Linea d'ombra - anno XV - n. 121 - gennaio 1997

Carlos Drummond de Andrade RACCONTI a cura di Danilo Manera Carlos Drummond de Andrade, il piLìgrande poeta contemporaneo brasiliano, nasce a ltabira, nello stato di Minas Gerais, il 31 offobre 1902 e muore il 17 agosto 1987, a Rio de Janeiro. Partecipa al movimento lefferario modernista, crea "A Revista", prima pubblicazione modernista mineira e nel 1928 pubblica alcuni poemi sulla "Revista de Antropofagia di Séio Paulo". Caporedatlore del "Diario de Minas", collabora anche a numerose riviste di Rio. Dal 1954 al 1968 sul "Correio da Manhéi" sotto il titolo di Jmagens scrive brevi cronache sulla vita cittadina, sul mondo, sufi' uomo. Continua poi la collaborazione al ".Jornal do Brasi/" con cronache quotidiane fino al 1984. Queste cronache sono raccolte e pubblicate in vari libri.fra questi: Fala, amendoeira (1957), Cadeira de balanço ( 1966), Os dias lindos ( I 977), Boca de luar (1984 ), Moça deitada na grama (1987). Carlos Drummond de Andrade ha attraversato il suo tempo spesso complesso, tragico e convulso facendo della lefferatura una condizione di vita, come scandaglio per giungere alla conoscenza di sé. Speffatore e affare del dramma esistenziale, si interroga sul sign(f,cato della vita, la vive, la sojji·e, la spia, spesso con ironia e umorismo, sempre con tenerezza e profonda umanità, che giunge al cuore stesso delle cose. Carlos Drummond de Andrade ha defto di sé: "Affualmente la maggioranza delle opinioni èfavorevole alla mia poesia, e direi persino che alcune volte vi è un eccesso di benevolenza rispeffo alla mia opera. Non ho la pretesa di essere maestro in nulla, e conosco i miei limiti. Dopo aver praticato la letteratura per piLìdi sessant'anni, pubblicando sedici libri di prosa e venticinque di poesia, non coltivo illusioni, ma continuo a credere con immutato fervore nella bellezza della parola e nel testo elaborato con arte". "Cosa c'è di più importante nella lefferatura? È la vicinanza, la comunione che stabiliscefi·a gli esseri umani, anche a distanza, anche ji-a morti e vivi. Siamo contemporanei di Shakespeare e di Virgilio. Siamo loro amici personali." Nelle sue cronache, lungo alcuni decenni, con lirismo, emozione, tolleranza e talvolta malinconia.fa rivivere i piccoli faffi del quotidiano con sguardo comico o drammatico, critico osarcastico, ironico o malinconico. Tra le varie raccolte cli poesia: Sentimento do mundo (1940), A rosa do povo (1945), Poesia até agora (1948), Poemas (1959), Antologia poética ( 1962), Boitempo ( 1968), Amar se aprende amando ( /985). In ltci/ia: Poesie, Einaudi 1987. TARECO,BADECOE I RAGAZZINI Carlos Drummond de Andrade Sette di mattina, l'uomo è nel suo campo, al lavoro. li campo è una piccola scrivania, che ti costringe sempre a tirar fuori qualcosa dalla testa e dal cuore, per metterla sulla carta. Il telefono suona. Una vocina di cinque anni, femminile, chiede chi parla. Lui dice il numero. Lei chiede il nome. "Tareco" è il nome che gli viene, per scherzo. "E il tuo, qual è?" "Glàucia Regina." "Cosa vuoi, Glàucia Regina?" "Chiacchierare. Stai bene, Tareco?" "Più o meno, Glaucinha. E tu?" "Bene. Aspetta un attimo, mio fratello ti vuole parlare." La voce del fratello, modo di fare di un due anni più grande, già arriva informata. "Ciao Tareco. Io sono Aldo Roberto." "Buon giorno, Aldo Roberto. Come va, tutto bene?" "Bene, Tareco." "Che cosa vuoi?" "Io? Niente. Chiacchierare con te." "Chiacchierare su cosa?" "Su niente. Chiacchierare." "Qualcuno ti ha detto di telefonarmi?" "No. Ho ape1to la rubrica, ho trovato questo numero, Glaucinha l'ha fatto. Ci piace giocare così." "Bene, Aldo Roberto, adesso ho un po' da fare. Riattacco. Scusa,eh?" "Va bene. Ciao, Tareco." Mezz'ora dopo - l'uomo sta continuando il suo lavoro - un 'altra volta Glàucia Regina al telefono. "Tareco?" "No. Adesso è Badeco" l'uomo improvvisa. "Tareco è andato via." "Dov'è andato?" "È diventato un pallone e se ne è volato via. È salito, è salito, poi è scoppiato." "E poi?" "Poi i pezzettini sono diventati una scarpa destra, e la scarpa è caduta sotto la pitangueira." "Così non cresce più!" "E sì, una scarpa non cresce; si appiattisce." "Diventa più piccola. La mia ha preso la pioggia e si è rimpiccolita. 'spetta un momento, mio fratello ti vuole parlare." È la volta di Aldo Roberto: "Tareco-Badeco? Mia sorella mi ha detto che uno di voi se ne è andato ed è diventato non so cosa, è vero?" "Sì, ma chi? Perché non vai in spiaggia, ragazzino?" "Ci vado. Anche tu ci vai?" "Oggi non posso. Domenica prossima." "Allora va bene. Domenica prossima ti incontro là. Senti, io ci vado con un costume azzurro." "Ok"

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