimista che mantenevano ali 'isola una sua pur poverissima pulizia e di-
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