12 GATTOPARDO/ESPOSITO Una lettera di ElioVittorini Milano, 2 luglio 1957 Egregio Tornasi, il Suo Gattopardo l'ho letto davvero con interesse e attenzione. Anche se come modi, tono, linguaggio e impostazione narrativa può apparire piuttosto vecchiotto, da fine Ottocento, il Suo è un libro molto serio e onesto, dove sincerità e impegno riescono a toccare il segno in momenti di acuta analisi psicologica, come nel cap. V [quello che sarà poi il VII, relativo alla morte del principe], forse il più convincente di tutto il romanzo. Tuttavia, devo dirLe la verità, esso non mi pare sufficientemente equilibrato nelle sue parti, e io credo che questo "squilibrio" sia dovuto ai due interessi, saggistico (storia, sociologia eccetera) e narrativo, che si incontrano e si scontrano nel libro con prevalenza, in gran parte, del primo sul secondo. Per più di una buona metà, per esempio, il romanzo rasenta la prolissità nel descrivere la giornata del "giovane signore" siciliano (la recita quotidiana del rosario, la passeggiata in giardino con il cane Bendicò, la cena a Villa Salina, il "salto" a Palermo dall'amante eccetera ...), mentre il resto finisce per risultare piuttosto schematico e affrettato. Voglio dire che seguendo passo passo il filo della storia di Don Fabrizio Salina, il libro non riesce a diventare (come vorrebbe) il racconto di un'epoca e, insieme, il racconto della decadenza di quell'epoca, ma piuttosto la descrizione delle reazioni psicologiche del Principe alle modificazioni politiche e sociali di quell'epoca. E in questo senso, per la verità, non mi sembrano letterariamente nuovi i rapporti di Don Fabrizio Salina col nipote "garibaldino" Tancredi o col rappresentante della "nuova classe" in ascesa, Don Calogero Sedara, o il matrimonio di Tancredi con Angelica, la figlia del Sedara eccetera ... Il linguaggio, più che le scene e le situazioni, mi pare riveli meglio, qua e là, il prevalente interesse saggistico-sociologico del romanzo. Mi permetto di citarLe qualche brano per maggior chiarezza." ... La parola snob era ignota in Sicilia nel 1860: ma così come prima di Koch esistevano i tubercolotici così in Sicilia ecc. ecc. Snob è contrario dell'invidioso ..." pag. 82. "Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate desiderio di morte ... La nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera e di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che volesse scrutare gli enigmi del nirvana ..." pag. 128, eccetera eccetera. Veda ancora, in proposito, il lungo colloquio di Don Fabrizio Salina con l'inviato piemontese Chevalley, da pag. 124 a pag. 133, e soprattutto i "discorsi" del Principe al piemontese. Queste, in definitiva, sono le mie impressioni di lettore e glieLe comunico pensando che, in qualche modo, potrebbero anche interessarLe. Per il resto, purtroppo, mi trovo nel!' assoluta impossibilità di prendere impegni o fare promesse, perché il programma dei "Gettoni" è ormai chiuso per almeno quattro anni. Ho già in riserva, accettati per la pubblicazione, una ventina di manoscritti che potranno uscire al ritmo di non più di quattro l'anno. Il manoscritto glieLo faccio avere in un plico a parte. Con i migliori saluti. Suo Elio Vittorini ElioVittorini.ArchivioEffigie Suggerisce, cioè, di stabilire con l'autore un rapporto che consenta una migliore messa a punto dell'opera garantendosene al contempo la prelazione, secondo una prassi per lui normale nell'ambito einaudiano, ma che non appare invece praticabile ai dirigenti della Mondadori, alieni, come ha scritto Ferretti, dai "laboriosi e complicati rapporti con gli autori nuovi" e insofferenti delle "incerte e lunghe pratiche sperimentali". L'ipotesi interlocutoria di Vittorini viene dunque scartata, ma non è a lui che si deve far carico del rifiuto, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto commerciale della questione, dato che almeno una delle schede di lettura parlava di "buona letteratura d'intrattenimento", e dunque faceva immaginare i possibili risvolti positivi dell'operazione, che pur restava da perfezionare. Su questo primo giudizio ha poi gettato la sua ombra, finendo non solo per oscurarlo ma per capovolgerlo, quello successivo, dato certo con maggiore cognizione di causa e in maniera più dettagliata e esplicita, ma altrettanto certamente deciso nel suo diniego. Dopo alcuni mesi, infatti, il libraio-editore palermitano Salvatore Fausto Flaccovio invia il dattiloscritto di Lampedusa direttamente a Vittorini, proponendolo per la collana dei "Gettoni"; Vittorini ne accusa ricevuta iI 16 aprile 1957, e risponde direttamente ali' autore in data 2 luglio 1957. La lettera riprodotta qui accanto non era priva di apprezzamenti, ma, come ha scritto Gioacchino Lanza Tornasi,' "Era il resoconto di una lettura attenta da parte di un intellettuale che, per la sua collocazione, era il meno adatto a recepirlo". Vale la pena di notare, al di là dei contenuti del discorso, la correttezza di Vittorini: il quale, ricordando i giudizi di lettura già espressi in sede mondadoriana e conoscendo dunque inanticipo il carattere del Gattopardo come del tutto difforme dal tipo di narrativa che egli cercava di promuovere, avrebbe potuto liquidare il discorso con le generiche frasi d'uso, magari appellandosi semplicemente alla sua oggettiva impossibilità di assumere nuovi impegni di pubblicazione. Erano infatti in corso precise trattative con l'editore per chiudere l'esperienza dei "Gettoni", e
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