Linea d'ombra - anno XV - n. 121 - gennaio 1997

ARRIVARED~NZANDO ALLALIBERTA DELLCAAPOEIRA Lang Liu Lang Liu, nata a Montreal nel 1971, è antropologa. Vive e lavora tra Ottawa e Toronto, nel campo dell'assistenza sociale. Si occupa delle più varie espressioni del corpo e di danza moderna. In questo ambito ha sviluppato il suo interesse per la capoeira, che lei stessa pratica. Nicola Lux è nato a Milano nel 1966. Nel settembre 1996 ha fatto un viaggio-reportage tra le principali scuole di capoeira brasiliane. Queste fotografie sono state scattate nel collegio dei salesiani di Belo Horizonte, nel Minas Gerais, e nel centro storico di Salvador, Bahia, il Pe/ourinho. Il suono del berimbau, insieme al pandeiro, all'atabaque, al réco-réco, ali' agogo e al caxixi, riecheggiano nell'aria ferma del mattino tropicale. Un gioco di capoeira è in procinto di cominciare. È una mattina come molte altre, in molte altre città brasiliane, come è stato per i secoli passati. Mentre i capoeiristas si radunano in circolo, il silenzio cala sugli spettatori. Finalmente, le prime note della ladainha - tra litania e filastrocca - si diffondono dalle labbra del maestro. Tutti ascoltano con religiosa attenzione mentre viene cantata la storia dell'origine della capoeira. Le radici scorrono profonde, incise nella memoria della schiavitù, della repressione e della sofferenza. In qualche angolo delle loro brevi e brutali esistenze di lavoro forzato, questi africani di varia origine, riuniti insieme contro il loro volere, hanno trovato un'identità comune, al di là delle differenze di lingua e di costumi. Hanno creato una forma di espressione straordinaria per comunicare attraverso la musica e il movimento la loro dignità di esseri umani, la loro lotta per la libertà del corpo e dell'anima. Questo è la capoeira. Nei primi secoli la capoeira cominciò a diffondersi per tutto il Brasile, mentre le sue origini restavano un argomento di intenso dibattito. Si trattava senza dubbio di un 'arte marziale, vicina alla danza, l'espressione culturale della parte più povera, per la maggior parte nera, del popolo brasiliano. Nello stesso tempo, l'eredità passata da maestro ad allievo attraverso il tramandarsi orale di canzoni, di musica e di figure di movimento, lasciava spazio anche alla creatività individuale. Entrambe le forme di capoeira - regionale d'angola - connotate da due stili molto differenti, hanno fatto scuola. La capoeira d'angola, come suggerisce il nome, è molto più legata alla tradizione ricca e complessa delle sue radici africane. In opposizione, le classi sociali più alte, nate dalla mescolanza di discendenti europei, in particolare portoghesi, hanno cominciato a praticare negli ultimi decenni la più moderna capoeira regional, che si distingue per la velocità e i virtuosismi acrobatici. Nel cors'o della sua storia, non solo la capoeira è riuscita a sfuggire ai tentativi di sradicarla da parte delle autorità, ma ha continuato a prosperare e a espandersi all'estero, raggiungendo l'America del Nord e il vecchio continente. Forse perché offre una risposta alla sete spirituale ormai così evidente nel nostro mondo ipersviluppato, forse perché ci propone un viaggio nella profondità delle nostre origini, animali e divine, e ci aiuta a ritrovare quell'armonia con noi stessi che sembriamo aver dimenticato. Mentre le ultime parole della ladainha si vanno disperdendo, tutti gli occhi sono rivolti alla testa del cerchio. Lo struggente pianto del berimbau, variopinto strumento arcuato, comincia una nuova canzone - due uomini gli si inginocchiano ai piedi sfiorandone il legno con riverenza. I capoeiristas conoscono bene quella voce, che li esorta a prendere posto intorno alla ruota, che segna il ritmo e il tono della danza sollevando i corpi e gli animi affaticati. Quando il capoeirista fa il suo ingresso, lo sguardo non abbandona mai quello del compagno, dell'antagonista. È tutto una grazia sinuosa, di uomo e di animale. Le sue gambe, archi eleganti, cadono precise, la loro seducente bellezza ingannatrice ne maschera la forza fatale. Il lottatore sembra restare miracolosamente sospeso nell'aria, poi, all'improvviso, inaspettato, si capovolge in una velocissima capriola, scampando di un soffio i calci dell'avversario. Come l'acqua, accompagna scivolando ogni movimento dell'altro, provando, simulando le mosse. Se il suo sorriso è giocoso, qualcosa nei suoi occhi affilati ricorda lo sguardo acuto di un gatto. Questa è la malicia, lo spirito che garantisce la sopravvivenza nella ruota della capoeira, come nel mondo. Perché nella capoeira, come nel mondo, convivono il cameratismo e il pericolo, la cooperazione e la sfiducia, il paradosso e la tensione della vita. Il capoeirista che si sforza di dominare se stesso sa che attraverso il duro lavoro e la disciplina, insieme al sorriso e alla musica, gli si offre la promessa di trovare un giorno, anche solo per un momento, quell'istante in cui anima e corpo diventano una cosa sola - la promessa di trovare in quel jogo bonito, nel bel gioco, la libertà a cui aspira da sempre. Nel caldo polveroso si alzano gli echi delle risate e delle canzoni, ipnotizzando i lampi di pelle scura sugli abiti bianchi, sui bianchi sorrisi. L' atabaque batte sempre più veloce, il ritmo sembra sollevare la folla, trasportarla in un altro regno dove la gioia prende il posto del dolore. Gli spettatori sono senza fiato, quindi un sospiro di sollievo li percorre come un brivido mentre i capoeiristas si intrecciano brevemente per separarsi di nuovo. Le coppie si alternano, una dopo l'altra, nel pomeriggio che si tuffa nella sera. E poi, in un momento, è tutto finito. Ma ci saranno altre rodas, altri cerchi di capoeira. E, di nuovo, la musica riempirà l'aria delle sue note ridenti. Foto Nicola Lux.

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