nell'ottobre 1961. Con la differenza che tra le vittime di Charonne c'erano alcuni francesi e i media avevano parlato, per l'altra silenzio assoluto. Così ho cercato i testimoni, spulciato la stampa, consultato i giornali clandestini alla biblioteca nazionale. Sino al colpo di fortuna. All'indomani del massacro l'Fln algerino, inorridito, aveva chiesto ai superstiti di scrivere delle testimonianze. E gli operai hanno scritto: i semianalfabeti con lettere alte cinque centimetri, gli analfabeti si affidavano a una sola persona, ormai riconoscevo la grafia: Siamo arrivati di là e siamo entrati nel metro, siamo stati pestati a sangue, portati via, alcuni uccisi. Raccontano di amici impiccati al Bois de Yincennes, affogati in grandi vasche già preparate nelle cantine dei commissariati, cose orribili, orribili. Ho avuto accesso a centinaia di queste lettere, ecco come ho trovato il materiale per scrivere. Dunque il poliziesco o il romanzo di genere sembrano ormai l'unico modo di rappresentazione del reale... Ho l'impressione che, storicamente, il poliziesco - ma preferisco il termine roman noir - appaia in seguito alle grandi catastrofi. Nasce negli anni venti dopo il massacro, la grande frattura del secolo e la diffidenza nei confronti del progresso che, si scopre di colpo, porta anche questo. E arrivano Hammett e Chandler. La prima grande scuola veramente popolare, pubblicata dalle riviste prima di entrare in libreria, con autori stroncati in vita. Hammett, detective privato a metà tisico, che aveva anche represso gli scioperi; Chandler, l'erede di una famiglia di petrolieri fallita; gente alla.fine della corsa, che ha trovato una via d'uscita nella letteratura. Il roman noir rinasce puntualmente: dopo la seconda guerra mondiale (la Série noire esordisce nel 1945); dopo il 1968 con Jean Patrick Manchette e Jean Yautrin; dopo il 1989-1990 con il crollo dei muri e il mondo che conosciamo ... Se guardiamo il secolo in questo modo, il roman noir è in effervescenza sui fatti d'attualità dopo sconvolgimenti e catastrofi. Questo punto di vista è rafforzato da un parallelo con la storia della letteratura contemporanea: ogni momento forte del poliziesco coincide con il divieto del romanzo da parte delle scuole del- )'epoca: i surrealisti negli anni venti; gli esistenzialisti nel 1945; gli strutturalisti e "Tel Quel" nel 1968. Oggi, per la verità, numerosi scrittori francesi si riconciliano con il romanzo, con la fiction e sono affascinati dalla vitalità del genere. È stato Manchette a compiere il miracolo e inserire gli autoriji·ancesi nella Série noire? È quello che credevo anch'io: nel 1945 pubblicano soprattutto americani e inglesi presentati come americani. Ma ci sono anche francesi che prendono nomi statunitensi: Terry Stewart, in realtà Serge Arcouet, un grande autore che nessuno ha letto; Jean Meckert, pseudonimo di Jean Amila, scrittore immenso, che rappresenta una sorta diji/ rouge fra gli anni quaranta e gli anni settanta e del quale non è stata valutata l'importanza. Quando arriva Manchette, però, è il terremoto: utilizza le tecniche narrative dello strutturalismo, del nouveau roman al servizio di una trama poliziesca e marxista. Riesce a comporre un'alchimia che avrebbe tutte le probabilità di non riuscire: storia, sociologia, cronaca, pubblicità, graffiti sui muri. È a partire da Manchette che alcuni autori raggiungono un equilibrio costruito attraverso la forma del roman noir come supporto a tutti questi strati, questi ingredienti. La scrittura di Manchette ha dimostrato la possibilità di fare letteratura, di fare da cassa di risonanza del mondo e contemporaneamente essere utili, tutto in un solo genere letterario. INCONTRI/DAENINCKX 25 L'obiettivo, dunque, era - ed è in qualche caso - di creare una generazione di lettori di sinistra? Non so, lo si può sognare. C'è un momento in cui si può essere così ingenui, io stesso lo sono stato, forse anche Manchette. Forse meno come percorso politico. Poi l'ambizione diventa più modesta. È sufficiente riuscire attraverso il romanzo - senza mai abbassare la guardia sulla letteratura, sullo stile, sulla struttura narrativa - a rendere un poco più leggibile il mondo, in cui ci si trova, niente di più. Dunque la scrittura non è ancora un linguaggio postumo. C'è un gioco di parole francese: résistere/ri-exister . .1 Siamo sotto la pressione dei media, bombardati da un'informazione già morta quando ci raggiunge. Siamo la prima generazione a vivere le pulsazioni del mondo in tempo reale e ad annullarle contemporaneamente. Provoca una totale insoddisfazione. Ho l'impressione che la letteratura rappresenti il solo spazio per avere presa sul tempo che scorre dietro di noi, riuscire ad analizzarlo, ad aggregarlo al presente. È l'unico luogo che restituisce al tempo la sua densità, mentre la nostra società non smette di dirci o farci credere che il passato non ha più importanza di un flash alla radio o un'immagine alla Tv. La carneficina di Srebrenica vale 8.8. che parla delle piccole foche: non ci sono fatti che pesino nel secolo più di altri, le gerarchie vengono confuse. E la letteratura è il solo luogo in cui sia possibile ristabilirle: lo scrittore può fermare il tempo perché il passato possa fare il suo lavoro nel presente. È la condizione per continuare a vivere nella civiltà: riflettere sempre su ciò che accade per impedire al peggio di accadere. Non è la missione della letteratura, forse, ma il suo compito è quello. Come lavora? All'inizio c'è una trama che si costruisce attorno a un luogo significativo. Non è mai un fatto estetico, è necessario che abbia una storia. Vado sul posto, rimango due-tre settimane, mi impregno della vita, dell'atmosfera e leggo i libri di storia, geografia, i giornali locali. Dopo le ricerche lascio che tutto sedimenti nella mia testa. li libro si organizza e passo alla scrittura quando posso padroneggiarla virtualmente. La struttura dei suoi noir sembra piuttosto classica: crimine I inchiesta I.falsa pista I nuova pista I soluzione del caso ... ln effetti il rispetto di questo classicismo, di questa architettura, permette di superare una quantità di preoccupazioni e concentrarsi su ciò che è essenziale. Le inchieste sulla Storia sono rese possibili dalla storia dell'inchiesta. Un'opinione sul pulp di Tarantino e derivati? Tarantino fa pensare al francese tartiner, spalmare tartine. La pulpe è pasta di tartine, appunto: on tartine la pdte, on tarantine le pulp!4 Note I) In italiano ha pubblicato: per Granata press La morte non dimentica nessuno e Zapping; per Donzelli Ojj' limits e Playback; per Mondadori A futura memoria, A.A.A. Afjillasi e la Luce nera; per Sonda Il gallo di Tigali e La festa della mamma. 2) Leder des ders ( 1984), Gallimard Folio 1995. 3) Resistere/ri-esistere. 4) Spalmiamo la pasta, tarantiniamo il pulp!
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==